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Il giardino dei Beauville

Il giardino dei Beauville era un piacevole omaggio alla natura incontaminata e, con il succedersi di infiorescenze sempre fresche e colorate, scandiva il regolare passaggio delle stagioni; il passante distratto non poteva immaginare che dietro tale magnificenza ci fosse il lavoro meticoloso di una coppietta di anziani che aveva fatto della propria passione una scelta di vita. Gerard, grazie ad un congruo prepensionamento solo dopo pochi anni di servizio alle ferrovie del Nord, aveva potuto dedicarsi a tempo pieno insieme a Marie, allo studio delle piante e dei fiori, con evidenti e sorprendenti risultati.
Gouville-sur-mer si affacciava sul canale della Manica proprio di fronte all’isola Jersey che, nelle fredde e cristalline giornate invernali, si stagliava all’orizzonte come un monolite sul mare impetuoso, falciato costantemente da raffiche di vento gelido. Il clima sempre rigido e piovoso non permetteva di coltivare la passione del giardinaggio in maniera disinvolta; ma per i Beauville era tutta un’altra storia.
La siepe cresciuta ordinatamente lungo il confine, delimitato da una ringhiera in ferro battuto, faceva da cornice a un manto erboso soffice, interrotto per alcuni tratti da un paio di vialetti tracciati con mattonelle di porfido che dall'ingresso facevano il giro del fabbricato e scomparivano sul retro, nella zona meno esposta al sole.
La casa era di proprietà del marito da generazioni, e faceva parte del contesto residenziale edificato nei primi anni dopo la ricostruzione; sulle facciate di pietra dal colore spento e monotono, ma perfettamente in sintonia con il cielo plumbeo delle giornate autunnali, il bianco spento degli infissi faceva comunque da contrasto al grigiore di un paesaggio uniforme e piatto. Come occhi sornioni, le finestre della mansarda facevano capolino dall'alto e mostravano aloni sui vetri anneriti dalla polvere, nascosti in parte dallo sfondo di tendine impolverate con temi floreali di una moda ormai passata.
La facciata, che era segnata da alcune crepe trascurate da troppo tempo, lungo i muri erosi dalla salsedine, mostrava il suo volto maestoso e nobile ma al tempo stesso arido come il riflesso di un'anima decadente.
Quella mattina di novembre, Gerard era rientrato in casa per la consueta pulizia periodica degli attrezzi, dopo avere partecipato alla messa nella cappella del centro. La cura di ogni particolare era fondamentale per la buona riuscita di un progetto; la qualità delle sementi, lo studio delle caratteristiche del terreno e la scelta della giusta posizione per il travaso non dovevano essere lasciate al caso, ma oggetto di un'attenta analisi. Ma quello che più contava su tutto era la manutenzione e la cura a cui i due coniugi prestavano la massima attenzione, soprattutto per quello che riguardava l'uso del terriccio e del concime, e non ultimo per la loro grande capacità di saper attendere il momento giusto...
Quel giorno il cagnolino di madame Leroy abbaiava con insistenza al cespuglio di ginestra, piantato proprio all’ingresso, dove Marie con pazienza da certosino stava pulendo le pietre di arenaria del vialetto.
- Ma che bella bestiola! Farai arrabbiare spesso la tua padroncina! - Cinquettò Marie ammiccando in direzione della signora.
- Mi perdoni per il disturbo, Marie. Questo batuffolo ha iniziato l’addestramento proprio oggi, ma ci vorranno mesi -
- Mi perdoni ma ... , la barboncina che portate sempre a spasso ogni mattina? - chiese Marie.
- Lorette... purtroppo da lunedì scorso, il giorno in cui si è rotto il collare, ne abbiamo perse le tracce. Poi io e George non abbiamo saputo aspettare e siamo andati al canile dove abbiamo trovato questo batuffolo … Gilbert, fai il bravo! Su!
Ha proprio un bel musetto. Pensò Marie. - Buona giornata madame Leroy! -
- Buona giornata a lei, Marie – disse madame congedandosi e ritornando sui suoi passi.
In quel mentre, Gerard sbuffava come una locomotiva a vapore perché era inciampato sul mucchio di terra smossa e col piede aveva spezzato il manico del rastrello appoggiato su una pietra; infine imprecò ad alta voce.
- Un lavoro iniziato va sempre terminato! Disse, ed imprecò di nuovo.
