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Un hotel a Manhattan

Manhattan.
Nonostante già nel 2005 la Fed avesse già rilevato alcuni eccessi di rialzo sul mercato immobiliare, nessuno avrebbe potuto immaginare che, solo due anni dopo, la bolla sarebbe scoppiata così all'improvviso; neppure uno scrupoloso analista come Jim Waile, cresciuto a calce e mattoni sin dalla culla e dopo cinque anni di gavetta presso lo studio McDowell di Manhattan, avrebbe scommesso che le cose si sarebbero messe così male. Qualcuno però aveva guadagnato abbastanza per sé e per altre tre generazioni, ma non certo lui che gli affari li vedeva transitare sulla scrivania solo per essere vagliati e vistati; Jim aveva certamente le qualità e la capacità per muoversi sul mercato, ma non il fegato per lanciarsi nella professione e correre il rischio di vedere sfumare il più che decoroso reddito fisso che fino ad oggi qualcuno gli aveva garantito. Dopo le sette di sera, spariti tutti i colleghi, era solito attardarsi in ufficio per riordinare le carte e navigare sul web alla caccia di qualche vinile da collezione, magari una tiratura limitata da conservare e che probabilmente avrebbe iniziato a prendere polvere dopo il primo ascolto. Sul tavolo pochi appunti in disordine e alcuni post-it sul monitor lasciati dal collega per le telefonate perse. Vicino alla tastiera ancora l'alone del caffè versato il giorno prima e sui fogli impilati in un angolo giaceva, come fermacarte, la marmorea riproduzione in scala del Colosseo, souvenir di Roma del suo capo.
Quella sera la connessione era lenta e l'attesa snervante.
“fottuta rete!” imprecò.
Alcuni fascicoli giacevano ancora aperti sulla scrivania, come abbandonati al loro destino; la politica dello studio privilegiava il cliente più performante, a livello di parcella, pertanto i tempi erano di conseguenza dimezzati e Jim puntava ad una percentuale di incentivo più sostanziosa.
Ci fu qualche attimo di tensione alla ricerca del pulsante “arresta sistema”, che sul nuovo software era quasi introvabile, poi con la coda dell'occhio fece caso ad un faldone di incartamenti che non aveva mai notato prima. Certo, non era un asso dell'archivio e tanto meno un maniaco dell'ordine, ma come molti nella confusione era in grado di trovare al volo qualsiasi cosa. Quel dannato pc poteva anche restare acceso stanotte, ma quel raccoglitore adesso aveva catturato la sua attenzione.
Lo sfilò dalla parete con delicatezza e lo appoggiò sulla scrivania, dopo aver spostato le carte che erano sparse dappertutto.
Apparentemente nessuna anomalia, un banale fascicolo come tanti altri, ma nella forma con cui era rilegato sembrava destare la sua attenzione per la particolare cura con cui gli incartamenti erano accuratamente rilegati. Solitamente i fascicoli dello studio erano “vissuti” pertanto presentavano pieghe, strappi e fogli non completamente inseriti nelle rispettive carpette.
“Piano di ristrutturazione hotel A.”.
L'hotel era di proprietà di una famiglia abbiente da diverse generazioni, ma si sapeva che avrebbe avuto bisogno di un bel restyling per mantenere il buon nome e la fama di cui aveva goduto per decenni.
Jim sfogliò avidamente le carte, sorvolando sui capitoli meno interessanti e soffermandosi sugli aspetti salienti che da esperto del settore sapeva riconoscere con fiuto magistrale.
Una simile ristrutturazione avrebbe richiesto un impegno finanziario piuttosto rilevante, ma l'investimento aveva in sé l'incognita della economicità dell'affare che certamente non dava garanzie sulle prospettive future di rientro del capitale e della realizzazione di profitti e quindi dividendi per i soci.
Il computo metrico per la determinazione dei costi di ristrutturazione per i nuovi impianti energetici, metteva in evidenza una cifra base di almeno mezzo milione; piuttosto Jim avrebbe puntato sugli allestimenti e al rinnovo degli arredi, ma non certo agli impianti elettrici o ai cavi per i sistemi di sicurezza a circuito chiuso. Una simile impresa avrebbe fatto gola a qualsiasi società nella lista top dei principali International Contractors, che pur di accaparrarsi la commessa anche solo per motivi di immagine e a costo di rimetterci, avrebbe accettato l'incarico ad occhi chiusi.
Tra le righe, alcuni cenni sulle modalità per individuare l'appaltatore e solo un elenco di nomi ed alcune date di scadenza previste per l'inoltro delle offerte.
Recentemente una delle principali imprese italiane aveva tentato la scalata sul mercato, presentando ai propri azionisti un progetto industriale che prevedeva la fusione con uno dei principali competitor al fine di rilevare quote di mercato e di posizionarsi ai massimi livelli di fatturato. In questo caso nessun nome di spicco si poteva evincere dalla documentazione archiviata.
D’un tratto il trillo dell’interfono fece sobbalzare Jim assorto nei suoi pensieri; il turno di sorveglianza terminava alle 8 pm dopodiché sarebbero entrate in funzione le telecamere a circuito chiuso e controllo da remoto.
“Jim sono Bud, sei ancora lassù? Io stacco tutto e rientro alla base. Non mi fare casini, come solito; quando esci avvisa la sorveglianza altrimenti dovranno buttarmi giù dal letto perchè ho la reperibilità. Mi raccomando. Notte”
“Notte Bud. Due minuti e finisco” rispose Jim.
Jim nella mezz’ora successiva continuò a sfogliare avidamente le scartoffie con occhio clinico, passando in rassegna i moduli tecnici che riconosceva a memoria e scansionando i dati che via via venivano acquisiti e registrati nella sua mente.
Chiuse il fascicolo riordinando alla meglio i fogli messi alla rinfusa sulla scrivania e si avviò verso il corridoio, con le idee ancora confuse su quello che aveva visto e molte perplessità riguardo quelle anomalie che non avevano riscontro con normali progetti di ripristino.
La spia della telecamera a circuito lampeggiò, poi si spense.
Il neon difettoso del corridoio cominciò a proiettare fasci di luce ad intermittenza. Un porta si chiuse. Rumore di passi lenti ma inesorabili sul tappeto di moquette...



