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Il moribondo traditor

O mio prode, non t'armar d'ingegno
di vivere tu non sei degno,
per mia fortuna contro il fato,
mai nessuno si č salvato,
mi godo ora con vivo ardore
lo scorrer delle tue ultime ore.
Il veleno che t'ho dato
l'ho dato in nome d'un amico andato
di cui non mi č rimasto che il tradimento
causa sė aspra ed amara del mio avvilimento.


Ma or ora che ci ripenso,
ti cospargo d'un profumato incenso,
forse non ne avevo il diritto
e per questo una pena mi sono inflitto:
dal tuo stesso boccale
ho trangugiato come un baccanale
quel mortifero liquame.


Ora ti raggiungo, o mio infame!
La Morte mi accoglie a braccia aperte
ed io son steso al tuo fianco inerte.



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Poesia scritta il 22/10/2013 - 19:55
Da Gaio Cincinnato
Letta n.418 volte.
Voto:
su 8 votanti


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