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Rinascere una seconda volta

Sentii un forte dolore al petto, al cuore. Istintivamente, sgranai gli occhi e aprii la bocca, cercando di immettere dentro di me più aria possibile, ma l’ossigeno che respirai, mi fece bruciare gola e polmoni, avendo quasi l’impressione di soffocare. E' forse questa la sensazione che provano i bambini quando vengono al mondo? Stavo forse nascendo una seconda volta?
Mi trovavo in una stanza completamente bianca e senza finestre; davanti a me c’era una porta scorrevole e alla mia destra un vetro da cui potevo osservare dei robot che mi controllavano e monitoravano degli schermi di computer. Ero completamente nudo, l’unica cosa che indossavo era un caschetto in testa e centinaia di elettrodi in tutto il corpo; ero sdraiato, sospeso cinque centimetri da una vasca, dalle dimensioni di letto matrimoniale, piena di acqua color arancione.
All’improvviso, la porta si aprì automaticamente ed entrarono due uomini. Erano entrambi alti circa due metri, pelle ambrata, occhi e capelli scuri e avevano più o meno sui quarant’anni: indossavano una tuta bianca plastificata, degli stivaletti che sembravano a dei doposci argentati e uno dei due aveva uno strano paio di occhiali. Quest’ultimo disse qualcosa d’incomprensibile all’altro: la sua voce era profonda, tremante e mi sembrava più simile a quella di un uomo molto anziano, stridendo col suo aspetto.
«Buongiorno» disse l’uomo senza occhiali. «Si trova nell’Istituto Z. Buchmann, a Sunshine Town. Io mi chiamo M153 e sono un automa, programmato a tradurre e capire la sua obsoleta lingua, mentre lui» rivolgendosi al suo collega «è il Dottor Zack: è un umano ed è grazie a lui se si è risvegliato. Ora, potrebbe dirci come si chiama e quando è nato e morto?».
Deglutii a fatica. Non sapevo se fossi riuscito a parlare. «Mi chiamo Jamie Bertram. Sono nato a Washington il 13 agosto 2000 e sono morto a New York la notte del 29 aprile 2020» sussurrai con un filo di voce.
L’umanoide e il Dottor Zack parlarono fra loro, poi il robot riprese. «Sono città che non conosciamo. Il suo Pianeta, in 400 anni, è cambiato molto: la parte meridionale è completamente ghiacciata, le uniche terre presenti appartengono ai territori delle vecchie Francia e Spagna, dette ora Fragna, della Russia, detta Rux22, mentre quel che rimane dell’Africa sono solo cinque isole. Tutto il resto è andato distrutto. Oggi è il quarantacinquesimo giorno dell’anno 2421».
“2421?!…quindi ho la bellezza di 421 anni! Wow, fantascienza pura!”, pensai tra me e me, provando paura e smarrimento. Solo ora mi rendevo conto che ero completamente solo, senza affetti, senza famiglia e amici, in un mondo che non avrei riconosciuto…le città dove avevo vissuto e che avevo visitato, non esistevano più! “Cosa mi passò per la testa quattro secoli fa? Perché decisi di farmi ibernare per poi essere risvegliato?”.
La porta si aprì nuovamente ed entrarono due infermiere-robot che mi sollevarono e vestirono con una tuta argentea plastificata e degli stivaletti bianchi, proprio come quelli di M153 e del dottore. Da sotto la vasca su cui ero sdraiato, un’infermiera-robot prese una valigetta, la aprì e la lanciò, trasformandosi come per magia in una poltroncina volante e mi ci fecero sedere. Da un bracciolo usciva un tubicino trasparente che mi misero nel naso, mentre nell’altro c’era una sorta di joystick che mi serviva a guidare quella sedia a rotelle in versione futuristica.
