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VALENTINE (Capitolo 0: La morte)

Come è strana la vita..... riserva tante sorprese, già scoprire a 27 anni che i miei genitori non sono i miei veri genitori è stata una sorpresa, e che sorpresa!! Non bastava essere abbandonato in fasce appena nato sulla riva del mare, manco fossi un asciugamano, dimenticato li per sbaglio dopo una giornata in spiaggia. Se fossi stato un asciugamano, magari dopo un po', qualcuno mi sarebbe venuto a riprendere ma, forse un asciugamano vale più di me.
Se mi avessero buttato a mare penso che sarebbe stato meglio, per la mia vita, che ora ho perso.
Esiliato ora in un mondo che non è il mio, in un epoca che non so quale sia, solo, senza poter morire, senza poter vivere, costretto ad aspettare solamente che l'unica ragione che mi potesse far vivere, muoia.
Nonostante adesso sia tornato quello che ero, percepisco ancor in me quella strana vocina che, nell'udirla, m'incantava, mi stordiva, mi eccitava, la stessa vocina che ha iniziato a tormentarmi da quando mi son svegliato......o da quando sono nato? o da quando sono morto? chi se ne frega tanto ormai non fa differenza.
L'ironia l'ho sempre avuta, questo lo ricordo bene.
Questa è la mia storia, io sono Ale ed oggi morirò!


Era un giorno come tanti, son tutti uguali i giorni nei piccoli paesini, Ale si sveglio come al solito alle prime luci del sole, aveva sempre sofferto d'inosina e questo era stato uno dei tanti problemi che aveva dato fin da piccolo, non faceva mai dormire in santa pace i suoi genitori adottivi.
Si affacciò alla finestra e diede un rapido sguardo al fantastico panorama, il mare era una tavola, nemmeno una nuvola in cielo. Pensò fra se, ci son persone che pagano per star a due passi dalla spiaggia, ma mica una spiaggia qualunque, sembrava di stare alle Maldive. Si vestì rapidamente e uscì fuori di casa, era il momento più bello della giornata, spiaggia deserta e nessun rumore, se non quello delle onde che s'infrangevano sulla sabbia. Quella sensazione come se il tempo si fermasse lo affascinava, ma, purtroppo, il tempo non lo ferma nessuno perciò rientrò in casa e dopo una rapida colazione si diresse al centro del paese per andar a lavorare.
Ma che palle di storia! Arriva al dunque....
Divenne sera, percorse, come al solito, distrutto dalla fatica, la strada del ritorno; se non fosse perché gli servivano i soldi, di certo, non avrebbe mai accettato di aiutare quotidianamente il padre, o quello che lui chiamava padre. Solita strada, solito orario, manco un cane in mezzo alla strada, la spiaggia poteva essere uno spettacolo ma il paese era un mortorio, manco fossero le 2:00 di notte.
La strada di campagna era l'ultima parte di cammino per raggiungere casa, ma era lunga quella strada e neanche una luce; mentre la percorreva cominciò a sentire dei rumori ma era troppo stanco per pensare agli eventuali cani o gatti, almeno in quella zona e a quell'orario, qualche essere vivente si poteva trovare sulla strada. D'improvviso, tre scure figure si presentarono dinnanzi a lui, era troppo buio per capire chi fossero; uno di loro aveva in mano qualcosa simile ad un bastone. Neanche il tempo di capire chi potessero essere che il tizio lo colpì in testa facendolo cader per terra senza sensi.
Dopo un tempo lungo un secondo o un eternità riprese i sensi, si rialzò dolorante, la faccia gli faceva un male cane, si sentiva ancora il sapore del sangue in bocca. Si ritrovò in una stanza, la puzza di cane morto era da fare schifo, almeno pensò così, che si trattasse di cane; guardandosi intorno capì subito che si trovava in una casa in legno, come quelle delle fattorie nelle campagne, con una sola finestra in alto ma, troppo in alto per poter guardare fuori. L'unica porta che accedeva all'esterno non aveva maniglia. Classica storia di rapimento pensò subito, anche se, i suoi genitori in verità, a malapena avevano i soldi per tirare avanti. Quasi col sorriso penso ‘ma che deficienti, magari si informavano prima di rapire le persone, con i soldi del riscatto al massimo si possono fare una cena in pizzeria!', Non passò molto tempo, magari anche perché Ale non si sapeva star fermo con le mani, senza volerlo fece cadere per terra uno strana bottiglia di vetro, fracassandola in mille pezzi e facendo un rumore che non poteva passare inosservato; qualcuno fuori stava solo aspettando che si svegliasse.
Si spalancò d'improvviso la porta ed entrarono tre strani personaggi, vestiti in modo alquanto bizzarro, camicie abbondanti e larghi pantaloni lunghi fino alle ginocchia, cinturoni di cuoio lungo la vita e delle scarpe in pelle chiara. Si avvicinò uno dei tre, aveva uno strano tatuaggio al collo a forma di uccello, "Benvenuto su Valentine!!" esclamò il tizio, tirandogli con violenza un pugno allo stomaco "oggi sei nostro ospite"; Ale cadde a terra senza respiro, gli aveva spaccato una costola, un secondo gli tirò una calcio in faccia e ridendo "perché non parli?". Ale non fece neanche a tempo a riprendere un minimo di respiro per chiedere cosa volessero da lui che cominciano tutti e tre a prenderlo a calci e pugni. Non la finivano mai, o almeno finché non perse i sensi. Al suo risveglio si ritrovò legato ad un palo a forma di ipsilon con le mani legate alle due estremità superiori, il sangue dalla bocca gli colava sui vestiti. Aveva preso così tante botte da non poter parlare, senza considerare che qualche dente era andato perso a causa di qualche calcio in bocca.
L'uomo col tatuaggio, proprio d'innanzi ad Ale, con un sorriso strafottente disse "Ben svegliato!", gli altri due alle sue spalle cominciarono a ridere. "Lancie, hai visto cosa porta al collo?" disse uno dei due che era alle spalle dell'uomo col tatuaggio, Lancie abbassò lo sguardo e vide quello strano ciondolo che Ale portava legato al collo, fece una faccia quasi sbalordita. Lo prese tra le mani e dopo averlo guardato con attenzione glielo strappò dal collo per poi indossarselo come se fosse il suo, quello strano ciondolo a forma di ‘V'.
"Hai da accendere?" gli disse Lancie con voce seria, poi proseguì sorridendo: "Non ti preoccupare, risolvo da solo!" uscì da una tasca un fiammifero e lo accese in faccia ad Ale, procurandogli un raschio sanguinante; si accese un qualcosa simile ad una sigaretta e cominciò a fumare.
"Cosa diavolo volete da me!?" disse Ale con quel briciolo di forza che gli era rimasto in corpo. Uno degli altri due rispose "Ci fa freddo! Ci puoi riscaldare?" ricominciando a ridere in maniera sguaiata; Lance, con una mano, sfilò dalla sua bocca la sua sigaretta e la buttò ai piedi della sua vittima.
Il fieno prese fuoco sotto di lui, innalzando alte fiamme intorno che, come in un abbraccio mortale, lo avvolsero senza nessuna via di scampo. Il suo urlo straziante echeggiò nell'aria come un tuono a ciel sereno nel silenzio tetro della morte che l'attendeva.




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Racconto scritto il 22/04/2017 - 15:10
Da Alessandro Infascelli
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