Chinatown - tre settimane dopo.
I vapori che dal sottosuolo di New York si spandevano nell'aria già intrisa di smog avevano sempre affascinato Larry durante le sue passeggiate notturne a Chinatown. Quel giovedì di metà ottobre non aveva nulla di diverso rispetto agli altri giorni della settimana, se non fosse stato per quella strana sensazione che gli frullava in testa già dal mattino. Il caso era in piedi già da tre settimane e nell'ufficio del procuratore erano ormai tutti in fibrillazione perché le indagini avevano prodotto un nulla di fatto. L'assassinio di Jim Waile, noto ingegnere di Manhattan, aveva generato scalpore nel mondo finanziario; il corpo ritrovato tra i cassonetti di un vicolo a Chinatown poteva ricondurre a traffici della mafia locale. Le cose si erano ulteriormente complicate con il resoconto della scientifica che aveva pubblicato a seguire rapporti tra loro contrastanti in merito alle analisi di laboratorio.
Un buon piatto di spaghetti di soia con molta salsa piccante, innaffiato con abbondante grappa cinese, era quello che ci voleva, magari con un dolcetto della fortuna, tanto per scaramanzia; fortuna, esatto, quando sei in un vicolo cieco solo lei ti può aiutare a sbloccare la situazione.
Il ristorante di J. Lai distava due isolati dall'ufficio e all'ora di pranzo era la meta ideale per gli impiegati della zona; nei pochi minuti di pausa a disposizione e ad un prezzo più che decoroso ci si poteva sfamare quanto bastava per riprendere il turno del pomeriggio. Per spappolarsi il fegato questa era la dieta migliore: sei giorni su sette a pranzo da Johnny, o meglio Johnny “Walker” come veniva chiamato dagli assidui frequentatori, a causa del suo vizio del bere.
“Ciao ispettore Larry! Mi stavo già domandando se stasera avresti fatto o meno un salto dalle mie parti” disse Lai che aveva già notato l'amico venirgli incontro.
“Johnny, non è serata; metti subito qualcosa a saltare in padella che non ci vedo dalla fame. E non farti illusioni, lo sai che non amo la tua cucina; ma di una cosa sono certo, una sola: qualsiasi cosa mangerò avrà certamente quell'identico sapore che mi aspetto e che sapientemente riesci a propinare a tutti i tuoi clienti.”
“Sono quasi commosso dai complimenti! Vado subito a dare istruzioni in cucina; il solito per Larry! ...giornataccia vero?” - disse strizzando l'occhio a Larry.
“Sto girando in tondo come un bimbo alle giostre, e neanche un bagliore all'orizzonte da seguire come traccia; forse sto invecchiando o è il tuo cibo che disturba i miei neuroni. Senti, il pollo col bambù credi che riesca a digerirlo?”
“Hey, sbirro, non fare il furbo, conosci a memoria il menù, potresti addirittura prendere il mio posto in cucina, così almeno potrei fare qualche giorno di vacanza. Ma dimmi, sei ancora alle prese con l'assassinio della East Broadway? Immagino tu abbia una bella gatta da pelare con tutti quegli sbirri mobilitati nel quartiere; a quanto pare poi, sembra che stiate brancolando nel buio, nonostante le notizie diano come imminente la soluzione del caso. Certo la comunità cinese non sarà per niente d'aiuto per la ricerca di indizi o testimonianze, ma vedrai che qualcosa prima o poi salterà fuori. Mangiati il pollo e poi fatti una bella dormita, ascolta il tuo Johnny per una volta”
“Ricevuto. Stasera ho toccato il limite; penso che presto mi prenderò quella licenza premio che non sono ancora riuscito a godermi, magari su qualche spiaggia…”
All’improvviso si udì il trillo del cellulare di J.Lai che rispose, ma rimase in silenzio un secondo poi riagganciò immediatamente.
Larry intanto, dopo avere terminato il piatto, con un sorso si scolò l'intero bicchierino, poi salutò Johnny con il solo gesto della mano, quasi fosse già in dormiveglia, assorto nei pensieri che iniziavano a prendere forma, come in un mosaico da ricomporre e dove persone e fatti si muovono all'unisono con logiche inverosimili, ma chiare e perfette nella mente di chi è preso dal sonno profondo.

