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DIARIO DI UN UOMO COSÌ: capitolo terzo

Non sono uno rancoroso, preferisco farmi consumare da ben altro a dirla tutta, però sono umano.
Mi sono trovato, a 25 anni, a combattere con il fantasma di un’amicizia andata in fumo. Sono cose che capitano, lo so, non ci avrei perso così tanto tempo se non ci fosse stata la malattia. È stato maledettamente frustrante capire che niente sarebbe più stato come prima ed io ero totalmente incapace di impedirlo.
Eravamo amici da quattro anni, conosciuti all’università tra un esame e qualche bestemmia, tempi in cui il pensiero della morte non mi avrebbe mai sfiorato, mai. Ci siamo laureati insieme, lui qualche punto in più, naturalmente, io qualche ragazza.
Ci piacevano le stesse cose tranne che per quella fissazione per le auto d’epoca, era innamorato di quel mondo, capace di farsi 250km solo per guardare un modello che gli interessava da vicino. Non l’ho mai capito, ci ho provato (giuro!) ma le passioni non le forzi e non le spegni, c’è poco da fare.
Almeno un cancro tocca a tutti diciamolo francamente, non conosco famiglia che non ne sia stata toccata più o meno direttamente. La tassa è arrivata anche per me.
È partito dal fegato e si è preso in pochi mesi anche tutto il resto, Lui ha cercato di restare presente a se stesso fino all’ultimo.
Chi invece ha cominciato a scappare sono io.
Semplicemente non me ne capacitavo, sono rimasto fermo sotto le macerie della malattia anche quando lui non c’era più. E mi sono incazzato, incazzato con lui che ci aveva lasciati lì, incazzato con i medici che non facevano che scuotere la testa e fissare il pavimento, incazzato con me stesso che restavo fermo, immobile laddove lui avrebbe voluto che conquistassi anche la sua parte di mondo.
Ero inerme di fronte alla morte, quasi fossi io il malato.
Sono stato spettatore della mia vita per un tempo interminabile, lavoravo come un automa, mangiavo come un automa, credo che anche il mio modo di parlare fosse così.
Poi, un giorno, mi sono svegliato. Ho aperto gli occhi e ho realizzato che non ero io quello morto.
Da lì è cominciata la scalata, ma questa è un’altra storia.



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Racconto scritto il 17/09/2015 - 18:03
Da Co Co
Letta n.318 volte.
Voto:
su 7 votanti


Commenti


Grazie Arcangelo!

Costanza Tassoni 20/09/2015 - 14:22

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5 stelle!

Arcangelo Galante 19/09/2015 - 13:51

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Piccolo APPELLO agli uomini che in qualcosina possono somigliare al mio 'uomo così': i pensieri che scrivo sono frutto della mia fantasia ma mi rendo conto che la vita di un uomo 35enne è qualcosa di molto lontano dalla mia di ragazza 21enne, quindi chiunque voglia aiutarmi con i propri suggerimenti su pensieri/abitudini/paure e speranze "da uomo" avrà tutta la mia riconoscenza! Buona lettura!

Costanza Tassoni 19/09/2015 - 13:42

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Anna non so più come ringraziarti! Se pubblicherò un seguito sarà grazie a te e alla dose di autostima che mi stai dando! Grazie davvero!

Costanza Tassoni 19/09/2015 - 13:38

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Ho messo 5***** ma si è fermato a due...

Anna Rossi 18/09/2015 - 04:14

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Continuo con grande piacere a leggerti e a seguire il tuo diario. Anche in questo terzo capitolo c'è qualcosa su cui riflettere. Mi piaci molto come scrivi e aspetto il seguito. Un abbraccio

Anna Rossi 18/09/2015 - 04:13

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