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La tragica storia di un incompreso

Marcus Crane era fin dall'infanzia destinato a portare il male nel mondo. Fin da piccolo gioiva nel torturare ogni essere vivente per il suo divertimento.
Era cresciuto in una famiglia né particolarmente ricca né particolarmente povera con genitori amorevoli e attenti ai suoi bisogni. In venticinque anni di vita non aveva incontrato una sola persona che con lui fosse stata malvagia o scortese. Nessuno aveva mai pensato di picchiarlo, di tormentarlo psicologicamente o di non salutarlo quando lo incontrava. Nessun trauma di nessun tipo lo aveva mai colpito.
Da dove nasceva dunque la sua malvagità? Dal nulla. Il suo essere malvagio non era altro che una sua caratteristica, come per molti è la simpatia o il talento negli sport. Fin da piccolo aveva coltivato il sogno di essere un grande malvagio, temuto e odiato da tutti. Aveva sognato per anni di interpretare il ruolo del cattivo, come molti sognavano di diventare architetti o cantanti. Aveva applicato tutto se stesso nel commettere gli atti più disgustosi e perversi, allo scopo di vedere la gente tremare e disgustarsi al suo solo passaggio.
Un solo ostacolo si poneva, però, tra Marcus e il suo sogno: la sua bellezza. Purtroppo egli era dotato di una morbida chioma corvina, penetranti occhi verdi e tratti del viso angelici ma virili. Il suo corpo era magro e muscoloso, con addominali da fare invidia ai migliori atleti. Aveva provato ad imbruttirsi in ogni modo, aveva mangiato in modo poco sano, fatto poco movimento, tentato di rovinare il suo splendido volto con segni e cicatrici, ma nulla era servito: il suo fisico rimaneva atletico e perfetto e le cicatrici non facevano altro che rendere il suo viso ancora più affascinate.
Questa sua stigma gli aveva impedito per anni di guadagnarsi le tanto agognate occhiate di disprezzo: chiunque lo incontrasse era affascinato ed attratto da lui. Purtroppo quando si è dotati di grande bellezza una grande cattiveria riesce solo ad arricchire il fascino di un individuo.
Marcus aveva provato ogni cosa per guadagnarsi la disapprovazione di chiunque fosse intorno a lui, ricevendo così il tanto agognato titolo di “cattivo”: aveva rubato, ucciso, tormentato psicologicamente e fisicamente chiunque fosse capitato sulla sua strada. Arrivato a venticinque anni aveva ormai commesso ogni singolo atto considerato deplorevole dalla società moderna. Ma dovunque andasse, dovunque fosse, sentiva la gente che bisbigliava: “com'è affascinante”, “così incompreso”, “chissà quante ne avrà passate per comportarsi in questo modo”. In realtà Marcus non aveva subito nessun trauma ed il suo unico tormento erano quelle voci e quei sussurri, quegli sguardi pieni di affetto e comprensione.
Un cattivo amato da tutti è forse un cattivo? Un cattivo le cui intenzioni sono sempre giustificate è davvero degno di essere definito tale? Assolutamente no e per questo Marcus viveva la tristezza di non poter realizzare il proprio sogno. Purtroppo l’aria triste con cui si aggirava non lo aveva per niente aiutato, anzi tutti erano ancora più convinti della tragicità della sua vita, unica causa del suo essere maligno secondo l’opinione comune.
La sua vita tormentata era un continuo ciclo di frustrazione: commetteva un atto maligno di cui tutti venivano a conoscenza, l’opinione pubblica lo perdonava considerandolo un “incompreso” e lui tornava a compiere atti sempre più malvagi, tentando di realizzare il suo sogno d’infanzia.
Arrivò per lui una svolta il giorno del suo ventiseiesimo compleanno, quando avvelenò un’intera città grazie ad un potentissimo veleno versato nel’ acquedotto: piano letale, anche se non particolarmente originale. La voce di questa sua nuova malefatta di sparse, ma neanche stavolta ottenne un risultato. Tutti avevano presupposto che qualcosa di tragico fosse successo durante il suo compleanno per portarlo a commettere tale crimine. Le teorie elaborate sul suo tragico passato crebbero e nessuna giuria ebbe la crudeltà di giudicare colpevole un uomo tanto incompreso e che aveva sofferto più di quanto tutti potessero immaginare. Per Marcus quello fu l’ultima goccia, il momento in cui prese una decisione importante: per lui l’unico destino possibile sarebbe stato l’essere un eroe.
Se non poteva essere disprezzato da tutti avrebbe finalmente accettato tutto quell'amore che il mondo continuava ad offrirgli.
Entrò in polizia, fece volontariato, cominciò ad essere cortese, gentile e disponibile con chiunque. Presto la sua nuova fama di gentiluomo cominciò ad essere conosciuta: dopo alcuni anni molti dimenticarono del suo passato e ben presto si dimenticarono anche lui.
Un uomo attraente ed eroico non interessa a nessuno e quei pochi che parlavano di lui lo definirono “banale”.
Marcus ancora una volta non aveva ottenuto ciò che voleva, l’amore che tutti avevano per lui era sparito, ma non aveva potuto neanche ottenere l’odio che aveva sempre desiderato. Decise di proseguire il suo percorso di eroe sperando che prima o poi qualcosa sarebbe successo.
Morì tragicamente a trent'anni salvando una famiglia da un incendio. Al suo funerale si presentarono meno di dieci persone, e solo tre di queste ricordavano il suo nome. Il restante era lì per il buffet. L’unico commento che si sentì fu di due persone che conversavano tra di loro sorseggiando del buon vino: “ricordi quando voleva uccidere chiunque gli si presentasse davanti?” “Certo che sì! Era un uomo così interessante, un peccato che sia diventato talmente banale”



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Racconto scritto il 07/02/2015 - 15:02
Da Madalena Bing
Letta n.519 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Mi è piaciuto tanto. Realistico e ben raccontato in una brevità fortemente esplicativa e puntuale.

luciano rosario capaldo 08/02/2015 - 13:04

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Storia cruda e fine crudele.Ma noi non siamo al mondo per prenderci i complimenti degli altri per le nostre buone azioni. Siamo qui per vivere donando.E il tuo eroe (o chi per lui) c'è riuscito con la sua banalità che, alla fine si poteva definire diversamente.Scritto molto bene.

Nino Curatola 08/02/2015 - 11:30

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Quanti veri incompresi mi ricorda il tuo racconto...Ma anche qualche falso incompreso ad hoc...Oltre le tue righe...Benvenuta Madalena.

Auro Lezzi 08/02/2015 - 11:30

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Bel racconto, scritto assai bene, con punteggiatura impeccabile, con stile narrativo degno di nota e con una trama inverosimile ma dotata di morale che fa riflettere. Che dire...mi fa piacere quando trovo uno scrittore valido sui portali letterari...mi pare di considerarlo un fratello d'intenti, un socio di un club di appassionati prosatori. ciaociao...eccellente.

. Focus 08/02/2015 - 11:26

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Racconto "forte" ma molto ben strutturato e scorrevole, brava!

giancarlo gravili 07/02/2015 - 22:09

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