«All’interno dell’Air Xdia ci sono delle bombole d’ossigeno, perché non sappiamo se la nuova aria può causarle problemi: infatti, è composta solo da azoto e acidi» mi informò M153.
«Posso avere uno specchio?» gli domandai.
Mi ricordavo di essere un bel ragazzo, capelli biondi rasati, occhi castani e avevo un piercing sulla sopracciglia sinistra. Le due infermiere-robot se ne andarono e il Dottor Zack mi diede uno specchietto.
Quando vidi il mio volto, inorridii! Appena il mio viso, giovane e bello, fu riflesso dallo specchio, la mia pelle si raggrinzì, diventando una sola ruga, i miei capelli caddero, restando completamente calvo, gli occhi s’infossarono e al posto del piercing comparve un buco di tre centimetri che mi appesantiva e chiudeva la palpebra! Non potevo essere io!
Ancora sotto shock, fui accompagnato da M153 e il Dottor Zack fuori dalla stanza, ritrovandoci in un lungo e interminabile corridoio azzurro tenue. Mentre raggiungevamo l’uscita, in un dedalo di corridoi tutti uguali, M153 mi raccontò cosa successe al mio pianeta.
«Nel 2080, l’uomo bombardò per sbaglio la Luna con dei razzi SY7, frantumandola. In realtà, doveva abbattere un meteorite che stava per colpire la Terra, ma sbagliò mira e distrusse il suo unico satellite. Poi, nel 2150, una tempesta di ghiaccio stellare proveniente dalla galassia di Andromeda, ghiacciò completamente il Sole e in pochi istanti tutto il Sistema Solare piombò nel buio più assoluto. Mercurio, Venere e la parte australe della Terra sono completamente ghiacciate e ora sulla Terra, come le raccontai poco fa, ci sono pochissime terre emerse: ciò è dovuto all’aumento della sua temperatura interna e al conseguente scioglimento dei ghiacciai, avvenuto circa nel 2050; adesso questo pianeta lo utilizziamo, finché possiamo, solo come base scientifica e ci lavorano robot, umanoidi e pochi umani. Ma l’umanità, dal 2065, si era già trasferita su Marte, Cerere, Giove e Saturno, ricreando in tutto e per tutto il paesaggio terrestre, rivestendoli di uno speciale materiale che produce ossigeno purissimo e illumina o getta nel buio quei luoghi, un po’ come facevano il Sole e la Luna, alternandosi. Invece, Urano e Nettuno sono abitati dagli Urnettiesi: uomini piccoli piccoli, dalla pelle bianchissima, calvi, con grandi occhi blu; fisicamente sembrano agli umani, ma hanno solo tre dita in ogni arto e hanno una caratteristica straordinaria: sono, infatti, senza orecchie e comunicano con la telepatia!».
Non riuscivo a credere a quello che era successo…mi sembrava di essere il protagonista di un libro o film di fantascienza!
Senza nemmeno accorgermene, stavamo raggiungendo l’uscita e finalmente potevo vedere con i miei occhi quel che restava del mio pianeta. Appena varcai l’enorme portone dell’Istituto, mi ritrovai in un luogo desolato, buio e freddo. Il suolo aveva la stessa consistenza della sabbia, mentre il cielo era nero e pieno di nuvole, dalle quali si potevano intravedere dei lampi rossastri.
«Sunshine Town…M153 perché avete chiamato questa città così? Non è molto splendente!» chiesi all’automa.
«Semplice: è il luogo che per ultimo è piombato nel buio» rispose, accennandomi un sorriso.
Il Dottor Zack disse qualcosa a M153; poi iniziò a tastare, come se avessero dei minuscoli pulsanti, i suoi occhiali.
