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Fino alla fine

Salve gentili lettori. Questo è il mio primo racconto. L'ho scritto più di un anno fa in preda ai sentimenti per la perdita di una cara amica e solo adesso trovo il coraggio di pubblicarlo. I nomi che troverete sono tutti fittizi, non corrispondono a realtà. Spero possiate apprezzare e che questo sia il punto di partenza per fare di più e per conoscervi. Buona lettura!


Sono passati ormai cinque anni dal giorno in cui te ne sei andata. Eravamo a Wellington, per un ultimo disperato tentativo di sconfiggere quel male che ogni giorno si portava via una parte di te. Io viaggiavo verso i diciassette anni, tu avevi da poco passato i quindici. Ricordo come se fosse ieri quel momento in cui mi hai chiamato alla poltrona. Ricordo il sole e la brezza di quel giorno, ricordo le lacrime e la sofferenza. Il nostro calvario era partito quattro mesi prima, quando eravamo ancora sereni, quando eravamo ancora felici. Il nostro calvario era cominciato con quel maledetto malore che ti colse quel pomeriggio fra i prati, dopodiché ricordo poco. Ricordo solo ospedali e tanta, tanta sofferenza e disperazione. Ricordo te che ti spegnevi inesorabilmente giorno per giorno. Ricordo Paolo il giorno prima che partissimo, mi abbracciò forte e mi disse:- Ti prego, promettimi che le starai vicino fino alla fine. E io:- Te lo prometto, amico mio, te lo prometto. Sapeva che non sarestii i i più tornata. Le lacrime di Alice , di Ilenia, Miriam, Mara e tanti tanti altri. Fino ad arrivare a quel terribile giorno, quando uscisti dallo studio del medico. Era strano: non piangevi, non avevi una faccia triste. Semplicemente mi hai abbracciato, e mi hai sussurrato: non si può fare più nulla, arriverà a breve. E la ho pianto: un pianto silenzioso, tradito solo dal tremare delle mie mani. Tu mi dicevi: non piangere, vedrai che passerà velocemente, tranquillo. Ma io non ero tranquillo: al solo pensiero che ti avrei visto volare via, preferivo morire. Quei pochi giorni passarono veloci come un sogno. E arrivò il giorno, il m 28 di novembre, un giorno che non avrei mai più dimenticato. Si avvicinava l'estate nell'emisfero i australe: la luce non lasciava posto all'ombra e arrivava una lieve brezza fresca. Ti avevo lasciato sola come mi avevi chiesto, ma dopo poco mi hai chiamato. Eri solare e la tua voce non mi era mai sembrata così dolce e rassicurante. I tuoi occhi azzurri mi guardavano tranquilli. Hai messo la mano nella mia e mi hai detto: ormai è arrivata, ci dobbiamo lasciare. Grazie per tutto quello che hai fatto per me. Dì ad Pao lo, a Azzurra , a tutti di stare sereni e non piangere per me. È stato bello averti accanto per tutto questo tempo, stai con il cuore in pace e ricordati che un giorno ci ritroveremo tutti lassù. Sii sempre felice, sereno e consapevole che ti veglierò sempre e che lassù sarò felice e smetterò di soffrire. Vivi in pace Riccardo , vivi in pace...
Hai chiuso gli occhi e te ne sei andata. Per sempre.
Ho provato di tutto in quel momento, tutto, fuorché smarrimento. Ho sofferto e pianto in silenzio per un po', mentre tu eri li, la serenità sul volto, gli occhi chiusi. Non osavo immaginare a casa cosa stessero provando gli altri. Con dolce fermezza ho preso la cornetta del telefono ed ho chiamato a casa di Azzurra . Ho fatto un respiro profondo, poi hanno risposto: era lei. Riccardo ?!- mi disse con voce tremante. Azzurra, in cielo c'è un bellissimo angelo. No- disse con voce soffocata. È volata via serenamente, tranquilla. Ti voglio bene. E ho riattaccato. Venne poi il momento più duro per me: era ora di tornare a casa. Da solo.