26 di Federal Plaza.
La coda agli ascensori era più angosciante che trovarsi nell’ora di punta a bordo di un taxi nella Fifth Avenue. Quella mattina però, dopo la lunga notte passata a visionare gli ultimi nastri, Kate sembrava cullarsi piacevolmente tra gli spintoni della massa di impiegati, pronti ad infilarsi nella prima breccia ed accedere finalmente ai piani superiori. Ogni giorno visi familiari di completi sconosciuti in una carrellata di sguardi fissi nel nulla ed assorti in chissà quali mondi paralleli. Passò il badge nel lettore e salutò con un gesto la guardia, poi si incamminò nel lungo corridoio continuando a sistemarsi i capelli biondi, alla vista degli occhi indiscreti dei colleghi rintanati nei loro box a sbrigare pratiche. Erano trascorsi ormai tre anni dal suo ingresso ufficiale in FBI a New York, dopo una lunga gavetta in polizia ed alcune collaborazioni estemporanee per i casi più spinosi.
La sera prima Larry l'aveva chiamata con insistenza lasciando addirittura due messaggi vocali, e questo le risultava strano tenuto conto che ormai era mesi che non si faceva vivo.
Si era sempre rimproverata di averlo piantato in asso iscrivendosi al test d’ingresso per accedere ai colloqui attitudinali del Federal Bureau, proprio nel momento in cui avevano trovato un ottimo affiatamento nella squadra speciale omicidi e dopo aver seguito insieme e risolto alcuni dei casi più difficili del decennio.
Larry era un istintivo e non pensava alla carriera, ma era abituato a lanciarsi nelle cose con trasporto e passione. La sua vita privata andava a rotoli ma a lui non importava.
Forse per quello, Kate aveva cominciato a convivere con i suoi rimorsi.
In quel momento, un mano sfiorò i suoi capelli con un tocco familiare.
“bionda!” - esclamò Larry
“sbirro!” rispose quasi meccanicamente Kate.
“tutta questa gavetta per finire tra le scartoffie del Bureau e fare il passacarte di qualche raccomandato! Kate… non ti riconosco!” - sentenziò Larry
“Cosa ti porta da queste parti Larry, sei stufo di seguire il caso dell’ennesimo furto tra quegli straccioni di Manhattan?” - rimbeccò Kate.
“Allora..., innanzitutto sei tu quella che ha mollato, ma non sono qui per questo. C’è una cosa seria in ballo. Cerchiamo un posto tranquillo… senti, ma una scrivania te l’hanno data almeno?”
Kate lo accompagnò nel suo ufficio e Larry rimase sbalordito dalla grandezza di quella che ai suoi occhi poteva sembrare piuttosto una piazza d’armi..
“Spilorci, tutto qua? Una donna del tuo livello trattata in questo modo…. non ho parole. Sei ancora in tempo… potrei mettere una buona parola.. se solo tu volessi rientrare..” - ammiccò Larry.
“Larry veniamo al dunque, non vorrai farmi credere che sei venuto sin qui per parlare dei vecchi tempi!” - Kate cominciava a spazientirsi.
Larry indagava sul caso dell’omicidio di Jim Waile, ma aveva la necessità di accedere ad alcuni fascicoli secretati inerenti la gestione degli appalti e delle ristrutturazioni su cui stava lavorando la vittima, o quantomeno si presume che fosse implicato in qualche accordo con la malavita. Non aveva alcuna intenzione di lasciare che il caso passasse all’FBI ma il tempo stringeva e doveva assolutamente dare una svolta alle indagini. Kate era il suo lasciapassare per mettere piede nello studio di ingegneria che inaspettatamente fece muro e in base ad alcuni cavilli legali non mise a disposizione le carte.
“Kate questa volta sono sulla pista giusta ma ho bisogno di accedere a dei documenti. In nome della nostra amicizia mi servirebbe il via libera del procuratore per aprire le carte dello studio. Ci sono alcuni messaggi..., e la deposizione della vigilanza non mi convince. Tra l'altro non ho potuto visionare le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso. Ti fidi?”
“Larry, non puoi piombare all'improvviso dopo mesi e chiedermi l'ennesimo favore!”
Larry, alzò le sopracciglia.
“ok ok. Basta che la smetti con quegli occhioni.. ti farò avere quel maledetto mandato!”
“merci, mon amour..”
Mentre Larry si avvicinava alla porta, Kate lo richiamò.
“Larry, un attimo. Voglio farti una indiscrezione, ma se fai trapelare qualcosa vengo silurata immediatamente. E’ una questione di sicurezza nazionale, per questo lasciamo che la polizia locale continui le indagini, solo per non mettere in allarme la rete dei sospettati.
In realtà abbiamo avuto una soffiata e pare che la ristrutturazione sia una copertura per l’allestimento di uno pseudo centro di raccolta dati per le attività di servizi segreti non meglio identificati. Continua le indagini, ma stai in campana e tienimi aggiornata.”