«Ora non si spaventi, signor Jamie Bertram. Stiamo per teletrasportarci su Giove» disse l’automa.
“Teletrasportarci su Giove?!”, ripetei tra me e stavo per replicare qualcosa, quando uno strano formicolio m’invase il corpo, e mi ritrovai avvolto da un fascio di luce fucsia. Mi sentivo leggero, quasi sospeso nel vuoto, e questa sensazione durò pochissimi istanti, quando scoprii, insieme a M153 e al dottore, di essere all’interno di un altro laboratorio. Anch’esso era bianco, c’erano automi, robot e umani che appena mi videro, cominciarono ad applaudire ed esultare.
«Benvenuto su Giove! Questa è la sede centrale dell’Istituto terrestre. Venga, sarà sottoposto ad altri esami e analisi.» esordì M153, mentre, ancora frastornato, mi guardavo intorno e un robot mi tolse il tubicino che avevo nel naso, tornando a respirare normalmente.
«Co…come abbiamo fatto? Solo con un paio di occhiali ci siamo trasportati da un pianeta all’altro?!» chiesi stupito.
«Quelli del Dottor Zack, così come quelli di tutti gli altri umani, sono occhiali speciali. Già a due o tre anni l’uomo indossa occhiali da vista, perché il contatto con le onde magnetiche e l’uso sempre più frequente di computer e affini, hanno indebolito le loro retine. Così si sono creati degli occhiali che, oltre a vedere meglio, consentono spostamenti, accesso a Internet, radio, videochiamate, scrivere e anche di vedere film!…purtroppo, però, la vista e la voce sono le uniche due cose che le innovazioni genetiche non possono ancora migliorare…».
«Innovazioni genetiche?».
«Sì, grazie alla fecondazione artificiale, alla chirurgia plastica e a innovazioni genetiche, l’uomo può vivere fino a 275 anni, mantenendo sempre un fisico da trentenni, ma la voce invecchia. Sfortunatamente, non siamo ancora riusciti a risolvere questo inconveniente».
Ero sbigottito e la paura si stava lentamente impossessando di me. Avevo uno strano presentimento. «Che cosa fa l’uomo per vivere? Che lavori svolge?».
«Lavoro?» l’automa sorrise nuovamente. «Certi lavori, come l’avvocato o il chirurgo, sono svolti da robot programmati per queste mansioni. L’uomo si dedica soprattutto alla scienza, alla tecnologia e a creare nuove invenzioni o linguaggi; ad esempio, sono stati coniati una lingua universale e un nuovo sistema di numerazione. Inoltre, grazie all’inserimento nei loro polsi di microchip, hanno nozioni di ogni cosa, di ogni materia, evitando di frequentare delle scuole».
«Le scuole sono state abolite?» chiesi meravigliato.
«Sì, perché insegnavano cose noiose, passate e a scrivere a mano…ormai, se vuoi scrivere qualcosa, basta parlare in un microfono collegato a un pc, ed esso riporterà per iscritto quello che si è appena detto. Ma ora venga, è tutto pronto per essere sottoposto ad altri esami».
“E' incredibile quello che è successo in tutto questo tempo…ma cosa vorranno da me? Riuscirò a integrarmi al nuovo mondo, a questa nuova vita?”, pensai tra me, squadrando ogni individuo e macchinario presenti nella stanza. Resi partecipe dei miei pensieri M153. L’automa mi guardò e sfoggiò un sorrisetto diabolico.
«Caro Jamie Bertram, non si è ancora accorto che, nonostante abbia 421 anni, lei è invecchiato solo fisicamente e ci vede ancora benissimo e la sua voce è rimasta sempre giovane?».
In quel preciso istante, udendo quelle parole, il terrore m’invase. Capii tutto e ancor prima di poter dire qualcosa o provare a scappare, sentii una forte scarica elettrica sotto la nuca.