Ad accogliermi c'era Paolo : eravamo sul punto di crollare entrambi. Ma ricordando quello che mi avevi detto, forse mi hai sostenuto tu, mi sono fatto forza e l'ho abbracciato forte. Non ha sofferto, ha detto di stare tranquilli e non piangere per lei. Le sono stato accanto fino alla fine. Scoppiò in singhiozzi sulla mia spalla. Non potrò mai ringraziarti abbastanza! - mi disse. E io- Non dirlo neanche per scherzo, è un momento difficile per tutti, ma dobbiamo reagire. Dove sono le altre? A casa sua. Lei arriverà oggi. Quei due giorni passarono nel dolore: ho dato una spalla su cui piangere a tutti, forse ero il prescelto, ma questo lo sa solo Dio. E forse anche tu. Io invece ho pianto solo su me stesso: non ho mai avuto bisogno di una spalla, al massimo ho pianto insieme agli altri, ma a parte quello non sono mai scoppiato su nessuno. Forse perché avendoti accompagnato io, io ero il più forte e quindi il pilastro del gruppo. Era venuto il giorno più triste che io abbia mai vissuto. Ricordo la chiesa: sembrava addobbata a nozze con fiori ovunque. Dal giorno in cui te ne sei andata fino a quel giorno sentivo come se una lama mi avesse trafitto il petto e la gola: durante l'omelia avevo la sensazione che qualcuno gettasse continuamente del sale sulla ferita. Poi ti abbiamo accompagnata alla fine: il posto dove riposi adesso, dove veniamo a farti visita, a parlarti, a stare con te. Ma quello stesso giorno accadde qualcosa di incredibile, un segno, un miracolo: sempre dal giorno in cui te ne sei andata fino al giorno del funerale io non ho chiuso occhio. Non ho dormito, pensavo solo a te e probabilmente il dolore e la sofferenza mi tenevano sveglio, e se ho dormito ho dormito per pochissimo ogni notte tormentato da quei due squarci e dalle tue immagini che mi scorrevano davanti agli occhi poi il buio, il buio assoluto e il pianto sconsolato del risveglio . Mi mancavi troppo. Ma proprio la notte dopo il tuo funerale, ecco la meraviglia: il dolore al petto e alla gola si era calmato un po', forse perché iniziava a placarsi la disperazione dei primi giorni, forse perché iniziavo ad accettare, permettendomi di dormire in qualche modo. E ho iniziato a sognare, non so in che fase sia successo, forse per tutta la notte. Sognavo inizialmente buio, nero: poi sono stato investito da una luce bianca, accecante, bellissima. E in quel momento il dolore al petto e alla gola svanì. Non sentivo più niente. E piano piano nella luce si andava delineando una figura femminile. Non vedevo molto bene: oltre alla luce c'erano come delle nuvole che offuscavano la sagoma. Poi mentre le nuvole si diradavano e la luce si attenuava un po', ho visto che questa figura indossava un abito bianco. Alla fine si è mostrata completamente: eri tu. Tenevi gli occhi chiusi, non mi eri mai apparsa così bella. Poi li hai aperti: un azzurro così bello e splendente non lo avevo mai visto. In quel momento provavo emozioni contrastanti: da una parte qualcosa di inspiegabile mi pervadeva l'anima: forse era la gioia del vederti, ma ero consapevole che tu in realtà non c'eri. D'altra parta ho provato inizialmente un po' di ansia, temevo che forse era arrivata la mia ora. Ti sei avvicinata a me. Il tuo sguardo mi riempiva di gioia, più ti avvicinavi più diventavo felice. Ormai ci guardavamo in faccia. Piangevo di gioia e dolore insieme, tu mi guardavi. Ester - ti dissi con la voce rotta dal pianto. Riccardo .