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The Nickname

Sono le 21.00. Mi alzo dal divano con la tazza di caffé in mano e mi reco nella stanza accanto che ho adibito a ‘studio’.
Ci sono due mensole stracolme di libri di narrativa, ma non sono quelli che mi interessano. Poso la tazza sul tavolo marrone scuro, laccato, e accendo il mio PC.
Ecco, questo è ciò che mi interessa.
Accedere a Internet e conoscere gente nuova tramite blog e chat.
Non sono mai stata brava con i rapporti interpersonali e, esclusi i legami necessari, preferisco rimanere nell’ombra nascondendomi dietro ad un nickname.
Controllo ansiosa la casella di posta, sullo schermo lampeggia ‘Nuovo Messaggio ’.
Deve essere Lui. ‘Red Scarf’.
L’ho conosciuto soltanto ieri su un sito di blog e ci siamo scambiati le e-mail dopo aver chiacchierato per quasi due ore in chat. Un tipo interessante. Non so nulla della sua vita, abbiamo soltanto parlato di argomenti in generale.
Apro l’e-mail.
“Cara ‘Lonely Shadow’ ti aspetto alle 21.30 in chat. Spero tanto tu ci sia. Ho proprio voglia di risentirti. R.S.”
Non faccio nemmeno in tempo a leggere il testo che mi sono già connessa alla chat.
< Ciao Shadow >
< Ciao Red >
< Come stai? Tutto bene? >
< Tutto bene, la solita giornata >
< Avevo proprio voglia di sentirti sai >
< Anch’io. Ero qui che aspettavo una tua mail >
< Senti Red, non mi hai ancora detto come ti chiami… >
< E’ ancora troppo presto… ne abbiamo di tempo per conoscerci… >
< Bhè, almeno dimmi che lavoro fai >
< Lavoro nel settore tessile >
< Sei imprenditore? >
< Vuoi sapere troppo…sii paziente. Tu piuttosto che fai nella vita? >
< Impiegata in una ditta. Dimmi un po’, sei sposato, hai figli? >
< Quante domande… No, sono solo. >
< Anch’io. Senti, quanti anni hai Red? >
< Sei troppo curiosa. Ora devo andare. Ho da fare. Ci sentiamo domani alla solita ora? >
< Certo. Sei seccato? >
< No, solo che devo andare ora. A domani. Ti aspetto Shadow. Smack. >
< Ciao… Buonanotte Red. >
Spengo il PC e mi preparo per andare a dormire.
Mentre sono sotto la doccia ripenso a quel ‘smack’, non riesco a levarmelo dalla testa. Mi ha fatto troppo piacere. Comincio a fantasticare sull’aspetto di Lui, di come potrebbe essere, cosa vorrei che mi dicesse…
Intanto l’acqua mi scivola addosso lungo il corpo procurandomi intensi brividi di piacere.


L’indomani mi reco a lavoro e durante la pausa pranzo compero il ‘New York Times’ dal mio edicolante di fiducia; in prima pagina un articolo di cronaca nera.


“RAGAZZA RITROVATA BARBARAMENTE UCCISA NEL SUO APPARTAMENTO. ALLARME A BRODWAY. UN NUOVO SERIAL KILLER?”
Stamattina la polizia ha ritrovato il corpo di Melanie Hawk, venticinquenne, studentessa all’università di New York e apprendista modella. Era nel suo appartamento; a dare l’allarme è stata la famiglia dirimpettaia.
La vittima è stata trovata mezza nuda con le mani legate alla testiera del letto. La cosa più scioccante sono le ferite ai polsi. Le vene sono state tagliate in profondità con una lama sottile a formare, in un gioco perverso, una serie di lettere come in un rebus. Inoltre la ragazza presenta segni di strangolamento.
Dalle indagini sulla vita della vittima non sono emersi particolari importanti, era una ragazza normale.
La polizia scientifica sta analizzando il caso in attesa di risposte concrete e chiarimenti sull’eventuale movente e assassino.”


Rimango a riflettere sulle parole appena lette e penso a quante disgrazie capitano ogni giorno… in particolar modo a chi è ricco, bello e potente.
L’opposto di come sono io.


E’ sera tarda. Il telefono squilla insistentemente, ma non ho voglia di rispondere. Lo lascio squillare e finalmente smette. Riprende. Alla fine mi alzo dal letto e vado a rispondere.
E’ l’ospedale di Boston. Mi avvisano che mia madre ha avuto un brutto malore e mi chiedono di raggiungerla subito.
Appoggio lentamente la cornetta al telefono pensando al viso di mia madre.
Me lo ricordo abbastanza bene, certo, anche se è da tanto tempo che non la vedo e i suoi lineamenti pian piano cominciano a essere un po’ sfocati. Non so precisamente come è diventata in 10 anni. La sua voce però mi risuona in mente chiara e limpida, senza sfumature. E’ acuta e stridula. A me non è mai piaciuta.
Mi decido ad andare in camera da letto a preparare la valigia; prendo calzini, intimo, qualche maglia leggera, dei pantaloni, pigiama e effetti personali. Chiudo tutto e nella tasca esterna della valigia inserisco delle riviste enigmistiche e il mio computer portatile per tenermi aggiornata con il lavoro.
Faccio il giro di ogni stanza della casa per controllare che tutte le luci siano spente, chiudo il gas e, dopo una rapida occhiata al corridoio stretto e lungo dove sono appese alle pareti le foto di quando ero piccola, chiudo la porta a chiave.


