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Lourdes

Mi sono chiesta spesso come sia approdata a Lourdes e mi vedo alla finestra della cameretta con le pareti azzurre, quella del 5° piano, quella che per tanti anni è stata l'acquario da cui osservavo la vita: ogni mattina un furgoncino per il trasporto disabili raccoglieva una donna del palazzo affetta da una malattia orrenda che prima l'ha piegata come una molla in una scatola e alla fine se l'è portata via, ma lei sempre moderata, sempre degna...sapevo che impegnava il suo tempo come volontaria.
Le parlai -nel senso vero di parlare, intendo- quando mio fratello ebbe il primo ictus e sparì dalla scena della normalità per apparire ancora più ingombrante su uno schermo surreale...Mi permisi di ammettere con lei che non riuscivo a farmene una ragione, mi sforzavo di dire: “è la vita”, ma quel giro di giostra mi stava disarcionando...
Non fu quello che lei disse, fu piuttosto quello che non disse, nessuno zucchero caramellato, nessuna illusione, nessun malcelato disinteresse...capì e stette con me un momento in quel momento e io sentii e ancora adesso la sento, se faccio attenzione, il suo carisma, l'energia che emanava, quell'energia mi fece guardare in faccia la realtà senza scalpitare, senza disperarmi, senza mentirmi.
Fu allora che decisi in un angolo remoto della mente che avrei voluto fare qualcosa per assomigliarle.


Mio fratello, il mio fratellone, è morto l'anno scorso: ha impiegato 10 anni per morire e ho spiato la sua morte per tutto il tempo: è successo alla fine dell'estate.



NELL'ACQUA


Quello che sto facendo abita al cuore della vita: per quanto male mi faccia in questo momento, voglio farlo: la cosa peggiore, prima, in certi anni di prima, intendo, era non vivere.


Ho visto donne che hanno paura di essere vive, o di essere donne semplicemente, devono temerlo per nascondersi sotto segni pesanti, segni in ferro, segni di pelle molliccia, segni di occhi che ti sfuggono con ostinazione o ti implorano di lasciarle aggrappate alla loro illusoria fuga dai sensi.
Donne con qualcosa intorno al collo, così che tengono sempre la testa abbassata....
La gioia non è forse scritta nel corpo? Insita, abitante, non vuole ballare come Teresa con le sue nacchere?


Ho visto madri commuoversi e lottare nell'ubriachezza di lacrime contro l'artrite e gobbose e rigide scioglersi finalmente nel loro “Madre de Dios”, lamento funebre o speranza chiara: madri di soldati.
Di assassini. Di figli partiti, di figli che sono lì, ma se li abbracci, evanescenti.


Una madre, una soltanto, ho visto cadere e poi alzarsi e poi cadere di nuovo, all'indetro e senza guardare, nella fontana. Doveva essere fatto così: ninnando il suo bimbo malato, pensò che dovesse essere fatto così, per lui. Poi ha ringraziato composta e schiva ed è scivolata, pacata, sotto la tenda, per riappropiarsi del mondo.


Ho riso con le mie sorelle, sciolte anch'io le bende, acqua nell'acqua, ho riso gaia, ho abitato, per un giorno, un corpo senza giudizio.


Ho visto la bellezza del pudore, le pesche sull'albero: avrei spento il sole pur di non farle maturare!


Ho visto15 anni ancora da compiere che ne sostengono 95 già compiuti: nell'acqua entrano insieme e ti chiedi: “Davvero? Davvero un incontro”? “Chi aiuta chi”?


Ho giocato con la frutta che sempre portano con sè le donne creole nel loro costume a tante balze: vorrei indossarne uno così, una volta: provare l'orgoglio maestoso e i segni della schiavitù ancora ai polsi...


Ho gettato “un corpo di tutti” nell'acqua ed è uscito “un corpo mio”, è uscito forte, è uscito ridendo: mi sono lasciata andare ed era fredda e pulita e viva, mi ha abbraccciato e messo nella vita.


Ho toccato corpi ripugnanti e mi chiedo a cosa sia servito, ho sudato toccando sudore e non so perchè l'ho fatto, ho corso allegrezza giù per le scale allacciando il grembiulone e ad un tratto quel silenzio, così nobile, ad un tratto desiderare solo di essere lì.


VICINO ALL'ACQUA


Prima vedi una testina, delle gambine...non senti suoni, però...poi le ruote, vedi delle ruote da carro come durante la peste: visino e ruotone, dolore fermo e stagno: allora scoppi senza misura: “Perchè”??!


Poi due occhi azzurri che non vedono l'aria, sono vuoti di cielo, sono pieni di lacrime e sempre asciutti...perchè? Perchè?????!!


Mi hanno detto: “Che occhi che hai”: so cosa intendono, sono gli occhi di quando entro in relazione.


La mamma di un'altra bambina mi ha fatto una carezza e poi un sorriso e poi ha preso una misura d'acqua e si è incamminata verso casa: dove è casa?
Dove la mamma di un'altra bambina si accorge di te.


Ho sentito una bestemmia: solo chi ha una fede codificata in Te, Ti ama: Ti ama chi ama, Dio delle impronte nel cuore dell'uomo: io non ho mai indossato la divisa mentre, traballando, Ti portavano in trionfo.




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Racconto scritto il 11/11/2012 - 20:15
Da La. u
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