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Un ricordo lontano

Suona una corda, pizzica una seconda, zappa la terza,
ed ecco! riecheggia il trio, che si propaga per tutto il vicinato, su tutte le finestre si riflette ed in tutti gli angoli dell'ampia sala va a morire: nasce una melodia, anche se sgraziata; non meno gradevole di tante altre, nasce una storia.
Il ragazzo apre gli occhi, non è più solo, si vede circondato; mille occhi lo scrutano e nasconde i suoi timori sotto il tessuto ruvido; al ritmo delle arterie si sfoga in un lamento intonato, e ne fa un capolavoro; ormai è tornato solo; solo lui e la sua musica amata, ed il resto nulla più importa.
Piace o non piace, vola o precipita, che importa, è una sensazione troppo bella perchè sprofondi tra le parole insensate di chi l'ascolta, e, con gli occhi chiusi ed il cuore aperto, ondeggia e si esprime tra chi non potrà mai ascoltarlo; pur volendolo, pur provandoci, dalla sua testa non potranno che uscirne surrogati del reale significato.
Così, la gente rinuncia, va e viene, ma qualcuno pur non percependone l'esistenza esclama un "eppur si muove!".
Intanto, i treni passano,sbuffando ricoprono di fumo il piazzale affollato rivelando gli ultimi raggi del giorno che, timidi, colorano la gente incurante che, semplicemente, passa; ma lui, saldo ed irremovibile, ripassa sul suo spartito una nota, una seconda, e , con la terza, un accordo! il migliore, il suo accordo.



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Racconto scritto il 29/04/2017 - 20:16
Da Alessandro Cavaliere
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