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Soffietta

Soffietta
Volava spesso e i suoi lunghi capelli biondi andavano indietro nella direzione del vento, lasciando libero il faccino birichino in cui splendevano gli occhi chiari, sempre sognanti e luminosi. Era spesso sbadata e fantasticava con la mente al punto da dimenticare tutto. Risedeva su una nuvoletta bassa, che usava anche come lettino e da quella postazione vedeva ciò che accadeva sulla terra. Ma il suo compito principale era quello di controllare il vento e di intervenire nei casi di pericolo.


Non era prepotente come Corallina, né brontolona come Olivetta, aveva un carattere allegro e gioioso, rideva spesso e forse era un po’ distratta, ma si divertiva un mondo a seguire il volo degli uccelli e i flussi delle correnti e dei venti leggeri. Indossava un abitino azzurro chiaro e bianco che ricordava il colore del cielo e delle nuvole. Tuttavia capiva quando si avvicinava un pericolo in quella parte di mondo che doveva proteggere dalle burrasche di vento e dalle trombe d’aria. La sua bacchetta magica brillava come se fosse di cristallo e al suo tocco inondava lo spazio circostante di luce.
Un giorno salì sulla sua nuvoletta Totò, un vecchio gabbiano che di solito girava nella zona del porto e ogni tanto l’andava a trovare per raccontarle le ultime vicende umane che si divertiva ad osservare qua e là in paese.
- Ti saluto Soffietta – disse il gabbiano con il suo verso stridulo.
- Ciao Totò - rispose la fatina sdraiata sulla sua nuvoletta – che novità mi porti?
- Mah! Nessuna novità. La gente è stufa del caldo e poi si lamenta che non si muove foglia!- disse con un po’ di ironia il gabbiano, ma si capiva che invece doveva confidarle qualcosa di importante.
- Siamo alle solite - sbuffò Soffietta – la gente non è mai contenta! Si lamenta sempre di qualcosa.-
- Si bella fatina, hai proprio ragione- approvò Totò - ma voglio farti una confidenza…
- Dimmi, dimmi- disse la fatina avvicinandosi all’amico e guardandolo con i grandi occhi azzurri attentamente.
- Tu sai che io con i miei reumatismi riesco ad avvertire in anticipo se sta per arrivare il brutto tempo e poi ho sentito dire in giro dagli altri uccelli qualcosa e ti assicuro che arriverà una burrasca. Bisogna fare attenzione!. Devi fare attenzione, perché passeremo un brutto momento! -
- Dai, non essere drammatico! - rise la piccola creatura magica.
- Ma sì ti dico! Ho saputo da un uccello che giungeva dall’Est, che i Venti Scalmanati, sono riusciti a fuggire dalle caverne dove erano stati imprigionati e adesso si dirigono verso di noi, folli di gioia per la libertà conquistata, più scalmanati che mai.
- Già, ma loro hanno il permesso di girare per il mondo a meno che non stanno per combinare un guaio. Ma come fermarli in tempo? -
- Beh, staremo a vedere! - Rispose Totò – Fai un fischio se hai bisogno di me - disse infine, spiccando nuovamente il volo e lasciando Soffietta su quella nuvola leggera e libera nello spazio.
La fatina rimase pensierosa per quel dialogo col vecchio gabbiano. Certo che se fosse arrivata una burrasca causata dai Venti Scalmanati, sarebbe stato un bel guaio, sia per la terra, che per il mare. Per non parlare poi degli umani. Avrebbero visto volare barche, andare in malora il raccolto e il lavoro di tanti mesi, avrebbe ucciso animali e chissà forse anche persone. Doveva preparare una strategia.
Le venne in mente che la montagna vicina era piena di grotte e di fessure. Doveva farvi entrare i venti e catturarli, finché non si fossero calmati, ma aveva bisogno di aiuto. Fece un giro di perlustrazione, notando se c’era qualcosa di strano. Ma sembrava tutto normale, se non quel caldo asfissiante.
Era in ansia, ma si era imposta di mantenersi calma e poi doveva pensare a tutte le cose che aveva da fare.
