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Kind Of Blue

Kind of Blue di Miles Davis risuonava come un ricordo attraverso il fumo pannoso e il silenzio opprimente della Hall. Proveniva dal giradischi del Consierge, oltre la reception, aldilà di una porta di vetro e dietro un vicolo con degli ascensori; Non era molto lontano da dove sedevo io ed attraverso il fioco eco dei corridoi che facevano da cassa armonica, riuscivo ad intuire la malinconia di quell'umile ometto farsi accompagnare per mano dal proprio spirito esausto a tal punto da coinvolgere tutto il resto dell'albergo. Era attraverso le armonie sputate dal buon vecchio cuore dell'America nera che la fredda notte quel posto trovava il proprio sollievo; visto che nessuno si era mai preso la briga di restaurarlo sosteneva a modo suo questa guerra contro il tempo da quando ho memoria,e d'altro canto, come dargli torto? Congelare il tempo attraverso l'ausilio dell'arte non era proprio un idea da biasimare,tra l'altro, per quanto mi riguardasse, io mai avevo opposto resistenza al susseguirsi degli anni, e dunque, inconsciamente,solevo permettere ai miei ricordi di sovrastare prepotentemente i miei pensieri da sempre. Ogni notte il risultato non era altro che l' abbandono più totale nei riguardi del beffardo appagamento dei sensi attraverso i vizi più semplici; non avevo modo di combattere il mio vivere estenuante e così, mi trovavo solo in quell'albergo da circa 3 anni. Procedeva tutto così lentamente,i miei ritmi sembravano provenire da un sogno avvenuto durante una tiepida notte d'estate,la mia routine scandiva i miei momenti come un pendolo di qualche bancarella d'antiquariato dimenticata da Dio; fin quando una sera, nella hall, mi è venuto incontro un uomo. Si è presentato e mi ha detto: ”La conosco da sempre”. Aveva un aria severa, e portava con se una ventiquattrore di pelle di camoscio,un evidente accessorio costoso come tutto il vestiario che ne seguiva: Indossava uno smoking tessuto con cura che gli scendeva lungo il busto fine e longilineo dipingendo di un nero corvino le linee dei suoi arti in un vigore scintillante; ai piedi, portava un paio di scarpe di pelle di serpente con dei ritagli sulle cuciture a far da eccentrica cornice alla sua immagine. Usava infine tirare a lucido con della brillantina i propri capelli che cadendo all'indietro trovavano l'unione in folte e ordinate ciocche dietro la nuca, lasciando cosí libera l'alta e pallida fronte di fare da garante alla sua solenne presentazione. " Io so chi é, non sono qui per caso, avrei bisogno di parlarle" un tono deciso di quelli che solitamente noti nei film di Humphrey Bogart gli conferiva un'aria austera, aveva un fare duro,e allo stesso tempo elegante - non mancava di charme - pareva intento in una seria missione di cattura nei confronti della mia flebile attenzione:"Credo che lei debba prendere coscienza del fatto che é qui da anni e ormai non fa altro che abbandonarsi al suo delirio - sta perdendo quel che l'umanità ha di piú prezioso e non sa che.." Si interruppe di colpo al suono del mio bicchiere di Cognac sbattuto con stizza sopra il banco di mogano dinanzi alla mia poltrona: " Mi scusi,non credo di conoscerla,temo proprio che mi abbia scambiato per qualcun'altro" affermai dileguando con un gesto frenetico della mano la situazione. In un attimo i miei occhi incrociarono i suoi e li intravidero brillare.
" Mi ascolti, non voglio importunarla ulteriormente,gradirei solamente ragionare sulla sua situazione."
" Senta, la mia situazione altro non é che quella di uno scrittore che abita le più profonde e malinconiche vie della contemplazione da anni,che non ha alcuna intenzione di confessarsi con un finto prete alla beneamata età di 60 anni, e che,siccome é convinto di non averla mai vista in vita sua,desidererebbe che se ne andasse senza che questa conversazione sfoci nel volgare " furioso lasciai che il mio sguardo assumesse un intenso tono di sfida;
Mi infastidiva la sua presenza li,ritta come un vecchio cipresso a gettare una debole ombra sopra la mia persona, non avevo intenzione di farmi trattare come un anima perduta,volevo starmene solo e in pace nella notte; era forse chiedere troppo?
