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Sotto falsa bandiera

Il notaio Di Giacomo entrò nella stanza, dove fu fatto accomodare su una poltroncina davanti alla scrivania.
“Prego notaio, leggiamo questa lettera postuma del Saccaccini, sono curioso” disse il commissario Sacco.
Il notaio cominciò la lettura della lettera…


Cari concittadini,
a distanza di trenta anni ho chiesto allo studio del notaio Di Giacomo, di rendere nota questa mia.
Tutti sapete della mia morte avvenuta per mano del regime che oggi ci tiene sotto il suo giogo. Spero vivamente che, a distanza di tanti anni, la dittatura sia finita attraverso la progressiva presa di coscienza della popolazione sulla natura del regime che oggi ci opprime.
La mia morte avrà certamente provocato un ampliarsi dei sentimenti di ostilità, che vedo oggi sempre più manifestarsi nella nostra città e nella nazione in generale.
Per rendere omaggio alla realtà, però, voglio confessarvi, anche se in maniera postuma, la realtà di questi giorni.
La causa della democrazia e del riscatto di tutto il nostro popolo, sono stati per me la pietra miliare, il faro a cui volgere sempre il mio sguardo, il fine da perseguire senza incertezze e con tutti i mezzi. Non è stato lo spirito machiavellico che mi ha spinto a progettare ciò che ho fatto, ma quello di rendere un servigio, di essere agevolatore, di dare un contributo alla fine della dittatura.
La sostanza della giusta causa, non può interferire con l’azione delle persone per mano delle quali procede, né con le loro motivazioni personali.


Vi confesso oggi che la mia uccisione, trenta anni fa’, non è stata opera del regime che combattevo, ma dei miei stessi compagni di lotta. D’accordo con me.
Il Danti, il Marchi e lo Scotti hanno eseguito ciò che io gli avevo ordinato.
Oramai mi restano pochi mesi di vita lucida, prima che la malattia mi renda estraneo a me stesso, così ho pensato di fare della mia vita una vita martirizzata per una causa superiore.
L’omicidio, lo sapete, avverrà nel bar in piazza, come previsto. Il Danti mi sparerà e gli altri due si occuperanno di testimoniare che l’omicida sarà scappato dal retrobottega, concordando con le caratteristiche somatiche non identificabili. La colpa del misfatto cadrà su un complotto del regime al quale mi sono sempre opposto.
La scelta dell’assassinio è stata mia, potevo scegliere di uccidere qualcuno, di preparare un piano per assassinare il dittatore, magari con l’aiuto degli amici, ma non eravamo in grado.
Era una questione pratica, non ci si può ingannare sulle proprie capacità al punto di rendere inutile anche il sacrificio. Non sarebbero stati capaci. Non saremmo stati capaci. In fondo siamo solo dei contadini; sarebbe stato difficile ordire un piano complesso, coordinarci senza tradirsi, usare le armi in maniera opportuna, magari anche contro altri. Ci saremo bloccati, e avremo fallito.
L’orrendo crimine sarà, lo spero, comunque ascritto al regime, a maggior ragione non trovandosi un colpevole.


Non mi dilungo oltre. Da ultimo sollevo, esplicitamente, il Danti, il Marchi e lo Scotti, che non sono a conoscenza della presente, da ogni responsabilità, se sono ancora vivi, e li saluto con affetto, certo che il mio sacrificio non sia stato comunque vano.


Saccaccini Olindo, 9 settembre 1936



Il silenzio era calato nell’ufficio del commissario Sacco, seduto accanto al notaio, che con un filo di voce disse:
“Che facciamo?”


Il Questore allora si alzò dalla comoda poltrona, dove era sprofondato durante la lettura della lettera, mise le mani sulla scrivania e con voce ufficiale disse: “Bene, innanzi tutto ringrazio l’intuito del nostro notaio Di Girolamo che ci permette di risolvere, a distanza di pochi giorni, il caso di questo misterioso omicidio Saccaccini, che sta recando danno all’immagine del nostro paese e sta sconvolgendo la nostra comunità.”
“I traditori della patria hanno fatto i conti senza l’oste, contadini! Ecco cosa sono!” Si sono improvvisati e ne pagheranno le conseguenze.”
“Sveleremo tutto, ma non subito. Li faremo protestare un po’ accusandoci di questo, come già lo chiamano “efferato delitto”, prima di risolverlo.”
“Dirò a Sua Eccellenza che il caso sta per essere chiuso.”Nel frattempo lei, commissario Sacco, metta sotto torchio i tre amici del Saccaccini e ne ricavi delle adeguate confessioni, dicendo a ognuno che qualcuno di loro ha parlato e che sappiamo tutto.”


