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La bottiglietta d’acqua

Avevo diciassette anni quando iniziai a conoscere il “magico” mondo della discoteca, età in cui normalmente si ha la mente curiosa per nuove esperienze e per nuove emozioni.
Nonostante le svariate volte in cui vi misi piede, in verità non è che mi allettasse molto, ma ci andavo poiché ne ero trascinato da Ennio, il mio migliore amico dell’epoca (nonché compagno di scuola e di banco), unica persona con la quale avevo instaurato un solido rapporto, amicizia purtroppo finita dopo la maturità, poiché intraprendendo strade totalmente diverse, ci perdemmo di vista.
Non andavamo nelle discoteche tradizionali, ma nelle cosiddette “disco giovani”, ovvero locali per ballare frequentato prevalentemente da ragazzini e ragazzi non più grandi di vent’anni e con un orario di chiusura al pubblico che osservava la mezzanotte e mezza, massimo l’una di notte.
Ennio tra le tante disco giovani della città, mi propinava di andare sempre al “Juvenile” che a detta sua era oltre ad essere la migliore, era quella in cui ci si rimorchiava di più e ci si spendeva di meno. Rimorchiare e spendere di meno diceva? Umh…specie nel secondo caso scoprimmo che non era propriamente così.
A me personalmente, una valeva l’altra, e poi cosa non poco importante, non avevo voce in capitolo su di lui, aveva un atteggiamento testardo e dominante, praticamente decideva, stabiliva, agiva anche per me... o sarebbe meglio dire, solo con me. Con altri non aveva questo particolare potere, ma aveva il difetto di avere la lingua (maledettamente) lunga, dimostrandosi spesso e volentieri un autentico gallinaccio.
Non era una testa calda, ma a volte si rendeva protagonista di situazioni insolite e preoccupanti, e che rischiavano di compromettere anche il sottoscritto, difatti cercavo nel migliore dei modi di controllarlo onde evitare il peggio.
Fu proprio una sera al “Juvenile” che per uno screzio con il barista, ci mancò poco che venimmo fatti accomodare fuori, anche se dire “accomodare” risultava un eufemismo, poiché i buttafuori non andavano tanto per il sottile e i loro metodi poco ortodossi erano sempre garantiti. Assolutamente poco importava che buona parte dei frequentatori erano minorenni.
Tutto questo per una semplice bottiglietta d’acqua e per il modo di contestare animatamente da parte del mio amico.
Un sabato sera, dopo che io e Ennio ci scatenammo in pista e bevuto svariati drink (determinati alcolici e soprattutto superalcolici erano banditi), verso quasi la mezzanotte fummo colti entrambi da una sete pazzesca.
Guardammo nelle nostre tasche e ci accorgemmo con rammarico che avevamo speso tutto…o quasi. Con delle misere monetine messe assieme non arrivavamo a più di due euro.
La serata si sarebbe protratta ancora per un bel pò, la sete non ci diede assolutamente tregua e con pochissimi soldi non ci restava altro che comprare una bottiglietta d’acqua da dividere in due.
In disco si sa, tutto costa un botto e per ovvi motivi questo spiega di come buona parte dei guadagni dei gestori derivano proprio dalla vendita di drink o comunque di bevande in generale.
La situazione creatasi inoltre aveva un qualcosa di paradossale: il sabato precedente si era verificata la stessa cosa, ovvero rimanere a tarda serata con soli due euro e accontentarci di semplice acqua naturale. Ridemmo di gusto della cosa e ci dirigemmo al bar ove la musica non giungeva troppo invadentemente.
Arrivammo al bancone, a servirci ci fu Manuel, il barista, un gigantone dallo sguardo torvo, pelato e strapieno di tatuaggi e con poca voglia di scherzare.
Fui io il primo a parlare:
«Una bottiglietta d’acqua per favore»
Misi le due euro di monetine sul bancone e il bieco barista ci squadrò dalla testa ai pedi e ci disse:
«L’acqua viene due euro e cinquanta!»
Io e Ennio ci guardammo con aria interrogativa, la volta precedente, la stessa acqua ci costò due euro.
Restai interdetto, ma mi feci un’idea approssimativa (e non del tutto da scartare), ovvero che le bevande di qualsiasi genere fossero, erano semplicemente soggette ad aumenti improvvisi e che non ci si poteva sindacare.
Al mio amico invece la cosa non andò assolutamente giù e al barista gli contestò a gran voce:
«Due euro e cinquanta? Ma come? Una settimana fa costava due euro, identica bottiglietta, identica marca, ma perché cinquanta centesimi in più?