E’ passato quasi un mese da quando sono partita. Mia madre si è ripresa benissimo e siamo rimaste d’accordo che ci saremo sentite per telefono.
Arrivo a casa e raccolgo la posta accumulata sulla fessura della porta e i giornali oramai vecchi lasciati sul pianerottolo.
Dopo essermi preparata una tazza di caffé mi siedo sul divano e comincio a leggere qualche quotidiano.
Tutti parlano di giovani ragazze orrendamente uccise nelle stesse modalità di quella Melanie, la prima di una lunga serie. Ormai la polizia è certa che si tratti di un serial killer e le indagini procedono freneticamente, anche se senza grandi risultati.
In città comincia a insinuarsi tra le fessura delle emozioni la paura, il terrore.
Le autorità cercano di adottare comportamenti che si adoperino mantenere il più possibile la calma tra la cittadini.
Ho bisogno di parlare con qualcuno.
Mi sposto nel mio studio e accendo il PC. E’ ormai un mese che non sento Red Scarf, ho voglia di risentirlo.
Chissà se mi ha pensato…


Accedo alla chat, il suo nome lampeggia. E’ connesso anche Lui per fortuna.
< Ciao Red!!! Da quanto tempo!!! Come stai? >
< Ciao Shadow, tutto bene. Tu? >
< Sì,tutto ok. Sono appena tornata da Boston perché mia madre è stata poco bene >
< Ah, mi dispiace. Sta bene ora? >
< Sì, sta bene… ma parliamo di noi… >
< Come noi??? >
< Niente… stavo scherzando. Cosa mi racconti di bello? >
< Bhè, in generale non ho grosse novità… però devo confessarti che in questo periodo ho pensato molto ad una persona… >
< Davvero??? E chi è? >
< Bhè... una ragazza che ho conosciuto nell’azienda dove lavoro. Sta tentando di diventare una modella. Ora ci frequentiamo. >
< Ah, bene. Cambiando discorso… che ne pensi di quelle ragazze uccise ultimamente? >
< Sì, ho seguito la faccenda, penso sia opera di una mente malata, da rinchiudere in manicomio. Spero trovino al più presto il colpevole, anche se ne dubito. >
< Cosa ti fa credere che non lo prenderanno? >
< Si sa come vanno a finire queste cose.. Molto spesso il killer è troppo furbo per la polizia… >
< Sì, hai ragione. >
< Shadow adesso devo andare. Ci sentiamo. Ciao. >
< Ah, ok. Ciao Red. >


La stanza è impregnata dell’odore di Lui. Ogni cosa avvolta dal buio sembra essere un tutt’uno con il suo respiro, lento e profondo.
Il lenzuolo lascia scoperta la schiena muscolosa e liscia, e il viso, teneramente appoggiato al cuscino, ha lineamenti delicati come quelli di un bimbo. Sulla fronte spaziosa scende un ricciolo ribelle.
All’improvviso il suono dell’avviso di un ‘Nuovo messaggio’ di posta elettronica si spande nella camera immobile; Lui sobbalza e apre gli occhi senza capire bene cosa sta accadendo. Dopo un istante di smarrimento intuisce che quel suono proviene dal PC posto ai piedi del letto.
Apre il messaggio.
“ Sei bellissimo quando dormi. L.S.”
Le sue labbra sottili e marcate compiono un mezzo sorriso che subito svanisce e si trasforma in angoscia.
Si guarda attorno, finalmente mi vede seduta ai piedi del suo letto.
Sobbalza e mi chiede:
< Che cosa significa??? Che ci fai qui???>
< Ciao Fred > rispondo alzandomi.
< Come fai a sapere il mio nome, ma chi sei??? > Lui comincia a sudare, gocce di paura cominciano a invadergli il viso.
Ciò mi fa sentire ancora più potente.
< Il tuo nome l’ho scoperto sin da subito anagrammando il tuo nickname… so tante cose di te… >
A questo punto, mentre mi avvicino, Lui cerca di aprire la porta della camera, ma è chiusa a chiave. Quella chiave ce l’ho io.
Il corpo di Lui comincia a tremare.
< Che vuoi fare??? > mi urla con voce stridula che non ha più niente di maschile.
< Ti devo liberare Fred… devo liberarti dalla bellezza. Tutti sono schiavi dell’immagine… Solo ciò che è bello conta. Il resto è solo immondizia da gettare nei cassonetti.
Pensavo lo capissi da solo… Pensavo che almeno Tu ti interessassi di me e non di quelle quattro puttane che fanno le modelle. Dovevi amarmi… >


Mi avvicino a Lui prima che possa reagire; alzo velocemente il braccio mirando ai suoi seducenti occhi azzurri. Lo guardo fisso senza staccare un attimo i miei occhi dai suoi.
La lama del taglierino brilla ai raggi della luna che filtrano dalla finestra socchiusa; quasi stesse danzando.




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Racconto scritto il 06/08/2014 - 21:46
Da Erika Fantasy
Letta n.525 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Ti ringrazio davvero moltissimo per le tue parole Rosa ... mi fanno davvero moltissimo piacere!

Erika Fantasy 16/07/2015 - 17:06

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Ti ringrazio davvero moltissimo per le tue parole Rosa ... mi fanno davvero moltissimo piacere!

Erika Fantasy 16/07/2015 - 17:06

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Mi sono appassionata a leggerlo; l ho riletto più volte perché è troppo bello. La parte finale però m ha lasciato un po' stranita. Comunque complimenti Erika

rosa martella 12/07/2015 - 15:36

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