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I comignoli di Londra

Il cielo che sovrastava Londra quel giorno era grigio a causa dei nuvoloni che lo coprivano accompagnati dal fumo che usciva denso e nero dai comignoli dei tetti delle case, impregnando l'aria dell'odore di bruciato e rendendo la giornata uggiosa.
Le persone camminavano frettolosamente per la strada: le donne con i loro bei ombrellini ricamati e di pizzo scalciavano le loro gonne vaporose per accelerare il passo, gli uomini dall'aria distinta avevano una postura retta e una mano sul loro panciotto gessato, i più ricchi possedevano un orologio da taschino ed erano sostenuti da un bastone dal manico d'ottone lucente, mentre le carrozze sfrecciavano guidate da possenti cavalli sulla strada umida e nera dove al margine tra il ciottolato e il marciapiede si annidavano pozzanghere d'acqua che a quel passaggio vibravano distrocendo i riflessi di chi passava in quel momento.
In mezzo a quella frenesia, in uno dei tanti edifici che si affacciavano sulla strada vi era, invece, la pace più assoluta.
Dal balcone aperto trapelava quella flebile luce solare che accarezzava i profili dei mobili che adornavano la stanza di quel piccolo appartamento: una scrivania antica di legno massiccio era posta all'angolo, affiancata da una seggiola che richiamava le stesse decorazioni della prima, con ovoli ionici sui braccioli e foglie d'acanto intagliate sui piedi, mentre lo schienale era rivestito di cuoio che aderiva al legno per mezzo di bottoncini bronzei. Nell'angolo opposto, invece, vi era una lampada dalla lunga piantana la cui estremità era sormontata da un cappello di tessuto verde decorato con motivi floreali di fili dorati che concludeva con tanti pennacchi, anch'essi dorati.
Al centro della stanza un enorme tappeto persiano copriva il pavimento di marmo, ormai usurato dal tempo. Proprio sopra di esso vi era posto un divano dai piedi a forma di zampa di leone che sostenevano la struttura lignea e l'imbottitura foderata di velluto verde. Sul divano, sdraiata sul fianco c'era una ragazza dai lunghi capelli color cioccolato raccolti alla maniera greca, la pelle rosea, le guance di un bel colorito e gli occhi castani, grandi, espressivi, da cerbiatta. Quella visione era conclusa dalla luce che colpiva e copriva, quasi come fosse un vestito, il suo corpo completamente nudo esaltandone le armonie e conferendole un aspetto quasi divino, come se brillasse di luce propria.
Bill l'osservava estasiato dall'obiettivo della sua macchina fotografica. La sua bellezza lo sconvolgeva ogni giorno di più, la sua sensualità, il suo essere donna, il suo modo di muoversi ed atteggiarsi, la sua voce, come gli parlava, come lo guardava lo mandavano in visibilio. Lei era la sua musa ispiratrice ed anche la sua donna ed ogni artista, pittore, scultore, fotografo, ogni singola persona, anche la più banale, lo invidiava per questo.
Continuò a contemplarla ancora per qualche secondo, poi immortalò cotanta bellezza nel rullino della macchina fotografica, insicuro di essere riuscito veramente a catturarla in ogni sua sfaccettatura.
La donna si alzò e avvolgendosi nella sua vestaglia di seta riccamente ricamata si avvicinò al ragazzo per vedere, anche lei, cosa avesse impresso dal suo obiettivo.
"Meravigliosa come sempre" disse Bill, quasi solennemente, indietreggiando per cederle il posto.
"Così non è equo però. Tu fotografi sempre me: per una volta mi piacerebbe invertire i ruoli ed essere io a fotografare te".
Bill sorrise divertito "Non sarei un soggetto altrettanto interessante".
"Questo è quello che pensi tu. Ogni signora di buon gusto si compiacerebbe davanti ad una foto ritraente un ragazzo bello come te".
Lui le si avvicinò e la cinse per i fianchi "E tu vuoi farmi ammirare da ogni signora di buon gusto di Londra?".
"Giammai! La terrei per me".
"Che te ne fai di una mia foto se puoi avermi quando vuoi?".
"Lo stesso vale per te. Dai per una volta lasciami fare la fotografa" mormorò rauca e sensuale lei, mentre apriva un bottone della camicia del ragazzo scoprendone i pettorali lisci e perfettamente delineati.
Bill sorrise e altrettanto rauco disse " Come vuole lei" per poi posare un dito sotto il suo mento, sollevarle il viso ed infine imprimere un bacio su quelle labbra che sembravano petali di rosa.
La donna prese a sbottonare lentamente la camicia fin quando non l'aprì del tutto, allora passando le mani sulle sue spalle la lasciò scivolare facendola cadere sul pavimento.
Scese sfiorando quel torace levigato dagli addominali scolpiti, conclusi da evidenti obliqui che andavano a riversarsi nei pantaloni lasciando il resto all'immaginazione. Liberò quel corpo asciutto, perfetto, statuario anche dei pantaloni che lo deturpavano solamente impedendo a chi lo guardava di ammirarlo in tutta la sua magnificenza. Presto la stessa fine fecero anche le mutande.
Completamente nudo si adagiò sul divano e puntellandosi su un gomito si tenne la testa con una mano, mentre l'altra ricadeva lungo il fianco.
La donna si abbassò all'altezza dell'obiettivo e iniziò ad osservarlo: sguardo penetrante, magnetico, seducente, le labbra carnose leggermente dischiuse, ogni singolo muscolo messo in mostra ed evidenziato dall'effetto chiaroscurale che permetteva la luce. Sembrava uno di quei dei greci meravigliosi che rubavano il cuore alle povere mortali che se ne innamoravano perdutamente, e lei era una di loro.
Scattò la foto e contemporaneamente un veloce lampo di luce invase l'ambiente, subito dopo Bill si mosse.
"Fermo" gli disse lei "Resta lì".
Gli si avvicinò con passo lento e sensuale per poi fermarsi davanti a lui, che ancora stava sdraiato come gli era stato detto. Tolse il nodo che stava sulla sua pancia e che chiudeva la vestaglia per lasciarla scivolare lungo la sua schiena fino a raggiungere il tappeto ai suoi piedi. Nuda davanti a lui si sdraiò sul suo corpo di pietra e dopo essersi guardati entrambi negli occhi si abbandonarono ad un bacio appassionato dove le loro lingue si rincorrevano, si sfuggivano e al contempo cercavano vogliose l'una dell'altra.
Esaurirono l'ossigeno a loro disposizione costringendoli a interrompere quel bacio famelico e focoso. Bill aveva il respiro leggermente affannato e mentre dava aria ai suoi polmoni si perse negli occhi di lei che lasciò scivolare una mano lungo il torace del ragazzo.
Bill la guardò con gli occhi languidi e la bocca semiaperta su cui subito si sovrappose quella di lei. Lui che fino a quel momento era rimasto puntellato sui gomiti cedette lasciando aderire del tutto la sua schiena al divano e posando la testa sul bracciolo. Si morse un labbro e tra le mani strinse i fianchi della donna che sinuosamente si muoveva su di lui inebriandolo di piacere.
Quello stava accadendo dentro una delle comunissime case affacciate sulla strada, dove il fumo dei comignoli di Londra volteggiava nel cielo impregnando l'aria del suo aspro odore.



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Racconto scritto il 15/12/2012 - 18:32
Da Sabrina MadHatter
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