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Stirpe

Su queste rocce arse
intarsiate di licheni
poso le mani antiche
della mia fragile stirpe.


Intorno a me rovina
il nobile castello, a picco,
sulla stretta valle
con i vigneti, i fiori e l’acqua.


Non sono stati i barbari
a toglierci l’onore
né malattie o guerre,
il male era in noi stessi
rinchiusi e arroganti
nel nostro nome potente.


Senza desideri o fame
siamo ritorti e avvizziti
in una spirale oscura
fatta di falsi miti
di Dei malati e vizi


E queste rocce, ora,
cantano vittoria
sulla superbia umana
ed io con loro, felice traditore,
di una razza maledetta
di cui, ora e per sempre
sia persa la memoria.



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Poesia scritta il 17/05/2017 - 17:12
Da Valerio Poggi
Letta n.162 volte.
Voto:
su 2 votanti


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