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Vieni (dialogo di un siciliano con la sua coscienza)

VIENI 


Vieni anche se da tempo siamo litigati 
e poche volte ci siamo incontrati . 
Vieni, anche se sei il mio caro “IO”, 
che con la mente attenta osservo e spio. 
Vieni, con te voglio finalmente parlare, 
senza che nessuno ci possa ascoltare. 
Ti parlerò della miseria vestita di nobiltà, 
dell’uomo che vuole apparire ma che niente ha. 
Della boria spocchiosa dei professionisti, 
che, nella sostanza, sono degli uomini tristi. 
Di tutti i politici tronfi e saccenti siciliani, 
che fanno sempre i fatti loro a quattro mani. 
Della coscienza civica del popolo siciliano, 
omertoso, schivo e sempre pronto con la mano. 
Vieni, è da tanto che veramente ti aspetto, 
lo sai che per te io nutro un gran rispetto. 
Vieni, nel buio della mia pura coscienza, 
parlami con amore e riaccendi la speranza, 
di vedere i nostri figli giovani sistemati 
e non come adesso che sono solo sfruttati. 
Vieni, e spazza il modello americano importato, 
che lacrime e mani vuote ci ha lasciato. 
Vieni, a demolire tutto questo becero teatrino, 
dove solo lo spettatore è un emerito cretino! 
Vieni, a dissipare l’offesa alla intelligenza, 
ed a far parlare di nuovo la vecchia coscienza. 
Vieni, mentre il fiume scorre tranquillo nella notte 
e potremo finalmente dire insieme: “Chi se ne fotte !” 


Vittorio Banda 
07 Dicembre 2010 



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Poesia scritta il 14/01/2016 - 13:56
Da VITTORIO LUCIANO BANDA
Letta n.347 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


grazie

VITTORIO LUCIANO BANDA 19/01/2016 - 11:28

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Un'analisi solo apparentemente scanzonata e leggera, in verità molto amara e sofferta, dei mali della Sicilia (ma è lo stesso per l'Italia intera ) di cui a pagare lo scotto sono le categorie sociali più deboli ma soprattutto i giovani.Apprezzata.Buona serata.

Rosa Chiarini 14/01/2016 - 21:14

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