Radunò tutte le specie di uccelli presso la montagna con le caverne e spiegò loro la situazione. C’era chi ridacchiava, chi invece si spaventava, ma erano tutti d’accordo che dovevano suscitare l’attenzione dei Venti Scalmanati,che come i bimbi, nel loro turbinio, erano ignari dei disastri che combinavano al loro passaggio. Li avrebbero diretti verso le grotte della montagna. A quel punto Soffietta sarebbe intervenuta e li avrebbe catturati. C’era però da avvertire la cittadinanza di rimanere chiusi a casa e di mettere al sicuro gli animali e le loro cose.
Così velocemente, con la sua splendente bacchetta magica, realizzò un manifesto
in cui avvertiva tutti quanti del pericolo imminente e di seguire tutte le indicazioni che vi erano scritte per evitare il peggio.
La gente era incredula e sospettosa, tuttavia ebbe il buonsenso di ubbidire alla fatina e si prepararono a quel brutto evento.
Soffietta si mise in attesa sulla sua nuvoletta e osservando l’orizzonte si accorse che si addensavano grossi nuvoloni e l’acqua del mare iniziava ad incresparsi formando piccole onde che diventavano man mano sempre più grosse e alte, cosi il vento che già soffiava, iniziava a sibilare, ad infiltrarsi ovunque in tutti gli spifferi, tra gli scogli e le barche e poi in città tra le case e le strade, sollevando polvere e cartacce, emettendo un verso che ormai era un lamento che diveniva sempre più forte. Gli Scalmanati stavano per arrivare e nel loro fragore sembrava quasi che ridessero o piangessero, come folletti ignari di sconvolgere la vita di quel meraviglioso luogo. Sullo sfondo del mare, grigio e ormai agitato, una tromba d’aria si dirigeva vorticosamente verso il porto e la gente dalle finestre delle loro abitazioni assisteva spaventata.
Gli uccelli allora decisero di passare al contrattacco, si misero tutti in volo e crearono una grande colonna, dirigendosi tutti insieme verso la montagna, in coro cantando ognuno il proprio verso.
L’esperimento riuscì, perché i Venti Scalmanati ebbero una esitazione a quello spettacolo, videro quella colonna di uccelli che si muoveva e decisero di seguirli, così pure quella grossa tromba d’aria, che nel tragitto perse la sua energia e si annientò. Gli uccelli entrarono nelle grotte, seguiti da quella furia ventosa, ma prontamente ne uscirono, mentre i venti che non conoscevano quel labirinto interno della montagna, si smarrirono e allora prontamente Soffietta facendo brillare la sua bacchetta magica, catturò quella furia di venti, che ormai imprigionati nelle cavità della montagna, si misero ad emanare un rumore come un rombo sordo e ad altri suoni simili a urla e a pianti disperati. Erano Catturati!
La gente era felice ed uscì per strada ad applaudire Soffietta e gli amici volatili che avevano contribuito ad evitare un grande disastro. Soffietta era molto orgogliosa del lavoro fatto e prima di ritirarsi si recò presso i Venti Scalmanati ormai catturati e spiegò loro la situazione. Solo quando si sarebbero calmati, sarebbero stati nuovamente liberi di tornare a casa loro.
A volte non ci accorgiamo che con i nostri cattivi comportamenti, con le nostre azioni compiute senza riflettere, causiamo sofferenza e dolore negli altri, se non peggio. I venti erano dispiaciuti e fecero promessa di andare via tranquilli, così Soffietta li liberò e tutto tornò a splendere come prima. La gente riprese a lamentarsi del gran caldo, ma questo era normale..
Soffietta adesso aveva un amichetto con sé, un gattino che si era smarrito nella confusione e si era affezionato a lei. L’avrebbe tenuto con sè finché non avrebbe ritrovato la sua mamma. Così stanca di tutto quel lavoro si adagiò sulla sua nuvoletta bianca, ma accanto a lei si accoccolò il micetto che non trovando altro da fare, si mise a fare le fusa e infine si addormentò protetto dall’ abbraccio della bionda fatina.




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Racconto scritto il 09/01/2018 - 11:19
Da Patrizia Lo Bue
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