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Come carta velina

Lasciai tutto il gravame
e adersi
sulla scalea più alta del Cielo
ove l’anima assurge
leggera
come fosse carta velina.


Ove puoi
perfino ascoltare
nelle vene
del sangue il rumore
percepire il bisbiglio del cuore
il senso della vita … l’amore.


Ove t’avverti grande
e al contempo
capisci d’esser nessuno
riuscendo
a parlare a te stesso
come fossi un’altra persona.


Poi scesi
non potei purtroppo restare
quella
non era la quotidianità
ma leggero come carta velina
impiegai un’eternità.



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Poesia scritta il 12/02/2017 - 13:23
Da Francesco Scolaro
Letta n.324 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


un viaggio verso se stessi
ed un ritorno, quasi doloroso, ma lento e ricco di bagagli....l'essersi ritrovato

laisa azzurra 12/02/2017 - 19:46

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bei versi volare è il mio sogno e tu ci sei riuscito a portarmi su

GIANCARLO LUPO POETA DELL'AMO 12/02/2017 - 16:36

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Un verseggio che ti onora per quanto di riflessivo hai firmato in ponderati pensieri.
Lieta Domenica, Francesco.
*****

Rocco Michele LETTINI 12/02/2017 - 15:16

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Perfino Platone immaginava che verso l'alto c'era tutto ovvero il Bene e verso il basso il male.
ma la quotidianità non ci permette di volare, allora il nostro camminare difficile e faticoso ci porta la consapevolezza della nostra dimensione.
Versi molti belli e intensi.

ALFONSO BORDONARO 12/02/2017 - 14:40

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Aver raggiunto l'_apice e ritornare sulla terra, bella quotidianità, è molto difficile. Bella e con sottintesi mille modi di essere e grandi valori.

Teresa Peluso 12/02/2017 - 14:06

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