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L'ispettore Proches e lo scompartimento della morte (parte 1)

1850. Il percorso del treno è il seguente: Parigi–Versailles–Dreux–Argentan–Flers–Granville.



«In carrozza!» gridò il capostazione. «In carrozza!».
Erano le dieci e mezzo e la ferrovia era gremita di persone che salutavano i passeggeri già saliti sul treno, mentre quest’ultimo si stava lentamente mettendo in moto.
«Régis, ma se avrò bisogno d’aiuto, come farò?» piagnucolò il sergente Didier.
«Vedrai che non avrai problemi: anche i criminali ad agosto si riposano in qualche bella località!».
Il giovane sergente fece una smorfia di disapprovazione.
«Non fare così Jerome, due settimane passano alla svelta! Addio!» rispose felice l’ispettore Proches.
Il treno fischiò e dalla locomotiva uscì un fumo denso e bianco, che invase i binari e le banchine. Il mezzo di trasporto cominciò a muoversi, sferragliando sulle rotaie.
“Da questo momento sono ufficialmente in vacanza, e sono certo che mi riposerò a Granville!”, pensò l’ispettore, mettendosi comodo sul sedile, pronto a godersi il viaggio.


Lo scompartimento di Proches aveva sei poltroncine: le tre poste a sinistra della porta erano occupate da una giovane donna e una coppia, mentre le altre erano occupate da un prete, seduto accanto al grande finestrino, e l’ispettore Proches. Sopra le loro teste, una fitta rete conteneva i vari bagagli.
Dopo circa un’ora di silenzio, interrotto di tanto in tanto dai nervosi colpetti di tosse dell’uomo di chiesa, i passeggeri dello scompartimento numero 11 iniziarono a parlare e a conoscersi. Si scoprì così che padre Foret andava a Granville sperando che l’aria di mare potesse guarirlo dalla tosse; la coppia era composta da Claude Petit, noto uomo d’affari di Reims, e sua moglie, e anche loro erano diretti a Granville, da alcuni amici; la giovane donna seduta accanto a Madame Petit, si chiamava Elenoire Chevalier ed era diretta, invece, ad Argentan per iniziare il suo lavoro come infermiera.
«E voi Monsieur Proches dove vi recate?» chiese Monsieur Petit, mentre si accendeva la pipa.
«Sono diretto anch’io a Granville e mi auguro di riposare».
«Svolgete una professione stancante?» domandò Madamoiselle Chevalier.
«Oh sì, sono un ispettore di polizia e Parigi è una città dove il lavoro, purtroppo o per fortuna, non manca mai!».


Alla stazione successiva, salì un uomo di circa venticinque anni che occupò l’ultimo posto libero nello scompartimento, sedendosi accanto a Proches. Quando entrò, si tolse il cappello e si presentò col nome di Jean-Jacques Duvall. Il suo aspetto bello e curato colpì molto l’infermiera, che s’informò subito su dov’era diretto.
«Scenderò al capolinea, a Granville, e lì prenderò un altro treno per Mont Saint Michel, dove finalmente mi sposerò!» rispose entusiasta il nuovo passeggero.
Se sul volto di Elenoire Chevalier si dipinse una leggera smorfia di delusione, il volto e gli occhi di Madame Petit s’illuminarono.
«Congratulazioni!» gli disse.
«Merci Madame».


Il viaggio proseguì, alternando momenti di silenzio ad altri di piacevoli chiacchiere.
Poco prima delle tredici, il capotreno informò i passeggeri che nei vagoni ristorante si sarebbe servito il pranzo.
«Molto bene!» esclamò padre Foret. «Sono proprio affamato e non vedo l’ora di assaggiare tutti i piatti che ci hanno preparato!» e così dicendo, si avviò in tutta fretta verso il ristorante, facendosi largo fra gli altri passeggeri.
Anche i viaggiatori degli altri scompartimenti si diressero verso gli ultimi due vagoni, e Proches non poté fare a meno di assistere alla spiacevole conversazione che ebbe Monsieur Duvall con un’anziana signora.
«Perdonatemi Madame» le disse, dopo averla involontariamente scontrata.
«Oh!» esclamò la donna, guardando meglio chi aveva di fronte. «Anche voi qui?» domandò irritata.
Duvall, in evidente imbarazzo e non sapendo cosa rispondere, le prese la mano per baciargliela, in segno di scuse e congedo.
La donna, però, ritrasse subito il suo arto. «Le buone maniere lasciatele alle persone nobili, non ai pezzenti e parassiti come voi!» rispose con indignazione, avviandosi verso i vagoni ristorante.


Verso le 15, il treno fece tappa a Dreux e i passeggeri ebbero l’opportunità di scendere per acquistare cartoline, giornali del pomeriggio o inviare telegrammi. Tutti gli occupanti dello scompartimento numero 11 ne approfittarono per svolgere le loro commissioni e i primi a risalire furono padre Foret e Proches, che iniziarono a chiacchierare. Improvvisamente, però, la porta dello scompartimento si spalancò, e i due uomini videro una giovane donna in abiti eleganti barcollare verso di loro. La donna farfugliò qualcosa d’incomprensibile prima di cadere in avanti, mostrando così di avere un coltello conficcato nella schiena.
«Mio Dio!» esclamò sconvolto padre Foret, scattando dalla poltroncina e facendosi il segno della croce.
«Calmatevi!» lo ammonì Proches, mentre con attenzione esaminava il cadavere.
«Forse voi sarete abituato a morti violente, ma un parroco di un piccolo paesino di campagna…» ma non riuscì a terminare la frase, perché un grido di terrore lo fermò.
«Charlotte! Charlotte!» urlò Monsieur Duvall, impietrito sulla soglia.
«Conoscevate questa donna?» domandò Proches.
«Sì, viaggiava con sua zia…dovevamo sposarci a Mont Saint Michel!…la mia Charlotte…» rispose inginocchiandosi e abbracciando il corpo senza vita della sua fidanzata. «Ispettore, promettetemi che farete tutto il possibile per scoprire chi è stato!». I suoi occhi erano pieni di lacrime e il tono della sua voce disperato.
«Vi do la mia parola» fu la sua risposta, appoggiando una mano sulla spalla del giovane.



(continua…)




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Racconto scritto il 18/08/2015 - 21:34
Da Chiara B.
Letta n.447 volte.
Voto:
su 19 votanti


Commenti


Grazie Carla, sono contenta che ti sia piaciuto! Figurati, non ringraziarmi! Buon inizio settimana,

Chiara B. 24/08/2015 - 11:22

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un racconto stilato con dovizia di particolari sei veramente brava chiara i miei complimenti....

ps grazie del commento ma nn sono riuscita a ringraziarti sul mio profilo lo faccio ora....


Carla Composto 22/08/2015 - 16:13

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Grazie per l'apprezzamento Rocco! Buona giornata,

Chiara B. 20/08/2015 - 13:59

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UN SUBLIME RACCONTO FORGIATO CON ACUME... IL MIO ELOGIO

Rocco Michele LETTINI 20/08/2015 - 06:40

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