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die gequälte seele

Mi guardava.
Con quegl'occhi affamati di gelosia, mi stava divorando.
Eppure, affogando nell'indifferenza, era un respiro.
Mi corrompeva.
Con quella bocca impastata di crudeltà, mi aveva sporcato, sputandomi addosso tutta la sua verità.
Alla luce della confessione mi torna in mente una giornata speciale, dove per la prima volta mi presentò la sua migliore amica: la morte.
Faceva caldo e nulla poteva impedire a quella palla infuocata di incendiare tutto.
Il troppo calore a volte ci porta a fare cose senza pensare, la mia follia fu quella di cadere tra le sue braccia.
Entrai nella cantina, convinto di poter trovare un po' di refrigerio ed un odore s'insediò nelle narici, non avrei mai scordato quell'essenza.
E poi lo vidi, sembrava molto impegnato.
Dello strano coraggio si era fatto strada nella mia razionalità, insomma potevamo aver avuto la stessa idea di salvezza, con un fil di voce osai chiedere:" Cosa fai?".
Al suono della mia voce parve risvegliarsi, alzò lo sguardo e solo allora credo che si fosse accorto della mia presenza.
Sorriso.
"Allora sei venuto piccolo, sto portando la morte a fare un giro, vieni"
Inconsapevolmente mi avvicinai, mi prese la mano e fu li che lo vidi: Rex, il pastore tedesco di famiglia steso sul tavolo, incorniciato da una pozza di sangue "
Ghigno.
"La vedi, non è bella?"
Lacrima.
Non riuscivo a staccare gli occhi da quell'immagine, quel cane era mio amico, eravamo cresciuti con quell'animale, come aveva potuto farlo?
Ci voleva bene, mi voleva bene.
Rabbia.
"Perchè l'hai fatto?"
Rabbia.
"Niente, non riesci proprio a capire, sei come tutti gli altri, troppo fesso per comprendere la maestosità della morte, troppo impegnato a rifugiarsi in quella stupida morale, quel cane sarebbe morto comunque, io l'ho elevato da animale ad arte"
...
"Ti odio"
Quella parola aveva preteso di uscire dalle mie labbra, si era fatta strada e con prepotenza aveva distrutto il mio istinto di sopravvivenza.
Riso.
"Mi piace pensare che l'odio arriva dove l'amore non può giungere,non importa cosa provi per me, l'importante è che ci sia solo io, detestami, fa in modo che ci sia io nei tuoi incubi, ma sogna me".
Ad ogni parola si avvicinava, era più alto di me.
Quel giorno ricevetti il mio primo pugno ed il mio primo bacio.
Faceva male.
Odio ed amore che si mescolano creando una strana sinfonia, apprezzabile solo da orecchie sensibili o da sordi.
Dopo l'accaduto fuggii e cercai riparo nelle braccia della tata: Elena.
Nel suo sguardo c'era coprensione, lei aveva visto il male, mi raccontò che il carnefice aveva passato buona parte della sua vita a strisciare i piedi,come se l'inadeguatezza lo inchiodasse al pavimento; aveva lo sguardo basso, come se si vergognasse del suo essere.
Poi, sbocciando aveva alzato lo sguardo,non era folle, era satana e come tale sublime.
La razionalità a volte ci rende ciechi, crediamo che in ogni animo umano ci sia una goccia d'umanità, ci illudiamo che la sola capacità di pensare ci renda accettabili. Quando non riusciamo a scorgere in alcuni soggetti alcun tipo di coscienza, li chiamiamo folli.
Bugia, è solo un modo per non vedere il male.
Una volta, accompagnato dall'oscurità, mentre si avvicinava in modo pericoloso mi disse che è facile essere crudeli, è un arte anche per mediocri, mentre bisogna avere un animo che si eleva verso il sublime per apprezzare la crudeltà.
"Pensi che io sia pazzo?"
Continuava a chiedermelo, come per dimostrarmi il suo controllo.
Sapeva perfettamente la verità.
Mi vedeva.
Con quegl'occhi grigi mi inchiodava, forse, a volte ho confuso quel supplizio con amore .
Mi sorrideva.
Con quei denti insolitamente bianchi, a volte mi faceva provare uno strano tepore.
Nelle tristi notti invernali, mentre la pioggia picchia i tetti delle lussuose ville mi domando sull'autenticità del suo sentimento.
Mi chiedo se il male possa avere un cuore e se il suo accelerare sia dato solo dalla crudeltà, dalla visione della violenza o se ci possa essere dell'altro.
A volte mi trovo a formulare dei pensieri ridicoli, mentre il ricordo del suo viso penetra nel mio incoscio ,penso alla sua bellezza, era nordica, spigolosa ed inavvicinabile.
Era ghiaccio.
