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Albert

Allibiti, i tuoi pari,
ti udirono spezzare lo spazio
e contrarre il tempo,
con la leggerezza di un angelo,
caduto qui, per squarciare il velo.
Dei fermi massimi sistemi
schiodasti i fondamenti, puro,
come il fulmine inatteso,
come il grido di un bambino.
E quest’onda grave
che lì prefigurasti,
un nuovo indizio di potenza
d’incanto apparve.
Mi sembra di vedere,
Aris e Isac, seduti pensierosi,
protendersi rapiti
mentre tu aprivi,
gentile grimaldello,
le porte universali
della città di Dio.


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Poesia scritta il 19/02/2016 - 18:23
Da Valerio Poggi
Letta n.365 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


UNA DEDICA CHE TI ONORA... GRANDIOSO POETAR... SERENO WEEKEND
*****

Rocco Michele LETTINI 20/02/2016 - 15:34

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Grazie a tutti!. Per Salvo: hai ben ragione, ma ho dovuto fare una scelta, inserendo solo Aristotele e Newton, due uomini-svolta della scienza. In senso strettamente epistemologico avrei dovuto mettere Galileo al posto di Newton, ma non mi cadeva bene... me la gioco come licenza poetica!

Valerio Poggi 20/02/2016 - 09:06

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Molto bella la tua poesia, che con leggerezza tratteggia uno dei massimi geni del novecento. Lodi e complimenti sentiti

Paolo Ciraolo 19/02/2016 - 22:44

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Ciao Valerio molto bello questo tuo riconoscimento....faccio mio il commento del mio caro amico Salvo..e a te complimenti..Buona serata ciao

Maria Cimino 19/02/2016 - 22:41

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Un giusto riconoscimento in versi, anche se tralasci altri dello stesso calibro, almeno per un mio personale giudizio.
L'epoca fu ricca di cervelli e talenti scientifici che cambiarono la visione dell'universo. I progressi di conoscenza sono tuttora immensi, eppure l'uomo continua a farsi le solite domande. 5*

salvo bonafè 19/02/2016 - 22:26

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