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NERO SU BIANCO

Curioso. E’ da un po’ che mi sono fissato con questo aggettivo. “Curioso”. E’ già di per sé curioso il fatto che venga incuriosito dall’ aggettivo curioso.
Sto fraseggiando, banalmente. Quello che ho appena scritto non significa nulla. Ma magari al termine di questo scritto non avrò detto nulla comunque, ma mi sto illudendo lo stesso che queste parole mi servano da introduzione ad un qualcosa di ben più profondo e concreto, e del quale, ripeto, non so nulla.


A quanti capita? Non parlo in generale di tutte le persone. Parlo di… Anzi, mi correggo: parlo CON le persone che usano le parole. Come sfogo, come puro metodo di apparizione, come stimolo per pensare a loro stessi come più profondi di quello che sono in realtà. Non nascondo che le tre motivazioni appena citate, sono tutte valide per me. Non ho un motivo preciso. Lo faccio, punto. Ed ecco che, tornando a prima, mi rivolgo a chi, come me, usa le parole.
Capita no? Di voler scrivere. E basta. Chi ha detto che si debba obbligatoriamente scrivere di cose con un senso? Ok. Si possono raccontare storie, e questo, a mio avviso, è il miglior modo di utilizzare parole. Però non sempre è necessario farlo. D’altronde questo fantomatico senso, deve per forza essere soggettivo. Tu dai il tuo, io ti do il mio, la bella ragazza all’altro lato della stanza che gioca con i suoi occhiali ne dà un altro ancora. Questo non vuole nemmeno essere uno sfogo. Non sono completamente certo di cosa voglia essere, ma sono certo che non è uno sfogo. E’ solo un punto di vista, messo nero su bianco. Ed eccoci qua, o meglio, eccomi qua.
Sono seduto, in biblioteca. Una biblioteca grande, con un enorme spazio aperto attraverso il quale passa costantemente un sacco di gente. E questo via-vai mi rilassa, mi fa pensare, mi ispira. Sto ascoltando del buon rock ‘n roll e me ne sto qui a fissare le persone. Immagino la mia faccia da coglione in questo momento, sfortunatamente non ho uno specchio. Meglio.
Sono mesi che non scrivo qualcosa in prima persona, che non parli di fatti, eventi e situazioni che riguardano il mondo reale che mi circonda. Ovviamente quello che tratto nei racconti che scrivo, fa parte della mia vita, infiocchettato a dovere, come è giusto che sia. Ma, dicevo, che sono mesi che scelgo di recitare la parte del narratore.
Si. So che stai pensando, tu che stai leggendo (sempre che qualcuno legga questa roba): “Sei tu che scrivi, ergo narri, quindi che altro vorresti fare se non il narratore?”.
Beh, se hai pensato una roba simile, voglio insegnarti una cosa: non sempre il narratore coincide con lo scrittore, coglione. Prova a leggere qualche libro in più, magari roba seria, non questo misero scritto.
Perdonatemi, ho avuto l’impeto di offendere “cartaceamente”.
… Esiste questa parola? O l’ho appena inventata? Beh, se avete afferrato quello che volevo dire, non c’è bisogno che mi rimproveriate. Niente saccentoni, grazie. Basto io. E fidatevi, lo sono. Ci sono un mucchio di persone che potrebbero testimoniare questa cosa. In particolare una, la quale, nonostante la mia palese adorazione nei suoi confronti, non smette di ripetermelo. Ma mi fa sempre piacere, non so perché.
In effetti, riagganciandomi a prima, è una cosa curiosa, no? Non sapere il perché di certe cose. E per certe cose ovviamente non mi riferisco al “Perché cazzo esistiamo” o a roba di quel genere, ma a piccole cose, più concrete, più reali e quotidiane, come quella che ho descritto poco fa. Perché affoghiamo i nostri dolori nell’alcol? Perché spesso riusciamo a cogliere il magnetismo che una persona trasmette a primo impatto? Perché si riesce a vivere per molto tempo senza problemi, per conto nostro, e poi si conosce una persona e tutto a un tratto ti accorgi che senza la suddetta persona non puoi andare avanti?
D’accordo. Riconosco che queste domande non sono poi così “leggere”. Ho sbagliato, pazienza. Rimangono comunque domande che penso tante persone si facciano. Dunque sono domande più che valide, sbaglio?


Sapete… mi sono appena reso conto che la cosa meravigliosa dello scrivere senza seguire una logica (ma ora che ci penso: esiste una “logica dello scrivere”?) è che, in effetti, non puoi divagare!
Avanti, cazzo. Ditemi se ho sbagliato qualcosa. Vi eravate focalizzati su una parte in particolare? Volevate che continuassi a parlare dell’aggettivo “curioso”, magari? Beh, mi spiace per voi.
In tutto questo, devo ammettere che mi sto divertendo molto. Lo sto facendo davvero! Sono quasi sicuro che il ghigno malefico e soddisfatto che porto sulla mia faccia da coglione possa sembrare molto strano, agli occhi di chi mi sta accanto. Ma mi consola il fatto che non potrò mai sembrare peggiore del tizio alla mia sinistra.
Credetemi: indossa una maglietta nera con disegnati due dadi sopra. Cosa cazzo dovrebbe voler dire? Forse ha meno senso del baffetto di Hitler. Ve lo ricordate? Non riesco a spiegare come possa essere possibile che la persona più malvagiamente malata che sia mai esistita al mondo avesse quel baffetto. Non “baffetti”, ma “baffetto”. Per me era un unico baffo gigante. Secondo me era disegnato. Avrei voluto verificare.


“Old man” di Neil Young sta passando sulla mia playlist. Che canzone splendida.
Proprio oggi, mentre scrivo, è il compleanno del caro vecchio zio Neil. Chissà come se la sta spassando. Io me la spasserei anche a starmene seduto sul divano, se fossi Neil Young. Si. Senza ombra di dubbio.
Comunque, sono esattamente due ore che sto scrivendo questa roba. Penso proprio che non si meriti un ulteriore minuto di considerazione. Quindi la chiudo qui.
Che altro dire? Alla fine un altro minuto gliel’ho dato, a questo scritto.
Ah, ecco cos’altro posso dire: TROVATEGLI UN SENSO.
Mentre lo fate, vi prego. Non perdete troppo tempo ad insultarmi, ma soprattutto non giudicatemi.
Passo e chiudo. Ci vediamo al bar, vado a farmi un whisky. Penso proprio che brinderò a Neil Young.


Cordiali saluti.




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Racconto scritto il 12/11/2015 - 17:06
Da Riccardo Graziani
Letta n.348 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Un bellissimo quanto riflessivo racconto...buona serata,

Chiara B. 13/11/2015 - 18:50

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SCORREVOLE... QUANTO PONDERATO RACCONTO. LIETA GIORNATA.
*****

Rocco Michele LETTINI 13/11/2015 - 07:15

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