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Il pianto delle ciminiere (Raffineria Loc. Stagno Livorno, ex Stanic)

Già il sole siede all' orizzonte
e io sono ancora su questa strada
che mi corrode le ossa e l' anima.
Un altro giorno senza nome
si sta per compiere in silenzio
senza una traccia o una memoria.


Ai margini spettrali della città
costeggio profili tristi e disarmonici
di capannoni e fabbriche
tra colossi d' acciaio e fumo,
muti guardiani di una terra
tetra, senza musica e colore.


Mi fermo a cercare gli occhi
di quegli uomini grigi e delusi
immaginando il loro rancore
e invece scopro un sorriso,
una smorfia serena di pace
e non di rabbia e malinconia.


Allora mi chiedo: "Che vita è la mia ?
Perchè questa smania m' invade
come fossi da sempre incompleto ?
Perchè quest' uggiosa monotonia
di anni uguali senza un sussulto
in attesa di un barlume di luce ?"


Quindi torno a guardare i giganti
che si piegano sotto l' arco del cielo
ora avvolti dalla notte e dalle ombre;
stanno immobili sotto il velo di nubi
come a reggere il manto di stelle
che risplende tutt' intorno alla luna.


Sento spandersi il loro sgomento
per catene che non sanno spezzare
e un dolore che non posson lenire;
e allora mi unisco a quel pianto
per un mondo dove i sogni e i pensieri
sono aliti, un brusio di foglie e di vento.



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Poesia scritta il 24/09/2016 - 08:08
Da Dario Menicucci
Letta n.258 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Ciao Dario caro con la tua delicatezza hai scritto un tema profondamente vero.


Sono tanti i luoghi sommersi
da nubi tossiche.


Bravo Dario bravo davvero.


Ti abbraccio forte ciao


Maria Cimino 24/09/2016 - 22:11

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***** Bella, come sempre le tue. Quando ero bimba e abitavo a Livorno si chiamava ancora Stanic.

Marilla Tramonto 24/09/2016 - 18:42

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Ho scritto questa poesia qualche anno fa in un periodo buio della mia vita. Le ciminiere mi sono apparse come giganti incatenati costretti a una vita che non volevano e a stare in un luogo che odiavano. Era proprio quello che provavo io in quel momento.

Dario Menicucci 24/09/2016 - 11:19

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Amare riflessioni che portano a versi sofferenti. Molto bella e significativa la chiusa. Buona giornata

Melinda Stendardi 24/09/2016 - 11:12

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