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cicatrici

Vedevo tutti i miei compagni divertirsi, ridere e scherzare. Vedevo la felicità fuori dalla mia finestra rotta dalle pallottole, e nel mio specchio pieno di ragnatele, solo una figura senza vita. Al di fuori di me c’è così tanto movimento che il tempo mi sfugge. Quante cose avrei voluto cambiare ma il mio corpo è sempre fermo nello stesso punto: dinanzi a questo vetro, osservando il mondo che sorride ed io che non ho più nemmeno la speranza, nel vedere un raggio di sole. Tutti felici in preda al futuro che si godono i migliori anni della loro vita, spensierati, sapendo che andrà sempre meglio. Mentre io, qui, inerme ad ogni ostacolo. A remare contro una corrente che è sempre più fredda e violenta e che mi sta portando sempre più alla deriva, alla larga dai miei sogni. Non mi ero mai soffermata a guardare il mondo da questa prospettiva, ma adesso che sono cresciuta, vedo che nulla ha mai avuto un senso. Non mi ero mai chiesta, come mai mi fosse stata assegnata questa vita; allora ero solo una bambina, ed ero grata a tutto quello che mi potesse dare mia madre. Avevo solo lei e lei aveva solo me, ci stringevamo, per affrontare tutti i problemi. Ci avevano lasciate sole quando io ero solo una bambina, e mia madre, ancora ignota a quello che avremmo passato. Non sapeva come sarebbe stato, quindi mi rassicurava, poiché pensava che le cose sarebbero andate meglio. Ricordo ancora le sue parole tenere e fiduciose, le sua ninna-nanne che mi accompagnavano in sonni vellutati, le sue carezze delicate che mi pettinavano le lacrime che versavo per la paura, quando fuori sentivo gli spari; mentre le strade del mio quartiere sanguinavano, il suo sguardo privo di agitazione, mi strappava sorrisi sereni.
Ricordo i sogni di ogni notte. Ricordo che erano tutti simili, una cosa li rendeva uguali, un eroe. C’era sempre lui a salvarmi da ogni pericolo, anche per dirmi che ero viva, poiché ogni giorno, mi sembrava di morire. Crescendo, la presenza di mia madre diventò sempre più assente e fui costretta ad arrangiarmi da sola, come adesso. Ancora adesso, a distanza di tanti anni in cui il mio cuore ha subito scosse che l'hanno fortificato, ricordo con nostalgia le chiacchierate di ogni sera, quando mi proteggeva dal male.



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Racconto scritto il 09/05/2015 - 10:39
Da clavis cordis
Letta n.331 volte.
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Commenti


La sofferenza e le tante traversie ti hanno reso veramente forte,come tu stessa dici,tanto da riuscire a far emergere da un passato travagliato tanti ricordi belli e dolci,legati soprattutto ad una figura materna postiva,affettuosa e rassicurante.
Questa forza ti sottrarrà alla deriva e ti schiuderà nuovi,più luminosi orizzonti.C'è ancora spazio per i tuoi sogni.Brava!!!

Rosa Chiarini 12/05/2015 - 17:09

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