Inizio


Autori ed Opere


Ultime pubblicazioni

La partita di pallon...
Ci sei!...
IL PRESENTE...
Foglia frale Ness...
La comparsa...
LENTEZZA...
La Scatola Laccata, ...
Come soltanto nei so...
ACINO ACERBO...
Il dolce vento dell\...
Un'altra dimensione...
Ti amo e soffro...
...ISTANTE DI PURA F...
CON TE NELL/INFINITO...
Tra vortici di stell...
Un metro di neve bia...
Quell'alone cupo e f...
Poco a poco...
ER LIMONE PAZZO...
Portatore di pietre...
afferra quella nuvol...
D'azzurro e sale...
Rimorso...
il gigante nano. ...
la rosa...
In certi momenti la ...
È bello vivere da il...
la luna dall'alto.....
Non voglio sognare p...
le cose semprici...
DESTINI INCROCIATI (...
E la Luna parló al ...
Ho visto una stella...
Mi piace tutto di te...
Il nulla...
La tua assenza mi ha...
Il Pavone vanitoso...
Maria grazie di esis...
amo la pioggia...
Al cimitero dei carr...
Settembre...
MAROTTA: Family Beac...
Spesso ogni piccola ...
UCCELLI di MALO AUGU...
IL MISTERO DELL\\'EM...
Notturno n.4...
NOI LA VITA...
Agrigento e la Festa...
Piccola cosa...
Il Nero...
Gioventù...
IL MIO AVATAR...
E tacque attorno a n...
FIORI D'ARANCIO...
A ME STESSO...
LA PENDOLA...
Di notte...
Vorrei essere......
Io...
Brezza...
Svegliati è tardi......
Qualcosa che non va...
19 AGOSTO ER COMPLEA...
Non ti chiedere se ...
L’uomo dovrebbe fare...
Dolcezza...
il suo nome...
Falò di pensieri...
Italia mia...
RESILIENZA...
Gli alberi intorno...
Specchio spiatore...
Illusione o realtà?...
Le mie parole sono l...
Quando arriverà il m...
La Pecora nera...
Dove nel cosmo è bui...
Tristezza per la gen...
Ne ho baciate tante ...
Nei nostri sorrisi...
SAHEL...
Contro il destino...
Sandrone...
EVOLUZIONE DELL\'AN...
Non li merito gli oc...
STRAGI...
NOARE O STAR NEGÀ...
l'attesa di guardart...
LA RAGIONE...
Estati su\' di uno s...
LA NOSTRA PROMESSA...
Dentro la scatola di...
CONQUISTA...
La fretta dei giorni...
Fila, filastrocca...
ANCHE PER UN SOLO IS...
Voglio solo la mia l...
...UN AMORE CHE È CO...
Ancora una volta...
Non è ancora quel te...

Legenda
= Poesia
= Racconto
= Aforisma
= Scrittura Creativa


Siti Amici


martiniadriano.xoom.it

Angelo ( del Caffè Ragno)