- Gerard, cosa dirà il reverendo quando dovrà ascoltare le lamentele dei vicini per le tue espressioni così colorite indirizzate al Cielo!
- Marie è anche colpa tua se il giardino è ancora da sistemare. Bada alle tue faccende! - rispose Gerard rimboccandosi le maniche e rimettendosi all'opera.
Quella sera le signore del circolo avevano organizzato una partita a carte e Marie fece la sua comparsa per accontentare le amiche e per mantenere un buon rapporto di vicinato, ma il gioco l'annoiava a morte. Ma tant'è non era un grosso sacrificio; quello che contava era mantenere un certa rispettabilità nell'ambito dei rapporti sociali, comunque limitati a pochissimi momenti di aggregazione, e fondamentalmente troppo superficiali per essere considerati tali.
Marie si presentò alle cinque.
Le signore si accomodarono nel salone dove la padrona di casa Margaret aveva preparato sulla tavola un buon te caldo, che venne servito con biscotti di pasticceria.
- Marie, ho visto che tuo marito sta tentando un nuovo innesto in giardino. Mi dicono che il terreno non sia abbastanza tenero per quel tipo di albero da frutto. Pensa che mio marito ha provato almeno per cinque volte, nonostante i soldi spesi per l'ottimo concime! - disse Margaret.
- Gerard sa il fatto suo. Dopo avere piantato, lo sai, ci vuole molta pazienza; bisogna sapere aspettare ed il buon Dio provvederà. Così è la natura delle cose. - rispose Marie.
- Ma la natura è matrigna come ben sai! - rimbeccò Margaret.
- Che vuoi dire con questo?-
- Parlo del cane di Georgette, smarrito nella notte buia della brughiera. Forse la natura ha avuto riguardo nei suoi confronti?
- Ma cosa è successo a quel povero cucciolo di pastore tedesco? chiese Marie con stupore.
- Beh, stava sempre di guardia al cancello, ma l'altra sera chissà cosa gli è capitato. Pare che sia sfuggito alla presa del suo padrone per rincorrere una lepre o forse per un odore pungente che ha attirato la sua attenzione. Ma da quel momento non si è più fatto vivo. Così i Dernier sono andati al canile a scegliere un'altra compagnia per il loro figlioletto. Era un animaletto così dolce.
- Chi può dimenticare quel bel musetto! - pensò Marie.
La serata si protrasse oltre l'orario consueto, tra chiacchiere e pettegolezzi di ogni genere, a cui le signore benpensanti del paese avrebbero potuto dedicare momenti interminabili.
Il mattino seguente Gerard era già alle prese con un alberello che doveva essere sistemato nella parte est del giardino, e dove appositamente aveva predisposto un bello scavo per contenere le radici insieme al terriccio ed al materiale da concime che si era da poco procurato. Vicino alla ringhiera si avvicinò il piccolo Antoine con il cucciolo di labrador che i genitori avevano regalato al figlioletto; il cagnolino annusava curioso l'ambiente circostante, ma quello che di più attirava il suo fiuto era quel cespuglio di ginestra, così rigoglioso che spuntava con i suoi rami al di fuori della grata. Abbaiò con insistenza poi con uno strattone si liberò dal guinzaglio e sfrecciò i direzione delle piante; d'un tratto sparì tra i cespugli e si ammutolì.
- ma che bel musetto.. - pensò Marie.
In quell'istante un vento gelido si fece spazio tra le foglie del giardino, ed il rumore delle fronde echeggiò nell'aria e morì nel silenzio della brughiera.
Il giardino dei Beauville era un autentico trionfo della natura in quell'immenso grigiore della Bretagna.



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Racconto scritto il 13/06/2017 - 14:17
Da Alessandro Rimoldi
Letta n.249 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Decisamente bello questo tuo racconto

Complimenti di cuore ciao caro


Maria Cimino 13/06/2017 - 22:54

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Bel racconto, una pennellata decisa e dei dialoghi non banali, in un'atmosfera sapientemente descritta. Bello davvero. Giulio Soro

Giulio Soro 13/06/2017 - 18:10

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Racconto descrittivo molto bello, complimenti.

Mimmi Due 13/06/2017 - 17:34

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racconto molto piacevole e buona scrittura

GIANCARLO "LUPO" POETA DELL 13/06/2017 - 17:10

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