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Pinocchio 2.0

Mentre il Gatto e la Volpe meditavano sulle loro malefatte in prigione, la Fata Turchina si era ritirata in una fattoria in compagnia di galline e maialini da accudire. Ormai era diventata una graziosa signora di mezz'età, dal volto roseo e i capelli grigio azzurrini raccolti in una crocchia.
Mangiafuoco, dopo aver esagerato con la benzina, si era procurato gravi lesioni alle corde vocali e si era arruolato nei pompieri. Il Grillo Parlante era sparito dalla circolazione, così come tutti quelli che, in un modo o nell'altro, avevano popolato la sua esistenza, compreso Geppetto, suo padre. Ogni tanto, il ricordo della sua scomparsa riaffiorava subdolo, ma aveva anche imparato a ricacciarlo indietro, non voleva esserne succube.
Pinocchio si alzò dalla poltrona e raggiunse lo specchio. Del burattino fattosi umano, grazie al provvidenziale intervento della Fata Turchina, rimaneva ben poco. Alto e slanciato, portava con estrema eleganza jeans strappati e una camicia bianca, aperta sul davanti, che ne esaltava i pettorali scolpiti.
I capelli, non troppo lunghi e tagliati alla moda, facevano da sfondo a un volto simpatico e bello anzi, molto più che bello.
Seguendo un rito consolidato, aprì un cofanetto e iniziò a indossare i propri gioielli. Il braccialetto d'oro, con incisa l'iniziale del suo nome, andò ad avvolgergli il polso. Passò quindi alla catenina, anch'essa in oro, che agganciò senza difficoltà e si lasciò scivolare sul petto ricoperto da una rada peluria. Per ultimo, indossò l'orecchino con diamante annesso, uno degli ultimi regali in ordine di tempo.
Già, i regali, riconoscimenti costosi come l'appartamento in cui si trovava, un attico in pieno centro. Soddisfatto, indossò una giacca color aragosta, prese le chiavi della macchina e si richiuse la porta alle spalle.


Pinocchio era un gigolò, e ne andava anche fiero. E ricordava anche, con esattezza, chi l'avesse reso cosciente delle proprie possibilità. Sino a poco tempo prima infatti, il sesso era stato un vero e proprio tabù per lui. Fuggito dai luoghi che l'avevano visto infelice, aveva vagato per un tempo imprecisato prima di fermarsi in quella città sconosciuta. E qui, in una sera fredda e piovosa, aveva conosciuto Mira, la donna che avrebbe cambiato in maniera determinante la sua vita.
Proprietaria del locale in cui si era infilato per scaldarsi, l'aveva adocchiato sin da subito e gli si era avvicinata con fare sornione. Bionda e formosa, si era quindi seduta sopra lo sgabello accanto al suo e aveva accavallato le lunghe gambe. Nonostante non fosse più di primo pelo, e il trucco svolgesse un lavoro più che dignitoso,
a quella vista Pinocchio aveva avvertito un formicolio sconosciuto all'altezza del ventre, mentre il sudore aveva iniziato a colargli lungo la schiena.
-Ciao, da dove vieni, non mi sembra d'averti mai visto prima d'ora-
Il suono della sua voce era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso. Il formicolio, si era ben presto tramutato in qualcosa di turgido e potente tanto che aveva temuto per la stoffa dei pantaloni.
Spalancando gli occhi, la donna aveva osservato quella trasformazione passandosi la lingua sulle labbra socchiuse.
Chiaramente in difficoltà, Pinocchio aveva cercato di coprirsi con le mani, col solo risultato di piombare giù dallo sgabello e finire lungo e disteso sul pavimento. Poche ore più tardi, rimasto solo in una stanza sopra il locale, si era chiesto se ciò che stesse facendo fosse la cosa giusta.
-Non ho mai visto una cosa simile! Tu sei un prodigio della natura, ragazzo!- aveva esclamato estasiata una volta che, non senza difficoltà, l'aveva condotto in quella stessa stanza convincendolo a spogliarsi.
-Hai mai sentito parlare di Rocco?- gli aveva chiesto senza staccare gli occhi dal suo inguine.
Di fronte al suo diniego, era scoppiata in una fragorosa risata e aveva iniziato a saltellare come una bambina.
-Ecco, lui non è nessuno nei tuoi confronti. Ascoltami bene, ragazzo-
Tutto era cominciato così, con una sorta di contratto mai stipulato con Mira. Abile nelle parole, l'aveva convinto che avrebbero potuto ricavare una fortuna dal tesoro che teneva tra le gambe. Lei sarebbe stata la mente e gli avrebbe procurato la merce “tutte sopra i cinquanta e insoddisfatte” gli aveva assicurato, e lui sarebbe stato il braccio, e che braccio! Aveva concluso ridendo ancor più forte.
Pinocchio aveva esitato. Non era mai stato con una donna, e sinceramente non capiva i discorsi di Mira ma, alla fine, aveva accettato.