"Bene, credo di aver capito come tiri il vento, anche stavolta. Guardi,mi stia a sentire perché non mi ripeteró una seconda volta - sono stufo di lei, la conosco dal piú profondo dei suoi sensi e sono al corrente dei suoi pensieri da tutta la sua vita - so perfino che da tempo predilige dormire di pomeriggio per la paura che il buio le rubi le sue poche speranze, e per tale ragione non sono disposto ad assecondarla un giorno di più in questa totale devozione all'accidia che la sta logorando." la voce gli si ruppe,l'evidente rammarico che provava era innegabile. Soffriva molto." Sono solo passato ad informarla che me ne sto andando" Sibiló infine in un sospiro.
" Ah se ne sta andando, e si può sapere come mai ció dovrebbe in qualche modo riguardarmi? Potrebbe avere il semplice gusto di dirmi chi é lei e che cosa diavolo vuole da me?" La sua aria misteriosa cominciava a rendermi paranoico, non sapevo come facesse a essere a conoscenza delle mie sfere più intime, mi urtava oltremodo, e siccome non avevo alcuna intenzione di provare empatia nei suoi confronti, desideravo che si togliesse dai piedi il prima possibile. " Noto che tutto ciò altro non é che l'ennesima dimostrazione della sua arroganza e, arrivati a questo punto, é evidente come non abbia più bisogno di me, Non ha alcuna rilevanza sapere chi sia io, ne tantomeno cosa voglia da lei. Domani sgombreró le mie cose e me ne andró definitivamente - credo proprio che domani capirá cosa fare -"
Mentre finiva di pronunciare l'ultima frase lasció che la porta di vetro si chiudesse alle sue spalle e si tuffó nel lungo corridoio che portava verso la stanza del vecchio Concierge. Mi ritrovai di nuovo solo con Kind Of Blue e tra mille ipotetiche spiegazioni che mi ronzavano in testa non riuscivo a trovarne una che giustificasse la presenza di quel personaggio,una ragione che provasse quella sua comparsata improvvisa e surreale; non ottenendo nulla se non una forte emicrania mi parve opportuno tornarmene a bere tranquillamente dietro una ben celata abiezione; i miei problemi volevo solamente annegarli nella contemplazione dei miei giorni e perciò me ne tornai ai miei soliti riti notturni senza accorgermi minimamente che la mattina era arrivata da un pezzo prepotente e vestita di una brezza primaverile e con in mano un sole radioso come un mazzo stracolmo di girasoli; preso l'ennesimo caffé feci per avvicinarmi alla macchina da scrivere al fine di aggiornare il mio solito diario,ma notai improvvisamente che qualcosa non andava - sentivo un vuoto dentro - con sgomento corsi in bagno per sciacquarmi la faccia ma quando mi avvicinai allo specchio non vidi altro se non la finestra con la tenda sventolare dietro le mie spalle. Non poter scrivere più nulla se non la mia inettitudine dinanzi ai tasti che mi sfuggivano dalle mani mi angosciava e in quel preciso istante tutto mi sembró estremamente chiaro: chi era quell'uomo cosa volesse da me e perché era venuto a supplicarmi. L'avevo sempre disprezzato, non mi era mai passata in testa l'idea di coltivarlo,curarlo,apprezzarlo per ciò che era e in tutti quegli anni vissuti ad un ritmo frenetico lo ferii profondamente nel più intimo del suo orgoglio. Per questo si era decisamente stancato di tutto. Aveva sgombrato tutto da me, ma nonostante il rancore cercò educatamente di avvertirmi al fine di non farmi avere brutte sorprese la mattina seguente; non gli diedi la giusta attenzione neanche all'ora. Il classico comportamento di chi non si cura mai dei propri sussulti o dei propri desideri, la dimostrazione lampante di chi é troppo egoista per provare a capire la semplice necessitá dei sentimenti che lo abitano,la boriosa arroganza di non prestare un orecchio neanche all'ultimo e disperato tentativo di concilio tra la mie personalitá ambivalenti da parte sua,e visto che il tempo é garante dello spirito ma non della carne, pensai nel profondo che fece una scelta saggia a decidere di abbandonarmi al mio destino una volta per tutte. Davanti ad uno specchio che rifletteva la mia vecchiaia, rassicurato e appagato,sentii che ero finalmente libero da tutto. Avevo finalmente scisso le mie leggi morali da quelle corporee, avevo trovato la mia dimensione carnale senza rammaricarmi per le insofferenze dello spirito - Nessuno poteva più rubarmi le speranze durante le notti - ora che se ne erano andate per la loro via infinita, potevo finalmente dormire.



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Racconto scritto il 22/08/2014 - 13:50
Da Giannmarco Rughetti
Letta n.439 volte.
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