Arriva per primo tra i clienti del bar, tra coloro che cenano presto, anticipando i gesti di quelli che invece, per eccesso di impegni rischiano di non arrivare affatto. Lo immagino qualche volta, compiere i riti della giornata mentre si muove lento, facendo attenzione a ciò che tocca, sfiorando delicato gli oggetti della sua vita. La puntualità che lo caratterizza non ha a che vedere con l’abitudine che normalmente negli anziani sfocia in mania, sembra piuttosto appartenergli, come la gentilezza, quel fare educato, sinceramente educato, che in mezzo a tutti fa pensare a qualcosa di buono.
Caffè macchiato con latte caldo. Gli sono quasi grata di presentarsi ogni sera con la medesima richiesta che gli anticipo vedendolo arrivare, senza lasciargli il tempo di esplicitarla. A volte mi viene il sospetto di essere stata sopraffatta dai riti, di averli in qualche modo ricevuti come sacramenti e di preservarli come tali. Angelo è una certezza, un rintocco di orologio, qualcosa che aspetti e che arriva, minuto più minuto meno.
“ Tutto bene signora?”. Signora. E’ l’unico a chiamarmi così benché conosca il mio nome, benché tutti gli altri si rivolgano con un tu scontato, confidenziale, quasi d’obbligo mentre mi viene rivolta una richiesta che non posso rifiutare. La sicurezza dei clienti abituali a volte scivola nell’arroganza, ed il tono sembra basarsi sul diritto naturale ad esigere. Per lui non è così.
Fa da solo, trapelando appena la determinazione dei bambini che sperimentano le azioni perpetuandole fino ad averne il controllo. Compie dunque uno dei riti serali, quello del caffè macchiato, che nella corsa quotidiana di chi non ha tempo, consiste unicamente in una sosta rapida, due sorsate e via per svanire nel dopo di giornate troppo corte. Ma lui di tempo ne ha per svolgere con cura ogni azione, gesti minuziosi che lo conducono a concedersi quel piccolo, profondo piacere che ne prelude un altro, quello della partita a carte.
Ma è ancora presto. Così si avvia verso i tavoli ancora vuoti, in cerca del quotidiano, guardandosi attorno, curioso di trovare, con scarsissime probabilità, qualcosa di più interessante da leggere, anche solo un giornale che vada oltre la cronaca. Angelo assiste quasi sempre in silenzio ai dibattiti accesi sui morti ammazzati, un po’ perché il suo udito fa quel che può, un po’ perché il suo spazio, non avendo con chi accanirsi davvero, si riduce a pochi interventi di buon senso per altro elusi o fatti cadere nel vuoto. Ad osservarlo sembra non appartenere al genere di clientela a cui servo il caffè. Piuttosto ha i medesimi, eleganti contorni di un vecchio signore di campagna senza averne del tutto l’aria.
Una volta l’ho sorpreso mentre accarezzava il mio grosso libro, Harry Potter, buttato lì sul bancone in attesa di essere recuperato. Ha sorriso, mi ha guardato e mi ha chiesto di cosa si trattava, trovandomi del tutto impreparata, inadatta nel sentirmi dare quella risposta impropria “ è un libro di fantasia.”
Altre volte invece ha chiesto il permesso, come sempre, di leggere un giornale che casualmente qualcuno di noi aveva dimenticato qui. Eppure non è un intellettuale.
Ciò che so di lui è circoscritto a una manciata di cose dette nel tempo di un caffè o ai frammenti che colgo quando il bar si anima quel tanto da distinguere ancora gli interlocutori, prima che il sonoro diventi vociferare indistinto. Mi sembra di ricordare che viene dal mondo contadino. L’ho sentito raccontare di quando era bambino e della madre che allevava bachi da seta in una grande soffitta in campagna, ma da noi qui è tutta campagna e le persone della sua età, classe 1924, è un caso se non vengono da famiglie di contadini. Avrei voluto fermarmi e chiedergli di raccontare.
Credo che Angelo sia ancora capace di sorprendersi, di provare interesse per le cose, per ciò che non conosce e potrebbe ancora trattenerlo in quel cerchio animato e vitale che ai vecchi non è più concesso. E’ un peccato saperlo relegato a quel mondo di cronaca spicciola che a lungo andare asciugherà i suoi pensieri. E’ così diverso.
Si guarda intorno, gli occhiali con la montatura in tartaruga, quelli di una volta, le lenti grandi, spesse , quelle che allargano gli occhi, donandogli un’espressione sorpresa. Sembra domandarsi cosa succede intorno, come se temesse di perdersi qualcosa. Se gli parlo è costretto a chiedermi di ripetere. “ Come?” interrogando il prossimo più con gli occhi che con la voce.
Ogni volta vorrei sforzarmi di aumentare il tono della voce, quel tanto che basta per non farlo sentire a disagio, evitando di rivolgermi a lui come se oltre che sordo fosse anche deficiente. Ma il dialogo vero va oltre le parole, così parliamo quel linguaggio che nessuno, all’infuori di noi, può sentire. E mi riempio dei suoi gesti, delle consuetudini, del suo posto in questo bar, delle conferme, del trascorrere del tempo rivolgendomi a lui, salutandolo con la mano, riservandogli quel fare garbato di cui mi compiaccio quando tocco corde analoghe alle mie.
“Io ceno presto, sono solo”. Ho inghiottito saliva, sorprendendomi di quella fitta impertinente salita da chissà dove al suono di quelle parole. C’è una bontà in quest’uomo che mi spinge al di là di una sensazione di pena o di una semplice proiezione personale, del resto sono attorniata da anziani prevalentemente soli, ma lui no, non accetto che lo sia. Con una preoccupazione sincera mi sono voluta accertare che non lo fosse del tutto e gli ho chiesto se ha figli e lui orgoglioso mi ha risposto di avere due figlie, sposate, organizzate, ognuna con la propria famiglia. Mi ha risposto come se volesse rassicurarmi di trovarsi in buone mani e saper badare a se stesso. Meglio, non mi va di saperlo con il silenzio assoluto intorno. O peggio, davanti alla tivu.