Subito dopo l’operazione, il Dottor Zack chiese al paziente come si sentisse.
«Mai stato meglio! Ho fatto bene a sottopormi a questi interventi: mi guardi! Ho 250 anni, non ho più bisogno degli occhiali e la mia voce è giovanile…anzi, io mi sento giovane e forte, come rinato una seconda volta! Ma dottore, perché le persone del passato decisero di farsi ibernare?».
«Semplicemente perché l’umanità, ben 400 anni fa, si credeva intelligente e la possibilità di vivere in un futuro lontano, la faceva illudere di diventare immortale!».




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Racconto scritto il 11/09/2014 - 21:16
Da Chiara B.
Letta n.529 volte.
Voto:
su 12 votanti


Commenti


Grazie Ugo, grazie veramente di cuore per l'apprezzamento! Buona giornata,

Chiara B. 15/09/2014 - 13:52

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Grazie Salvatore! Te lo auguro di rinascere! Ciao,

Chiara B. 15/09/2014 - 13:51

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Fantastica questa genialità, un racconto che ti sommerge.

Ugo Mastrogiovanni 13/09/2014 - 12:57

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speriamo si nasce una seconda volta , la prima lo consumata a leggere il tuo racconto bella però , mi piace , ciao

salvatore alvaro 13/09/2014 - 06:58

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Grazie Nicola per l'apprezzamento! Ok, se si tratta di viaggiare fra galassie e scoprire nuove forme di vita, ci sto! Buona serata,

Chiara B. 12/09/2014 - 18:14

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Grazie di cuore Genoveffa! Mi spiace, ma non mi piacerebbe farmi ibernare, perché se poi vedrei il nostro pianeta diverso (in senso negativo) da come lo avrei lasciato...soffrirei tantissimo!!

Chiara B. 12/09/2014 - 18:06

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Molto interessante e avvincente...
A me piacerebbe molto poter dedicare il mio tempo alla creatività e viaggiare tra le galassie...
Si va?

Nicola Lo Conte 12/09/2014 - 16:39

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Molto interessante e avvincente...
A me piacerebbe molto poter dedicare il mio tempo alla creatività e viaggiare tra le galassie...
Si va?

Nicola Lo Conte 12/09/2014 - 16:39

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COMPLIMENTI per la tua fantasia,l'immortalità è un sogno per l'umanità ma a cosa ci potrebbe portare?facciamoci ibernare e lo scopriremo ,FANTASTICO ,bravissima CHIARA

genoveffa 2 frau 12/09/2014 - 16:27

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Grazie veramente di cuore, Salvatore! Speriamo che però l'uomo del futuro non diventi così cinico! Buon fine settimana,

Chiara B. 12/09/2014 - 13:43

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Grazie Giuseppe! A me, però, non mi piacerebbe vivere di fantascienza: pensa che libri come "1984" o "Fahrenheit 451" mi fanno paura, perché purtroppo stanno diventando realtà...mi reputo un pò "vintage"! Grazie ancora, buona giornata!

Chiara B. 12/09/2014 - 13:41

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Complimenti per la tua immaginazione, che secondo me rasenta una realtà non lontana, e per la tua scrittura scorrevole e coinvolgente. Veramente un bel racconto!

Salvatore Linguanti 12/09/2014 - 13:10

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Quanto sarebbe bello vivere di fantascienza, Chiara! Se ciò fosse realizzabile non avremmo più problemi terreni. Hai un'immaginazione inesauribile, brava! Un saluto!

Giuseppe Vita 12/09/2014 - 12:02

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Sì Marina, il tema dell'immortalità accompagna da sempre il cammino dell'uomo, ma mi auguro che non abbia risvolti così tragici, se mai un giorno vivere in eterno diventi possibile! Grazie di cuore! Buona giornata e fine settimana,

Chiara B. 12/09/2014 - 11:30

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Grazie Paola, siete troppo buone!! Buon fine settimana,

Chiara B. 12/09/2014 - 11:27

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Il delicato e controverso tema dell'immortalità che ha sempre tanto affascinato l'essere umano.
Bella la tua fantasia, Chiara, ma si sapeva, splendida la narrazione.
Complimenti a te, un carissimo saluto,
Marina

Marina Assanti 12/09/2014 - 11:19

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Ha ragione Vera...hai molta fantasia e hai una buona capacità narrativa.
Veramnte brava.Complimenti.

Paola Collura 12/09/2014 - 11:09

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Ma neanch'io, cara Vera, mi voglio far ibernare!! Sì, ho avuto una "visione" negativa del mondo, ma mi auguro di sbagliarmi!! Grazie veramente di cuore per i complimenti, troppo buona! Buona giornata anche a te e buon fine settimana!!

Chiara B. 12/09/2014 - 10:50

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Meno male, Chiara, che io non ho alcuna intenzione di farmi ibernare!... Ma tu inesauribile sei, davvero, in quanto a fantasia e capacità narrativa. Ne potresti scrivere di racconti! Sai quanti, e quanto ricchi... Però si vede che la nostra terra non t'ispira proprio bei pensieri! E ne hai di ragioni, visto come la trattiamo, mentre splendida potrebbe essere. Ma nonostante tutto, una buona e bella giornata fervidamente ti auguro. Vera

Vera Lezzi 12/09/2014 - 09:06

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