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Le mie teorie

Faccio teorie che possono andare bene, che fanno collegamenti intelligenti e traggono conclusioni convincenti ma poi, quando si tratta di praticare ciò su cui ho fantasticato, faccio cose assurde.
Lotto per qualcosa, faccio cose strane e dolorose per mostrarmi interessata a quella cosa, in grado di tranquillizzarmi, ma quando questa finalmente si accorge del mio bisogno e mi corre incontro, io mene frego, nel vero senso della parola e giro le spalle.
A volte ho bisogno di aria fresca, pulita, naturale. Ne ho tanta necessità, per poter diminuire la mia ira e alleggerire il peso che ho dentro.
Alzo le tapparelle e metto fuori il capo, per poter differenziare tra il clima che c’è a casa e l’ambiente che, invece c’è all’esterno.
La casa è piena di problemi ... la detesto così tanto, perché porta l’abitudine come titolo, come missione giornaliera. Non fa altro che farti praticare la stessa routine e, fare medesime cose ogni santo giorno, scoccia un po’ la vita.
Fuori è tutta un’altra storia. Fuori si respira la libertà, il senso di appartenenza a qualcosa di sconosciuto, elettrizzante che fa vibrare il cervello di piacere.
Perché sono così io? Perché lascio andare via delle cose che, per ottenere, ho rischiato la sofferenza e tutti i tipi di dolori? Perché le cose che ho nel palmo della mano non mi appartengono?
Quando giro le spalle e me ne vado, la gente ci rimane male, perché non riesce ad apprezzare il perché del mio scorretto comportamento nei loro confronti ma, purtroppo, non sa che sono arrivata a certi livelli allucinanti e che, precedentemente, ho sofferto per raggiungere una cosa che volevo, ma che vedevo in un punto tanto alto, quasi irraggiungibile.



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Racconto scritto il 14/08/2017 - 14:04
Da Rajaa Sarboub
Letta n.219 volte.
Voto:
su 0 votanti


Commenti


Un momento di confusa introspezione....ben percepita dal lettore.
Comlimenti

Annamaria Palermo 16/08/2017 - 16:24

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Sarò sincero: c'è del contenuto esistenziale in questo brano, tuttavia penso che si possa esprimere con maggior chiarezza e completezza, mettere a posto la punteggiatura, che l'autore per primo capisce di essere incerta in varie parti del narrato. Poi qualche refuso...come io mene frego...anziché me ne frego... ciaociao, buona evoluzione narrativa, quindi.

Spartaco Messina 14/08/2017 - 18:59

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