- dicesti serena. Non ci potevo credere: stavo parlando con un angelo! Vieni ti prego, stai con me- dissi, quasi supplicando. Io sto sempre con te, sono sempre al tuo fianco. Sarà un periodo difficile per te, ci saranno momenti in cui penserai di non farcela più, ci saranno ostacoli che ti sembreranno insormontabili. Ma ricordati che io veglio sul tuo percorso, non vacillerai mai. Arriverà un giorno in cui supererai questo dolore e allora sarai più forte e consapevole. Stai tranquillo, adesso ti sembra impossibile ma vedrai che la vita va avanti. Io allora insistetti: Solo per un po', ti prego! Non è una cosa sbagliata! Allora ti avvicinasti e, mi abbracciasti. Tutto la sofferenza che provavo in quel momento svanì. Nel mio cuore c'era solo gioia, avevo dimenticato cos'era la sofferenza. Il contatto con te mi aveva donato energia vitale. La tua pelle odorava di purezza e di freschezza ed era liscia come la seta. Fu il momento più bello della mia vita. Poi mi dasti un meraviglioso bacio sulla fronte ed iniziasti ad allontanarti. E lì io- No! Vivi in pace e sii sempre consapevole che vivrò in te per sempre. E chiudesti gli occhi. Io urlai: No ti prego, non andartene, resta con me!!! No Ester no, nooooo !!! In quel momento divenni cosciente del fatto che non mi sarei risvegliato felice. Continuavi ad allontanarti, bellissima e splendente, mentre le nuvole ti offuscavano, e poi ci fu un'altra esplosione di luce accecante. La luce si ritirò di colpo, tornò il buio e con esso ritornò con altrettanta violenza la lama nella gola e nel petto. Mi sono risvegliato urlando e piangendo, temendo di ritrovarmi in un lago di sangue. Mi sono risvegliato con la disperazione, ma consapevole che dovevo reagire e andare avanti e che avrei superato questa fase in un modo o nell'altro, sicuro di avere una luce che non mi avrebbe mai abbandonato. Ma ero anche consapevole che non sarebbe stata una questione di mesi, ma di anni...
A distanza di dieci anni ti scrivo per dirti che non ti ho mai dimenticata e che sei sempre nel mio cuore. La fase più dura è ormai passata, sono tornato a essere felice, ma non dimenticherò mai quel 28 novembre a Wellington, sarà il mio chiodo fisso per tutta la vita. Non dimenticherò mai quel trauma al quale due adolescenti felici sono stati costretti, quel fatto completamente contro natura che ha lasciato in me cicatrici indelebili. Ogni 28 novembre e nei giorni successivi rivivo quei momenti di dolore e sofferenza che un adolescente non dovrebbe mai vivere. E ancora oggi, a distanza di dieci anni, ci sono notti in cui mi risveglio dopo averti visto, ma ormai sono rassegnato e consapevole e non piango più. Continuo a venirti a trovare regolarmente, così come tutti gli altri. Anche gli altri ormai hanno passato la fase più dura: Paolo ormai è una persona forte che va avanti e tutti gli altri oggi vivono ricordandoti. Ci sono periodo in cui qualcuno di noi ha momenti un po' difficili, ma sono momenti passeggeri e vengono superati con l'aiuto di tutti. Stai tranquilla che sono sereno, vivo una vita felice e noi non dimenticheremo mai la nostra cara amica compagna di una vita e di tanti momenti felici. Se penso che un giorno anch'io me ne andrò, non mi intristisco: salirò in alto dove non esiste la sofferenza e correrò da te, e allora nulla potrà più separarci e rimarremo insieme per sempre.



Scrivo queste parole in memoria della mia carissima amica Ester Ruvolo , scomparsa alla tenera età di 15 anni
Nata a Mazara del Vallo
il 18 gennaio 1999
Mancata a Wellington, Nuova Zelanda
il 28 novembre 2014
Riccardo Siciliani
Sydney, 5 dicembre 2024




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Racconto scritto il 30/11/2015 - 23:23
Da Giulian O'Raily
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