Ingranando la marcia, si immise nel traffico e accese la radio. Quella sera, avrebbe dovuto recarsi appena fuori città, in una villa che conosceva molto bene. Aveva già avuto a che fare con la proprietaria, una vedova di circa sessant'anni ma ancora avvenente e, sopratutto, titolare di una rinomata catena d'alberghi. Pur conoscendolo a memoria, ripassò mentalmente il rituale una volta che fosse arrivato.
Ines, la giovane cameriera filippina, l'avrebbe introdotto nel salone e li, una volta lasciato solo, avrebbe dovuto spogliarsi e indossare la biancheria che la vedova aveva acquistato apposta per lui. Odiava quelle messinscene, ma se voleva mantenere l'attuale tenore di vita, non poteva permettersi di fare troppo lo schizzinoso.
Parcheggiò a una certa distanza, quindi raggiunse l'ingresso di servizio e bussò con discrezione. Agata, così si chiamava la vedova, non aveva mai voluto che si presentasse a quello principale “questione di decoro” aveva sentenziato. Un istante più tardi, la porta si socchiuse e Ines, facendo capolino dalla soglia, gli sorrise.
-Buonasera, Ines, tutto come al solito?-
La ragazza annuì energicamente, quindi si scostò per lasciarlo passare.
Una volta introdotto nel salone, sperò con tutto il cuore di non trovare le solite cose, ma ne restò deluso. Il perizoma maculato,e la mascherina stile Zorro, si trovavano al solito posto, sopra la spalliera del divano. Reprimendo una smorfia, si avvicinò e iniziò a togliersi la giacca. Agata amava farsi aspettare, e pur sapendo d'avere ancora molto tempo a disposizione, si spogliò in fretta e, altrettanto velocemente, indossò i ferri del mestiere.
Fece in tempo a scolarsi almeno tre cocktail prima che, dal fondo della sala, Agata fece la propria apparizione.
Per poco, il bicchiere non gli cadde di mano.
Incurante dell'effetto suscitato, la donna avanzò nella sua direzione lentamente e con fare provocante.
Ormai avrebbe dovuto essere abituato ai suoi stravaganti travestimenti, ma quello di stasera era la prima volta in assoluto che lo vedeva, e lo lasciò senza parole.
Il lungo abito, azzurro chiaro e completamente trasparente, lasciava intravedere un corpo ancora sodo e in perfetta forma. Ciò che stonava però, erano la parrucca di un orrendo color viola e la bacchetta magica argentata. Deglutendo un paio di volte, Pinocchio fece un passo indietro. Agata si era travestita da Fata Turchina!
Non aveva mai avuto problemi ad agire a comando ma, per la prima volta da quando aveva intrapreso quell'attività, la fonte del proprio guadagno parve non voler reagire. Fermo, indifferente, privo di vita.
Costernato, alzò lo sguardo incrociando quello altrettanto sbalordito di Agata.
-Non preoccuparti, sono solo un po' stanco- disse imbarazzato.
Ma, nonostante l'impegno e i buoni propositi, si rivelò tutto inutile. Il fedele compagno l'aveva abbandonato, e proprio con quella più danarosa!
Senza scomporsi, Agata si alzò dal divano e si ricompose.
-La nostra frequentazione termina in questo stesso momento. Ines ti accompagnerà alla porta per l'ultima volta, addio-
Ammutolito, Pinocchio le corse dietro e l'afferrò per un braccio.
-Io...io...non accadrà più, ti prego- balbettò.
Liberandosi con uno strattone, la donna lo fissò con disprezzo.
-Ho detto che è finita, mi sembra chiaro e inoltre, visto che insisti, t'informo che farò di tutto per rovinarti la reputazione, sei finito bello mio- quindi, con un fruscio di seta, si richiuse la porta alle spalle.


Alle prime luci dell'alba, Fata Turchina uscì nell'aia e si diresse verso il pollaio. Non appena la sentirono arrivare, le numerose galline si addossarono alla rete sovrastandosi una sull'altra.
-Calma, calma, ce n'è per tutte- disse rovistando nel secchio.
Una volta sfamate le galline, si portò verso il recinto dei maiali.
-Arturo, non mi dire che Pinocchio non è ancora arrivato!-
Il maiale emise un sordo grugnito e, nello stesso istante, un rumore di passi affrettati la fece voltare.
-Eccomi, Fata. Scusami tanto, ma stamattina non riuscivo a scendere dal letto, mi devo ancora abituare-
Fata gli sorrise benevolmente, quindi gli tese la mano.
-Hai ragione, Pinocchio. Ma hai tutto il tempo che vuoi, lo sai-
Afferrando la mano tesa, lo sguardo vacuo e fisso del burattino parve sorriderle.
-Lo so, e ti ringrazio per aver esaudito il mio desiderio, non sai quanto-
Fata agitò un braccio in aria e gli indicò un sacco.
-Ecco, quella è la razione quotidiana di Arturo, pensaci tu, va bene?-
Pinocchio agitò la testa in segno d'assenso, quindi afferrò il sacco.
-Solo una cosa sarei curiosa di sapere- disse Fata.
-Non mi hai mai detto il vero motivo per cui hai voluto tornare burattino-
Pinocchio rimase col sacco sospeso a mezz'aria.
-Non mi crederesti mai, e forse è meglio così-




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Racconto scritto il 06/03/2016 - 09:25
Da Ernesto Pedrabissi
Letta n.203 volte.
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