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TE LO RICORDI, Giò?

Te lo ricordi quel pranzo al mare Giò? Le nuvole a tratti nascondevano il sole e giocavano a minacciar pioggia, quasi a volerci dire che se avessimo esagerato ce l’avrebbero fatta pagare. E invece no, siamo stati bravi.
Te lo ricordi che cosa abbiamo mangiato? Avevi il frigo semivuoto e tutto quello che siamo riusciti a tirar fuori è stata una pasta al pomodoro troppo insipida. Abbiamo mangiato sul tuo terrazzo al quarto piano ed eri così felice di essere riuscito a farmi bere un po’ di birra, lo sai che sono difficile su questo punto, non mi piacerà mai. Però adesso lo posso ammettere, non era male la tua birra.
Quel pranzo sapeva di possibilità, di malinconia e di rincorse. Insomma, di noi.
Noi che abbiamo un sapore così intenso da diventare smodato, sopra le righe, sempre troppo e mai, mai giusto. Noi sappiamo di abbandono anche quando ci ritroviamo ed è una sensazione che non sappiamo scrollarci di dosso, è una consapevolezza Lasciarci andare è il solo modo che conosciamo per tenerci stretti. Ma puntualmente,nel farlo, grattiamo sulla ferita. E tu questo lo sapevi. Anche quel giorno.
Te lo ricordi delle sigarette che ti buttavo giù dal balcone? Quattro piani più giù, che piuttosto si fosse inquinato il giardino ma non i tuoi polmoni. Come ti arrabbiavi quando te le facevo sprecare, eppure sotto sotto ti piaceva perché era un gesto piccolo, fastidioso, ma pieno d’amore. E tu lo sapevi. Te lo ricordi che le avevo nascoste dentro casa quando era ora di andar via? E tu pensavi le avessi semplicemente nella mia borsa troppo piena di sciocchezze, invece no, siamo dovuti tornare indietro, riprendere l’ascensore, riaprire la porta con le mandate e ripartire perché non volevi lasciarle là, non volevi che tuo padre le trovasse. Tuo padre che lo sa perfettamente che fumi “ma se non vede è meglio”. A me è piaciuto tornare indietro, la nostra fuga è durata un po’ di più, abbiamo ascoltato qualche canzone in più delle mie, quelle che non ti piacciono perché le conosciamo solo io e il cantante, abbiamo potuto fingere che fosse la nostra vita per un pochino di più.



Mi perdonerai mai Giò? Troverai dentro di te la forza per guardarmi e comprendere che la mia ignavia, come la chiami tu, è data dalla paura di perdere tutto?
Lo so, perdo un pezzettino di me ogni volta che scelgo l’indolenza. Lo so bene, ma se l’altra possibilità fosse perdere te? Se fosse non riuscire a starti dietro, se fosse tornare a provare quella sensazione di inadeguatezza, se tornassi ad avere sempre il fiatone con te? L’alternativa sarebbe lasciarti al mondo, questa volta davvero però, e non credo di essere pronta per farlo Giò.
È il solito bicchiere mezzo vuoto dici? Forse, uno dei due deve essere ombra dopotutto. E forse ci siamo sempre sbagliati, forse non eri tu, forse tu sei sempre stato luce.
Una luce che mi riempie ma mi acceca capisci? Dunque torno a chiedertelo, mi perdonerai mai Giò?




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Racconto scritto il 14/07/2015 - 14:56
Da Co Co
Letta n.337 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Hai ragione, anche se il senso di colpa in questa storia era per ben altro. Questo è l'unico pezzo vero tra quelli che ho scritto e c'è dentro un sentimento enorme che mi spiace non sia piaciuto molto. In ogni caso ti ringrazio del commento! un saluto

Costanza Tassoni 28/07/2015 - 11:48

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capire che sta sbagliando e noi che tanto sappiamo amare, finiamo persino per sentirci in colpa per non essere riusciti a giungere a certi traguardi o vincere delle battaglie. ciao!

light and shade * 16/07/2015 - 14:06

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Molto bello ciò che hai scritto e, senza entrare nel personale, che in scrittura nn sempre ci rappresenta, sta pur certa che ognuno ha la sua luce e spesso chi, come te, che con gesti semplici volevi che lui nn si facesse male, passa dalla parte del torturatore e di quelli che nn si godono la vita e nn sanno lasciarsi affascinare da certi vizi. Tu le hai gettate dalla finestra, io le ho tritate come una cipolla, pur di distruggere qualcosa che uccide. Ma chi è debole nn riesce fino in fondo a

light and shade * 16/07/2015 - 14:04

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