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NON È MAI TROPPO TARDI( Racconto Squadra Verde)

NON È MAI TROPPO TARDI


Era stanco. Il viaggio in macchina l'aveva spossato, certo, ma rivedere la sua città, l'aveva annientato. Camminava lento per le strade, tropo lento, si disse, fermandosi all'ombra di un campanile. Alcuni ragazzini lo urtarono correndo. Sorrise, pensando alla sua infanzia, ma il sorriso gli morì sulla labbra, quando li vide fermarsi sui gradini di un portone poco distante e prendere i cellulari, sempre se così si potevano definire quei cosi ultra tecnologici, borbottò tra sé. E il pensiero corse ai telefoni della sua epoca, ma quella era preistoria. Continuava a camminare, per quelle strade, a passo strascicato. Scuotendo di tanto in tanto la testa. Lui era in cerca di tranquillità e forse, anche a caccia di ricordi, ma non riusciva a trovare né l'una né gli altri. I ricordi soprattutto, erano stati cancellati dal cemento. L'unica cosa intatta erano i campanili. Ma dove erano le case basse della sua infanzia, con la gente seduta fuori a parlare? E i bambini che giocavano a pallone fino al tramonto? Tanti negozi, e tanti palazzoni, alti e sgraziati si erigevano innanzi ai suoi occhi, là, dove un tempo c'erano ampi spazi aperti e larghe strade che pian piano si restringevano e portavano ai campi. I km percorsi in macchina, gli aveva trascorsi ingannandosi e favoleggiando, sul tempo che era stato. Ma ora aveva davanti a sé la realtà, una realtà che non gli piaceva. 50 anni erano davvero una vita, si disse, ma quello che gli faceva più male, era vedere il suo paesello, oggi diventato città, sacrificato ai falsi miti del progresso. Si costrinse a continuare la sua passeggiata. Tante volte, si era detto,nell'ultimo mese, che gli sarebbe piaciuto tornare a vivere là dove era nato e da ove era partito, a vent'anni, pieno di sogni ed illusioni, e convinto che nulla avrebbe mai mutato la noiosa vita del paese. Che scocco che era stato! Si disse, ma spesso i giovani non capiscono ciò che hanno, sinché non lo perdono e non solo i giovani, purtroppo...e ora a vedere quei luoghi, così trasformati, quello che rimpiangeva di più era la noiosa tranquillità del posto. Tagliò per una strada traversa, voleva vedere se il bar della sua infanzia, c'era ancora. Era il luogo che più di tutti rappresentava l'emblema di quel posto, della sua essenza, essendo stato per molto tempo, l'unico svago disponibile, con i tavoli in legno, e il lungo bancone, ma più si avvicinava, e più si chiedeva se non fosse stato meglio se lo avesse trovato chiuso. Poi lo vide, non certo quello che ricordava, no, quello che aveva davanti era un locale moderno, con l'insegna luminosa, e i tavolini in acciaio, alti con le sedie cromate ed eleganti vetrine. Scosse la testa, allontanandosi. Era forse un incubo? Come poteva conciliare i suoi ricordi con quelle immagini? E cosa centravano tutti quei locali, quei negozi eleganti, con improbabili abiti da sera, che facevano bella mostra di sé nelle vetrine, con quei luoghi? E la gente? Faticava a guardarla, madri frettolose, che spingevano carrozzini, vestite come modelle e ragazzini incollati agli smartphone. E i vecchi, anche i vecchi erano diversi, erano come lui, gente in jeans e maglietta, col disincanto disegnato dentro gli occhi, e l'impressione di non volersi arrendere al tempo che passava. Ne vedeva tanti, che parlavano tra loro, camminando velocemente o agli angoli dei negozi. Era luglio, ma non era il luglio dei suoi tempi, con i ragazzini in maniche corte e calzoni corti che si rincorrevano ridendo e scherzando, rimproverati degli adulti e dagli anziani, vecchi in maniche di camicia, con la faccia bruciata dal sole, le mani nodose e piene di calli, e la schiena curva per il lavoro nei campi. No, era un luglio molto diverso.
Camminava perso nei suoi pensieri, non era stata una buona idea tornare, avrebbe dovuto restarsene dov'era, o scegliere un altro posto.
<<Mi scusi.>>
<<Mi scusi, lei.>>
Quel breve scambio di formalità lo portò ad alzare lo sguardo sulla donna che aveva urtato, e sul suo sorriso dolce, l'avrebbe riconosciuta ovunque, nonostante il tempo e il suo scorrere. Cominciarono a parlare, camminando uno di fianco all'altra. Anche lei era tornata da poco in quei luoghi e si sentiva smarrita. Il tempo volava e quei 50 anni avevano cambiato tutto. Tutto, tranne i sentimenti, si disse mentre si riscopriva più galante del solito, lasciandola passare prima, se non potevano camminare affiancati. In quegli anni era cambiato, e molto, nel fisico e nella mente, e anche il suo carattere, e anche lei era cambiata, aveva mutato aspetto, idee, eppure i loro discorsi si incastravano ancora alla perfezione, ridevano delle stesse cose e si capivano al volo. Il tempo era volato via, eppure in quel tempo che scappava frettoloso, le loro vite, divise dai sogni della gioventù, avevano continuato a cercarsi, e ora erano lì. Cambiati, diversi, ma di nuovo insieme. Guardò l'orologio. Erano passate più di due ore e non se ne era accorto. Un largo sorriso gli solcò il volto, mentre prendeva la mano della donna che mezzo secolo prima, era stata il suo primo amore. Continuarono a camminare, parlando come se tutti quegli anni non fossero mai passati davvero. Sì il tempo era volato e avrebbe continuato a volare, trasformando ancora quello che già aveva trasformato, e anche loro sarebbero cambiati, ma questa volta, giurò a sé stesso, insieme. Non era mai davvero troppo tardi per riprendere in mano le redini, e se non aveva trovato ciò che cercava e aveva lasciato 50 anni prima, aveva trovato un motivo per lottare a e andare avanti per i prossimi 50 anni, e un modo per legare passato e futuro. E mentre ogni cosa veniva avvolta da un tramonto cittadino, loro si abbracciarono sorridendo, sotto un cielo rosa e da qualche parte, oltre lo spazio e il tempo, i loro cuori di ragazzi gioivano per essersi ritrovati.




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Racconto scritto il 22/07/2017 - 18:42
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.100 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Il tempo cambia le cose, ma non muta i sentimenti.....e se gli occhi non riescono a ritrovare le immagini del passato, il cuore e' invece piu' vigile...

Annamaria Palermo 23/07/2017 - 18:20

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Ecco ora si !

Grazia Giuliani 23/07/2017 - 12:14

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Marirosa il tuo racconto fotografa il tempo che scorre tra nostalgia del passato difficile accettazione del presente e desiderio di vivere il futuro,l'amore con la sua assenza ed esistenza scandisce la nostra vita.
Bello...brava...
Non posso votare dal telefono


Grazia Giuliani 23/07/2017 - 01:45

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