Ci vollero un paio di giorni per avere il foglio del procuratore e quel mercoledì si sarebbe presentato allo studio per cominciare la caccia. L'appuntamento era per le 2pm, quindi c'era tempo per uno spuntino…


2nd Avenue
L'odore di cipolla fritta saturava l'aria e la rendeva irrespirabile, ma al tempo stesso stimolava le papille dei passanti affamati. Larry poteva permettersi solo un bel piatto di street food, dato che si era reso conto di avere in tasca ben 5 dollari e che il locale dell’amico Lai era situato a ridosso di una fermata della 2nd Avenue.
Lo raggiunse e si mise al bancone sedendosi sul primo sgabello disponibile.
“Cose grosse, Lai! Siamo ad una svolta. Il tuo amico Larry farà carriera!”
“Cavolo Larry non posso lasciarti solo un momento.. non andrai a ficcarti in un guaio, spero!”
“Vedrai… vedrai…. c’è una svolta! Ci sono alcune discordanze nella deposizione della guardia giurata… ho tutto sul mio taccuino e comunque, oggi devo raccogliere altri indizi presso lo studio poi farò rapporto. Preparati allo scoop!”
“Come se non fosse la prima volta… aspetta a cantare vittoria" - smorzó subito Lai il quale si diresse alla ricerca del cellulare che in quel momento cominciò a squillare.
Larry stava pensando all’incontro con Kate, che aveva aggiunto alcuni particolari all’indagine anche se le ipotesi erano ancora tutte da dimostrare.
“Questo pollo arriva?” disse Larry fingendo di essere spazientito.
“Eccolo servito! Buon appetito!”