Ho avuto la sensazione che il semplice fatto di interessarmi a lui attraverso domande banali, gli procurasse un moto di soddisfazione, magari non proprio per l’argomento ma per l’opportunità di chiacchierare di sé, di sapere, raccontandosi in quelle piccole rivelazioni che determinano un profilo, una storia. E i contorni di Angelo si delineano piano piano davanti a me, srotolandosi in immagini di un tempo color seppia, un tempo in cui questa città, questo quartiere erano solo campi, di cui oggi restano testimoni vecchie case patriarcali, disabitate, tagliate fuori dalla provinciale. Vive poco distante da qui, vicino ad una serra, avrei voluto conoscerlo prima per vedere la sua soffitta di gelsi e da lì guardare i campi coltivati.
Non chiede per primo di giocare a carte, aspetta.
Mentre il bar inizia ad animarsi, in un alternarsi di gente al bancone per caffè, decaffeinati, macchiati, amari, dolcificati, lui legge, estraneo al via vai ed al brusio che sale diventando leggera confusione di fondo, di numerose voci indistinte. Probabilmente non le sente oppure non le ascolta, di certo non costituiscono un fastidio. E ’ come se sapesse che di lì a poco qualcuno lo interromperà per chiedergli di giocare a carte. Non so se non riesce a chiedere o se ne sta lì a disposizione del prossimo. Sento che lo chiamano per nome e lui, pronto per entrare nel teatro di ogni sera appoggia il giornale, allarga le sopracciglia, si volta ma non chiede “come?”, lo sa. Si alza, sistema il giornale e senza enfasi, con movimenti controllati si accomoda al suo posto insieme a tre compagni dando il via alla scena centrale, quella che lo rimette in gara, collocandolo in posizione di partenza per quel viaggio serale che ha richiesto preparazione ed attesa.
I tavoli sono tutti occupati, mentre continuo ad asciugare e ad allineare tazzine compiendo azioni meccaniche, distinguo solo quel rumore costante simile al gorgoglio dei polli, salire dai cortili in estate, quasi soporifero. Mi perdo in quei pensieri che si dipanano come nel dormiveglia rassicurante delle voci senza ricordare a cosa si uniscono e da dove sono usciti lasciando che il tempo scorra, senza fretta, per una volta almeno in cui tutto sembra poter rallentare.
A tratti un ruggito mi riporta ai tavoli che da qui controllo e assisto con l’assiduità di uno spettatore che ogni sera guarda lo stesso film. Qualcuno grida al compagno un insulto accendendo l’atmosfera, sovrastando le voci sommesse di prima, entrando nel vivo dell’incapacità dell’uno, dell’inadeguatezza dell’altro in un crescendo di toni che mi obbliga ad uscire dal torpore.
Lui gioca cercando di fare attenzione, provando a ricordare gli scarti ed a calcolare qual è la mossa migliore sapendo che comunque vada verrà duramente ripreso da qualcuno che dandogli sempre educatamente del voi lo manderà bellamente a quel paese. “ Ma che, vi siete rimbambito!”. E’ la dura legge del Caffè Ragno per cui ci si insulta, ci si infama senza esclusione di colpi nell’unico, comune, incessante tentativo di vincere la partita
Come fuochi d’artificio, volano raffiche di improperi che accendono la corrente fra un tavolo e l’altro ed a turno ognuno insulta l’altro come da sempre nella vita del bar.
Lo vedo agitarsi sulla sedia, allargare le sopracciglia “come?”, chiedendosi dove ha sbagliato, che cos’ha dimenticato. Non prova a difendersi, è dispiaciuto, confuso e io provo una rabbia cieca per il tizio che un attimo prima ha osato rimproverarlo. A fine partita si avvicina di nuovo al banco riportandomi la quiete pagando la sua quota se ha perso o riscuotendo la vincita, i biscotti per la colazione di domani.
“Signora, ho preso questi” alza il braccio brandendo il suo trofeo. Ancora quell’emozione indesiderata, quel tocco lieve, profondo e la saliva da rimandare in gola come se tutte le debolezze di una vita riaffiorassero alla coscienza chiedendomi di abbassare la guardia.
Ma adesso non posso, domani forse…..
Lo guardo mentre si avvia verso l’uscita, varcare la porta a vetri, scomparire per strada in quella sua vita che non conosco, che avrei voluto incrociare e di cui mi è stato concesso un piccolo pezzo.
Mi rimarrà nel cuore come tutti coloro che incontriamo occasionalmente per strada e un attimo dopo senza nemmeno chiederci come non siamo più gli stessi. Rimarrà nel cuore come gli angeli di cui intuiamo, sorpresi, il frusciare lieve in un delicato, impercettibile tocco d’ali di cui conserveremo il ricordo per tutta la vita.



Share |


Racconto scritto il 23/08/2016 - 22:29
Da Donatella Di Bella
Letta n.278 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Un racconto ben scritto che manifesta la capacità dell'autore nel cogliere il cartter introspettivo del personaggio. Ci sono persone che lasciano un segno indelebile nella nostra vita.
5*

salvo bonafè 24/08/2016 - 16:32

--------------------------------------

si lascia leggere con piacere...coinvolge ed appassiona

marcello caccialanza 24/08/2016 - 16:22

--------------------------------------

Un racconto coinvolgente, davvero ben scritto e commovente, 5* buona giornata!

Chiara B. 24/08/2016 - 11:07

--------------------------------------


Inserisci il tuo commento

Per inserire un commento e per VOTARE devi collegarti alla tua area privata.



Area Privata
Nome :

Password :


Hai perso la password?