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Le istruzioni sono:

Da questo incipit scrivi un racconto breve: "Era lì, davanti a me, con l'aria di uno che volesse interrogarmi"


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Il Maestro

Era lì, davanti a me, con l'aria di uno che volesse interrogarmi. Il suo aspetto mi aveva già incuriosito la prima volta che ero passato davanti alla sua botteguccia di Portobello Road.
Secco allampanato, alto meno di un metro e cinquanta, il turbante nero che portava sulla testa faceva del suo meglio per farlo sembrare più alto, ma con scarsi risultati. Da quella faccia ricoperta da una fitta ragnatela di rughe, due occhietti vispi mi stavano seguendo mentre stavo passando nuovamente davanti alla sua bottega. Finsi di non vederlo, ma quella vetrina contenente un solo oggetto in esposizione contrastava troppo con le bancarelle circostanti, piene zeppe di cianfrusaglie di tutti i tipi e di tutte le epoche, per non essere notata.


Mi fermai ad osservare l' oggetto esposto, senza comprendere di cosa si trattasse. Lui non aspettava altro. Si avvicinò: - Vuoi conoscere il Maestro? - mi chiese con una voce chiara e profonda, che faceva a pugni con il suo aspetto fisico.
Se ci fosse stato uno specchio avrei potuto vedere la faccia che feci a quella domanda: - prego? - fu la cosa più intelligente che trovai da dire.
Lui si mi sorrise, e con un cenno del capo mi invitò ad entrare nel negozio. Non so perché, ma lo seguii. All' interno la bottega sembrava ancora più piccola che vista dall' esterno: una piccola scrivania e due sedie erano gli unici mobili presenti nel locale. Lui mi invitò a sedere, quindi andò verso la vetrina e prese in mano il ciondolo, tenendolo tra le mani con la stessa delicatezza con cui una madre tiene in braccio il figlio.
- Da quando mi sei passato davanti la prima volta, ho capito che Lui ti aveva scelto - mi disse, porgendomelo.
Vedendo che esitavo: - E' un oggetto molto antico - mi disse - se dovessi fartelo pagare non basterebbero tutti i gioielli del tesoro della corona. Ti farò pagare solo il tempo che mi è occorso per convincerti ad entrare. Per una sterlina è tuo, allora, lo vuoi?
Io non comprendevo dove volesse arrivare: di solito dietro un grosso affare c' è sempre in agguato una fregatura ancora più grande.
- Spiegati meglio - gli dissi. Quel giorno ero di poche parole.
- Mi chiamo Dardano - iniziò - e ne sono il custode. Il Maestro è un oggetto dalle strane proprietà, sarà lui a decidere cosa fare di te. Potrà darti denaro e amori oltre ogni tua immaginazione, o potrà essere la causa della tua rovina: dipende dall' uso che ne farai. Quando lo detti a Paride, come portafortuna per la sua missione a Sparta, non potevo certo immaginare che quel gesto avrebbe causato la rovina della mia stirpe, ma quando gli Dei hanno deciso la nostra sorte, noi comuni mortali non possiamo che seguirla.
Io guardai l' oggetto: effettivamente sembrava molto antico, e il prezzo mi sembrava ragionevole.
- Quando non ti servirà più me lo riporterai: fanno tutti così - Furono le ultime parole che mi disse mentre stavo uscendo dalla sua bottega.


Tornai al mio ostello, poco lontano dal mercatino, con il ciondolo in tasca.
Entrando mi girai a guardare Katia, che stava uscendo proprio in quel momento.
Alta e snella, con quel colore della pelle che mi faceva impazzire, si aggirava per l' hotel con il portamento di una pantera. Avevo notato quella sventola da urlo dal primo giorno che ero arrivato a Londra, ma lei non dava molta soddisfazione a nessuno, e teneva tutti un po' a distanza con il suo portamento regale. Una volta ci avevo provato: l' avevo invitata al pub e avevamo parlato a lungo, ma avevo avuto l' impressione che la cosa fosse finita lì.


Quella sera ero rientrato in camera e stavo osservando l' oggetto che mi aveva dato Dardano: era caldo al tatto e sembrava pulsare tra le mie dita. Mentre lo soppesavo, seduto sul mio letto vuoto, stavo pensando a Katia quando ad un tratto sentii bussare alla porta.
Aprii e me la trovai davanti: il suo unico indumento era una Marlbolo light tra l' indice e il medio della mano destra, che indossava con grazia e disinvoltura.
- Non trovo le chiavi della mia camera - mi disse con aria innocente - hai un po' di posto qui da te?
I due giorni successivi il Maestro se ne stette buono buono nel cassetto del comodino, senza neanche azzardarsi ad interferire con la nostra privacy.
Il terzo giorno uscii dall' ostello con il ciondolo in tasca. Pensavo alle parole che mi aveva detto il vecchio, e quell' oggetto iniziava a farmi un po' paura.
Quando passai davanti al suo negozio la porta era chiusa e la vetrina vuota, ma chissà perché, quell' imprevisto non mi causò nessun dispiacere.




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Scrittura creativa scritta il 29/11/2014 - 13:25
Da livio benvenuti
Letta n.521 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Un racconto coinvolgente, originale e molto ben scritto! Buona serata,

Chiara B. 01/12/2014 - 17:22

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Trasporta in un mondo favolistico, questo tuo racconto e,oggi, ne abbiamo
tutti un pò bisogno ogni tanto perchè non sappiamo più sognare! Mi è molto piaciuto. A rileggerti Livio .

Gio Vigi 01/12/2014 - 13:24

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