Studio McDowell. Manhattan
Larry si presentò puntuale con il mandato e la segretaria dello Studio fece strada fino all'ufficio della vittima.
Era alla ricerca di qualcosa che forse gli era sfuggito durante le indagini preliminari o che potesse trovare riscontro con le ipotesi di una attività di controspionaggio sotto copertura. Si muoveva con calma sfogliando alcune pratiche. Tutto era in ordine, come se qualcuno avesse ripulito ogni possibile indizio.
Il tempo trascorse velocemente e quando l'orario d'ufficio fu terminato gli ultimi impiegati cominciarono ad incamminarsi verso le uscite.
D'un tratto l'interfono lo fece sobbalzare.
“signore… sono Bud della vigilanza, siamo in chiusura, si prepari entro un'ora a terminare il suo lavoro. … a proposito sta salendo il ragazzo per la sua ordinazione”
“uhm..., certo, lo sto aspettando” disse Larry con voce calma.
La luce della telecamera a circuito chiuso lampeggiò poi si spense.
Il neon difettoso propagava luce ad intermittenza poi lungo il corridoio si udirono dei passi veloci. Sulla porta apparve lui.
“Larry fai gli straordinari? Sapevo che fossi un osso duro ma non fino a questo punto"
“Lai, non sono sorpreso, ti stavo aspettando. L’odore del tuo fritto ti ha preceduto!” ribattè sarcasticamente Larry.
Il cinese non fu sorpreso della calma serafica di Larry, perché ne conosceva ogni mossa, ogni atteggiamento e sapeva benissimo che il suo fiuto l’avrebbe prima o poi condotto alla fine dell’indagine.
Dopo avere contratto le labbra esplose un colpo con la Beretta P4Storm silenziata, nascosta sotto il cartone della cena da asporto.
Larry, sorpreso di come i toni della conversazione fossero precipitati così repentinamente, con gli occhi sbarrati giunse le mani al ventre.
“La tua cucina mi è sempre rimasta sullo stomaco. Sarà difficile digerire anche questo" - disse lucidamente Larry.
“La cosa non ci riguarda. Non è un questione tra me e te, nessun ranco...”
Si udì un sibilo e Lai cadde di peso come un manichino con il volto a terra. Sulla nuca un piccolo foro.
Kate entrò nella stanza con la magnum fumante ed il cellulare già in linea con il 911.
Larry incredulo si accasciò a terra sanguinante e vide la faccia dell'amico Lai riversa sul pavimento.
Mentre in lontananza si udivano sirene spiegate Larry chiuse gli occhi e fece alcuni movimenti impercettibili con le labbra.
“merda, ho sempre odiato lo street food!”




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Racconto scritto il 07/07/2017 - 13:52
Da Alessandro Rimoldi
Letta n.164 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Alessandro grazie per il tuo commento!
Ho cercato una tua opera e l'ho letta con attenzione,scorre tra dialoghi, cronologia, luoghi creando un'ascesa verso il finale amaro e ironico.
Molto bravo!
La prosa è in minor quantità su questo sito rispetto alla poesia quindi continua a pubblicare

Grazia Giuliani 07/07/2017 - 22:12

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Alessandro un'interessante racconto, potrebbe esser valorizzato se tu cercassi contatti con altri autori, non serve metter li un racconto e aspettare, socializza vedrai capiranno il tuo scrivere buona giornata

GIANCARLO "LUPO" POETA DELL 07/07/2017 - 17:37

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