“La lettera la custodisco io, fino al termine delle condanne, che saranno esemplari!”
”Non mancherò ovviamente di comunicare, con chi di dovere, per i giusti riconoscimenti del caso per l’efficienza dimostrata.”


“Signori, grazie a tutti della collaborazione.”


Il notaio Di Giacomo, dopo essere uscito dalla stanza, percorse il lungo corridoio con le vetrate che lo separava dalla scalinata della questura, la scese, e si avviò verso il suo studio.
Era il 15 settembre 1936.




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Racconto scritto il 15/07/2016 - 10:29
Da Glauco Ballantini
Letta n.291 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Uno dei più bei racconti letti sul sito. Qui c'é una storia con tutti gli ingredienti utili a renderla interessante e intrigante e c'é la Storia relativa ad anni sui quali non smetteremo mai di interrogarci e riflettere.Complimenti.

Aurelia Strada 16/07/2016 - 21:34

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bellissimo racconto

Sildom Minunni 15/07/2016 - 19:59

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Confessa perché non sopporta l ' inganno , ci è costretto e obbedisce al dovere della verità per le generazioni future.

Glauco Ballantini 15/07/2016 - 19:18

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Grazie dei commenti. Il tema generale è quello di Borges. Olindo si fida in fondo del potere in senso lato e non tiene conto della malafede. Lo immagino un puro che non vuole uccidere e fare una testimonianza di lotta.

Glauco Ballantini 15/07/2016 - 19:15

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Un racconto da leggere. E possibile decifrare, leggere tra le righe, i meccanismi perversi e devianti che hanno caratterizzato un'epoca. L'etica professionale, per dirne una, non poteva che rivelarsi effimera. Il Notaio doppiogiochista, in effetti, ha recitato a meraviglia il suo ruolo. Anche la lettera postuma del Saccaccini rientra nella logica di una dinamica più complessa, e il regime avrebbe goduto di ben pochi vantaggi all'atto della sua divulgazione, giacché il martirio aveva assunto, già di per se, tutto il suo peso simbolico. Quindi il racconto pone molte riflessioni che, in aggiunta alla splendida forma narrativa, ne fanno uno splendido racconto. Buona serata Ballantini

Francesco Gentile 15/07/2016 - 18:47

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Bellissimo... scritto nel tuo inconfondibile stile che ammiro molto. Il racconto è ricco di contenuti che lasciano spazio a molte considerazioni.La mia attenzione si è fermata sulla necessità assoluta di Olindo di dire al mondo la verità...5*

Gabriella De Gennaro 15/07/2016 - 18:35

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Sì, concordo con Gesuino, gran bel racconto. Il tema mi ricorda quello affrontato da Borges nel suo racconto: Tema del traditore e dell'eroe. In questo caso a tradire non è l'eroe stesso bensì un amico fidato, il notaio perfido e doppiogiochista, militante sotto falsa bandiera. A me di questo racconto, oltre al contenuto, è piaciuta la forma narratriva, buona, con cadenza uniforme e scorrevolezza di lettura. 5 stelle.

Spartaco Messina 15/07/2016 - 18:00

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Finalmente un tuo racconto lungo, che quindi al lettore risulta più godibile perché completo. Gran bella storia, di fantasia ma con appoggi reali, o meglio cinematografici. E poi bello l'insegnamento e cioè che non sempre quel che appare evidente risulta essere la realtà. Il protagonista, che forse si credeva un eroe, subisce lo smacco dal traditore ( ecco la falsa bandiera) Di Giacomo, notaio perfido e doppiogiochista, ed in ultima analisi risulta perdente per aver usato anche lui come il regime un sistema di inganno politico. In definitiva un apprendista stregone che risulta alla fine pure deriso, con i compagni a rischio di vita. 5 * meritatissime.

Gesuino Faedda 15/07/2016 - 17:47

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