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Partenze

Siamo qui, nel buio tetro di questa stazione, in una nottata troppo fredda per pensare di poter cambiare il mondo.
Non so spiegare come mi sento.
La mia mente è un vortice di pensieri che continua a girare e a girare senza lasciare spazio a pensieri coerenti e ogni cosa sembra non avere senso.
Ieri sera ero certa si trattasse della decisione più giusta che potessi prendere, certamente non la più saggia ma sappiamo entrambe che non c'erano alternative valide.
Del resto nessuno può sapere cosa accadrà una volta partito questo treno e io, con la testa appoggiata al finestrino, riuscirò a vedere in controluce solo scene lontane della mia vita al di là del vetro appannato.


Eppure c'è qualcosa...quella sensazione di cui tu mi hai sempre parlato ma che solo ora riesco ad afferrare veramente e a capire cosa intendessi quando prima di partire per uno dei nostri viaggi dicevi di sentirti angosciata.
Come se non volessi poi farlo davvero, come se ti mancasse la forza o la voglia.
Non era pigrizia, ora lo capisco. E non era neanche angoscia ma solo realtà, aggiunta alla consapevolezza di doverla affrontare una volta per tutte.
Ho sempre amato quelle nostre gite fuori porta, avevo l'impressione che riuscissero a fare emergere il meglio di me catapultandomi in una sensazione di libertà sconfinata.
Ma non è libertà quella cerco adesso, è solo...
Come faccio a spiegarti come mi sento davvero, immersa nell'oscurità, sotto gli occhi di persone perdute almeno quanto lo sono io; come faccio a spiegarti che non sono una codarda e che non sto scappando dalla mia vita, ma solo cercando di afferrarla e toccarla con mano per vedere di che cosa sa.


La verità è che voglio andarmene, voglio andarmene, voglio andarmene e non tornare, voglio lasciarmi tutto alle spalle, anche le cose belle, anche le cose più intense e significative che ho vissuto; le cose brutte, quelle che mi hanno fatto male, le persone che mi hanno ferito e l'angoscia e la paura che mi hanno gettato fin dentro le membra. Voglio dimenticarle e non rivederle mai più.
Voglio andarmene e voglio lasciarti qui, perchè mi fa male vedere riflesso nei tuoi occhi tutto ciò che mi aspetta se decido di restare.
Voglio andarmene e tu devi essere pronta ad accettarlo.
Non ho il coraggio si rassegnarmi a un'esistenza piatta che mi lascia continuamente l'amaro in bocca.
Sorrido se penso a tutte le volte che che mi hai chiamata ribelle, anima beat perduta con la sola colpa di essere nata in un'epoca sbagliata. Sai, a volte ho l'arroganza di credere che avrei potuto farlo davvero quel viaggio attraverso l'America in compagnia di Sal e Dean.
La sfrontatezza di pensare che il pezzo che avrebbe potuto completare il mio puzzle facesse di cognome Kerouac e che mi aspettasse nel 1950 a ballare il jazz sotto un cumulo di stelle al margine di una strada perduta.
Avrei voluto che mi seguissi in questa pazzia e mi piace credere che il tuo silenzio in questo momento sia solo di insicurezza e che tu sia pronta a dirmi "vengo con te" anche se so che non è così.
So che infondo non voglio che sia così.
La realtà è che se penso alla cose che abbiamo vissuto insieme mi viene difficile realizzare che da ora in poi ne vivrò altre da sola e la paura che mi sovrasta è proprio questa: essere consapevole che non sarà più la stessa cosa, che come diceva Alexander Supertramp "la felicità è reale solo se è condivisa".
So che mi comprendi, come hai sempre fatto in questi anni; so che capisci che restare in questo posto mi fa solo stare male, che non sopporto più l'arroganza, la superficialità e la negatività delle persone.
Tutto quello che desidero è viaggiare e vedere e conoscere, è ritrovare la speranza che niente è perduto e che il mondo ha ancora tanto da offrire, fosse anche solo attraverso un oceano, una montagna, una città perduta.
Per sempre cullata da un treno in corsa mentre il paesaggio corre al mio fianco rapido e inafferrabile, ma così potente da riempire con la sola esistenza quel vuoto che mi porto dentro da troppo tempo.


Una folata di vento ci scompiglia i capelli ed ecco in lontananza il treno.
Ancora una volta eviti il mio sguardo, ancora una volta quella sensazione mi entra nel petto colpendomi più forte che mai, tanto che per un istante sono quasi certa di non voler partire più.
Ma so che è ora, è proprio qui che ci dividiamo.
Tu verso un'esistenza serena con le tue poche certezze in mano, io verso l'ignoto più buio, con un solo obiettivo chiuso in un pugno con la stretta troppo debole.
Vorrei abbracciarti, dirti che non è un addio, dirti che per me tu sei sempre stata quello che Dean Moriarty era per Sal Paradise.


-Lo so – mi dici e capisco allora che il silenzio può gridare più di qualsiasi altra voce.


Ti osservo per l'ultima volta dal finestrino del treno, cercando di imprimere nella mente l'unico volto veramente amico in tutti questi anni; lentamente ti vedo allontanare mentre il treno inizia piano la sua corsa sulle rotaie.




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Racconto scritto il 06/09/2016 - 22:51
Da Atlas __
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