Ma non vi bastano tutti i soldi che vi fregate?»
Il barista inarcò dapprima un sopracciglio, per poi assumere un atteggiamento particolarmente trucido, e secca fu la sua risposta.
«Sentite qua: l’acqua viene due euro e cinquanta, DUE EURO E CINQUANTA, se non vi sta bene, vi potete dissetare gratuitamente con l’acqua dei cessi»
Ennio non si lasciò impressionare e si mise a controbattere.
«Senti tu invece, qua ci sono due euro, dacci quella dannata acqua e cerca di rilassarti, e tu pezzo di bifolco saresti un barista?»
Dalla bocca di Manuel partirono una sequela di parolacce, per poi imprecare.
«Ehi, topo di fogna con chi credi di parlare? Ho fatto il barman per vent’anni anni a Stoccolma quando ancora tu non facevi neanche pio pio» fece una pausa e continuò bofonchiando «Porca vacca, ma chi me lo doveva dire che un giorno sarei finito a lavorare qui in mezzo a voi dementi?»
Ennio incalzò.
«Si si Stoccolma... e sto cavolo»
Cominciai ad inquietarmi e soprattutto a preoccuparmi, temevo che il barista tramite radio avvertisse i buttafuori…per buttarci fuori!!!
Situazioni del genere non erano affatto rare lì al “Juvenile”, specie al bancone del bar, tra gente che alzava il gomito e gente che si irritava a causa del carattere repellente del barista che come è facile immaginare gli “uomini in nero” entravano inevitabilmente in azione.
Cercai in qualche modo di contenere Ennio, con occhiate, con colpetti sulla caviglia o sull’avambraccio, e a dirgli a denti stretti “bbbbstaaaa” “Ddddaiiii” “Ennnioooooooooooo”
Niente, non ci fu nulla da fare, il mio amico si impuntò fortemente.
«È una questione di principio, qua fanno quello che vogliono, facci caso che molto spesso non fanno neanche gli scontrini, quindi ADESSO il barista della malora si prende i due euro e chiude il becco»
Il ragionamento del mio amico non era sbagliato, ma ciò a mio avviso non sarebbe bastato a cambiare le cose, semmai a peggiorarle e mi ero rassegnato al pensiero che la situazione degenerasse e che il barista avrebbe chiamato in men che non si dica i buttafuori. Invece da parte di Manuel avvenne un gesto del tutto inaspettato.
Il barista con aria di sfida, innanzitutto si abbassò da sotto il banco per prendere una bottiglietta d’acqua, allentò, svitò e tolse il tappo, ne bevette un quarto poggiando direttamente le labbra, per poi riprendere il tappo e richiudere energeticamente, per poi infine sbatterla sul bancone.
«Eccovi l’acqua…DUE EURO! » ci disse con tono sprezzante.
Restammo di stucco, Ennio prese la bottiglietta un po’ tremando.
«G-grazie!!! Oh finalmente, ora si che r-ragioniamo! » balbettò il mio amico.
Il barista prese le due euro di monetine e in maniera poco fine le lanciò rabbiosamente dentro la cassa, e senza degnarci di uno sguardo, ci diede le spalle e si mise a sistemare varie bottiglie nelle scaffalature.
Ennio ed io con una certa ripugnanza e con un certo disgusto. bevemmo a turno dove poco prima aveva poggiato le luride labbra del barista, e per giunta l’acqua si rilevò temperatura ambiente…per non dire calda. Un autentico bastardo!!!
Uscimmo circa mezz’ora dopo dalla discoteca, eravamo visibilmente sconcertati e di comune accordo decidemmo di non metterci mai più piede.



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Racconto scritto il 08/10/2016 - 17:47
Da Giuseppe Scilipoti
Letta n.257 volte.
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Commenti


Grazie Francesco...Gentile di nome e di fatto eh si gli autobiografici sono il mio forte, sia nel leggere componimenti degli altri e sia nello scrivere i miei. Hanno un sapore come dire...genuino. Ho comunque scritto altri racconti fortemente autobiografici ovvero "Il Gonfia e Ripara" e "La ragazza della vetrina" di cui molti ritengono i miei scritti migliori. Grazie ancora Francesco per aver letto e commentato

Giuseppe Scilipoti 10/10/2016 - 11:27

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Bel racconto... Mi piace lo stile narrativo. Gli autobiografici poi hanno sempre un fascino particolare. In questo caso mi hai rinfrescato la memoria, in fatto di discoteche. Le mie esperienze in materia provengono dall'epopea degli anni 80 e dovrei decidermi, in effetti, a scrivere qualcosa in proposito.. vedremo. Intanto ti faccio i miei complimenti.

Francesco Gentile 10/10/2016 - 07:24

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