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Arriva l\'Ombra (Parte prima)

Era Novembre dell'anno 2013 quando cominciò tutto, precisamente il 25.
Ostia, città alle porte di Roma, quella sera era investita da un vento fortissimo di tramontana che con la sua tenaglia gelata costringeva i suoi abitanti a rimanere chiusi in casa, al caldo, rendendo le strade completamente deserte, una condizione perfetta per Marco e Giulia che quella sera avevano deciso di affrontare il clima avverso per vedersi e bere una birra insieme in un famoso locale nelle vicinanze della piazza centrale, stavano insieme da ormai 5 anni ma per motivi di lavoro potevano dedicare pochissimo tempo alla vita di coppia e quella sera avevano deciso che nessun motivo al mondo avrebbe fatto saltare quel breve momento tra loro.
Dopo aver chiacchierato per almeno due ore seduti ad un tavolo di un pub, i due uscirono dal locale e cominciarono a passeggiare, nonostante il vento gelido tagliasse le loro guance adoravano camminare per la città vuota, senza nessuno nelle vicinanze, non sapevano che quella condizione sarebbe stata fatale per loro.


L'Ombra era nei paraggi, aveva studiato le sue mosse nei minimi dettagli e quella sera era perfetta per iniziare l'operazione di pulizia che aveva ideato con così tanta freddezza di spirito. “Il mondo deve essere purificato, gli impuri devono morire”, queste erano le parole che rimbalzavano continuamente nella sua testa, la decisione era stata presa, bisognava solo agire. Era rimasta al freddo fuori dal locale ad aspettare, paziente e calma come se quello che stesse per fare fosse la normalità, un atto giusto e doveroso verso quelle due povere ignari vittime.


I due ragazzi, camminando, erano giunti difronte al Municipio della città, un palazzo storico ma ristrutturato più e più volte, oltre a loro solo un senzatetto che dormiva profondamente sul ciglio della strada, Marco si fermò, prese Giulia per le mani e con uno sguardo visibilmente triste e crucciato le disse: “Tesoro, devo assolutamente dirti una cosa”, Giulia capì immediatamente che la questione era seria, conosceva il suo fidanzato come le sue tasche e in quel momento non stava scherzando, con un filo di voce la ragazza gli rispose: “Dimmi”, Marco abbassò lo sguardo come se non avesse il coraggio di proferire parola guardando quegli occhi che ormai conosceva a memoria, ma doveva farlo e doveva farlo in quel momento, alzò gli occhi e poi, il buio.
Giulia aprì gli occhi, era seduta accanto al barbone che ancora russava rumorosamente, improvvisamente la sua testa cominciò a battere, un dolore fortissimo la svegliò da quell'iniziale torpore e cominciò a ricordarsi cosa stava facendo e con chi era prima che il buio l'avvolgesse. Marco, il suo ragazzo, non era con lei e non era neanche nelle vicinanze, il vento era sempre più freddo e le strade sempre deserte, la paura cominciò ad impossessarsi di lei, era sola e ferita e non sapeva cosa fare per poter trovare il suo uomo, cominciò a gridare il suo nome correndo su e giù per il marciapiede che costeggiava il Municipio fin quando, stanca e completamente rassegnata, cadde sulle ginocchia e cominciò a piangere. All'improvviso un rumore sordo dietro di lei la fece trasalire, si alzò di scatto e si voltò, la scena che le si presentò davanti fu raccapricciante, Marco era steso sull'asfalto, senza vita, completamente immerso in una pozza di sangue, Giulia si avvicinò al cadavere del suo fidanzato, gridò più forte che poteva e svenne accanto al cadavere. Il barbone, svegliato da quel grido di disperazione aprì gli occhi, non voleva credere a quello che stava vedendo, sangue dappertutto e due corpi a terra, con estremo coraggio si avvicinò e guardò ancora più da vicino, la scena macabra era resa ancora più tale da una scritta fatta con un taglierino sul cappotto alle spalle del ragazzo: “LUSSURIA”.




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Racconto scritto il 18/11/2015 - 12:02
Da Massimo Amore
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