Trasparente nel suo inferno personale, freddo e malsano.
Era sublime.
E come tale nel suo manifestarsi ha distrutto tutto.
Abbasso lo sguardo ed una goccia di sangue cade sul davanzale, anche nel ricordo è disgrazia.
L'odore di sangue s'incrosta nelle narici, è un qualcosa che pian piano sale fino al cervello, scolpendosi fino alla nasua, fino alla pazzia.
La cantina era sempre impregnata di quell'odore.
Fin dalla tenera età sono stato esposto alla sua "arte", aveva iniziato dagli insetti, poi era passato agli animali di piccola taglia, poi a quelli di media e poi aveva sterminato tutti.
Ricordo la paura ed il senso di nasua mentre cercava di farmi apprezzare quello che lui amava.
A volte cercava di farmi comprendere il suo punto di vista, ma io cercavo solo di fuggire il più lontano possibile.
Ricordo la prima ed ultima che osai ribellarmi.
Quella sera, prima di andare a dormire avevo messo un coltello sotto il cuscino, stavo crescendo, dovevo convincermi che stavo cercando di combattere.
Passo.
Passo.
"Piccolo, stai dormendo?"
Aspettai, con il respiro che mi stava soffocando attesi, finchè non si avvicinò, finchè il suo respiro non si confuse con il mio cercando di soffocarmi.
Gli puntai il coltello alla gola.
Sorriso.
"Cos'hai piccolo? Hai paura di uccidere questo mostro?"
Avevo il potere, ma continuava a ridere.
Le sue risa avevano scavato nel mio cervello, mi sarebbe bastato un gesto e poi avrei avuto la libertà dietro le sbarre.
E poi mi arresi.
Il coltello cadde ed io con lui.
"Il mio bambino.."
..
Era sempre notte quando succedeva, la luna che doveva guardarmi dal grande cielo stellato era cieca, come i miei genitori che per comodità avevano deciso di giustificare la follia del loro primogenito.
Le lacrime sono salate.
Ho sempre odiato il loro sapore.
Ecco perchè alla morte dei miei genitori decisi che non avrei pianto, avrei affrontato la morte, perchè lui era troppo forte, perchè mi ero arreso.
Ero stanco.
Il sangue del mio papà mi aveva sporcato la faccia, vedevo i loro corpi sul pavimento, ricordo che la prima cosa a cui pensai furono gli angeli, per la prima volta avevo associato i miei genitori a quelle creature, avevano le ali rosse.
Il bianco dei muri era un'ottima tela.
E mentre mi si avvicinava per regalarmi la stessa sorte della mia mamma, pensai che sarebbe stato bello far parte della stessa opera d'arte.
Non avevo lo avevo mai capito, ora sarei diventato la sua visione.
Ed invece quando i suoi occhi si scontrarono con i miei l'unica cosa che fece fu baciarmi e sussurrarmi:"Ti basti sapere che nessuno ti amerà mai più di me, sei stato il mio carnefice".
Sposta il grilletto.
Divenne parte della sua opera.
Vi basti sapere che ho passato la mia vita a cercare di odiarlo.
Continuo a ripetermi che mi ha distrutto, che mi ha tolto un infanzia e privato di un futuro, inchiodandomi ai crudeli ricordi, eppure, a volte sento il cuore battere.
Persino dall'aldilà mi costringe ad amarlo, mi chiedo se la forza del suo sentimento malato ha potere persino dall'inferno.
...
Vuoto
Respira.
Respira.
Aria.
No, non c'è ossigeno.
Non c'è via di scampo da quella casa, da quel bianco, dal male.
Io ero il protagonista dell'opera.
Rido.
Ricordo.
Il sangue sale.
La follia offusca.
E mentre il rosso si fa strada nella mia anima, inizio a correre.
Passo, passo, sento la pioggia che picchia, forse per una volta lo stesso Dio piange per la mia stoltezza.
Non vedo la gente, ma la sento, odo il loro respiro, sento le loro voci e mentre ritorna la lucidità mi ritrovo al cimitero.
Respira.
Cammina.
Cammina.
La vedo, la tomba.
Ho sempre pensato che la foto che hanno scelto non lo rispecchi, beh forse non c'erano foto in grado di riprendere il suo sguardo.
Sto strisciando i piedi, peso; ho lo sguardo basso, vergogna.
Alzo gli occhi.


....
"Ciao"
"Mi sei mancato..."
Piangi.
Non hai mai voluto dimenticare.
Era tuo fratello, il resto l'hai scordato




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Racconto scritto il 26/08/2015 - 16:50
Da Olga Carra
Letta n.552 volte.
Voto:
su 42 votanti


Commenti


Stupendamente espressivo... Il mio elogio e la mia buona notte Olga.

Rocco Michele LETTINI 26/08/2015 - 21:15

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