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Un freddo lunedì invernale.

Il treno è sempre lo stesso. Ormai sono abituato anche ai ritardi. Il lunedì ed il giovedì 30 minuti, martedì è puntuale e il resto dei giorni va dai 10 ai 15 minuti.
E io ritardo in redazione.
"Un altro ritardo e puoi tornare a casa! ".
Il monito del mio capo redattore echeggia nella mia testa ogni mattina.
Non posso perdere il lavoro. Non anche questo.
Ma d'altro canto non posso nemmeno impedire il ritardo del treno.
Arriva. 28 minuti di ritardo. È una nota positiva essendo ad inizio settimana.
La nebbia di Torino mi impedisce di vederlo ancora, ma l'altoparlante ne ha appena annunciato l'imminente arrivo.
Borsa. Cellulare. Portafoglio.
Sigarette.
Tutto al suo posto.
I fari squarciano la nebbia e il treno comincia a fermarsi davanti a me.
Le porte automatiche si aprono e un gruppo di ragazzi incominciano a fare a pugni per chi debba salire per primo. Come di routine siedo al primo posto sulla sinistra.
Sembra quasi che lo lascino libero appositamente per me.
Poggio la borsa alla poltrona di fronte la mia, mi siedo e attendo.
Si muore di freddo.
Se mai dovessi dare un voto al servizio del treno dargli 1 sarebbe un premio.
Se fuori ci sono 42° C dentro si soffoca, se invece fuori sfiora lo 0, dentro si scende sottozero decisamente.
E non dimentichiamo i ritardi.
Finalmente parte.
Poggio la testa sul sedile, e mi addormento.
-Scusa, è occupato?
Una voce femminile rompe la mia siesta mattutina.
-No no, siediti. - E sposto la borsa.


Resto folgorato.
È la creatura più bella che io abbia mai visto in vita mia.
Si siede di fronte a me e incomincia a frugare nella borsa.
È meravigliosa.
Controlla nelle tasche.
Ha le mani perfette.
La sto fissando.
-Hai una sigaretta? - mi chiede.
Rispondo di sì e gliela do.
Sorride.
Sento un cedimento alle gambe nonostante sia seduto. La bocca asciutta e il cuore che va a mille.
Ma che mi succede?
Galleria. Buio.
Ma lei brilla. Brilla di luce propria. La sua anima si innalza al di sopra di qualunque cosa possa aver un minimo di importanza in questo maledetto mondo.
Galleria.
Galleria.
Fuori.
Eccola. Per un attimo ho pensato che non appena fosse finita la galleria e fosse tornata la luce del sole non avrei più rivisto LEI.
Ma invece è ancora qua.
Mi chiede dove sono diretto.
Per un attimo non penso alla borsa, al mio capo, al freddo incredibile ne alle mie orecchie ancora tappate per colpa della galleria. Per un attimo penso che aver preso il treno quella mattina di lunedì sia stata la cosa più azzeccata della mia vita.
"Vado dove vai tu".




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Racconto scritto il 11/12/2015 - 23:49
Da Antony Mandaglio
Letta n.218 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Quando si dice le sorprese della vita...il destino sa dove vuole andare...e dove ci porta inevitabilmente... mi è piaciuto molto il tuo racconto,molto piacevole. Ciao

Anna Rossi 12/12/2015 - 17:51

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Scritto bene, con un certo risultato nel ritrarre un ambiente urbano invernale.
Il racconto si fa leggere, suscita una certa attesa, che però alla fine viene un po' delusa. Non tanto per l finale aperto, ma per il fatto che, in ultima analisi, la vicenda risulta un po' troppo minimale.

Giuseppe Novellino 12/12/2015 - 11:38

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