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= Poesia
= Racconto
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IL DIALOGO

Le istruzioni sono:

Scrivi un dialogo basandoti su questi elementi:
LUOGO: Una spiaggia deserta - ORA: il tramonto - STAGIONE: estate - PERSONAGGI DEL DIALOGO: un uomo di mezza età, una ragazza poco meno che trentenne - ALTRI ELEMENTI: si sono conosciuti da qualche giorno ma è la prima volta che si incontrano per una passeggiata, da soli. Lui pensa di essere innamorato di lei ed ha deciso di dirglielo. Lei è perplessa. E’ molto più giovane e soprattutto ha avuto una grande delusione sentimentale e non ha intenzione di sbagliare ancora. Un pescatore, quasi in riva al mare sta aggiustando una rete da pesca. Da un baretto di legno sulla spiaggia, deserta, arriva una musica dolce …


~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

UN INCONTRO CHIAVE

Il sole esausto, ma ancora minaccioso, cercava un varco tra le fresche valli dei Monti Sibillini, mentre sulla spiaggia ormai deserta, Mario spegneva gli ombrelloni uno ad uno senza affanno, quasi con rassegnazione. L’estate era breve su quel tratto di costa selvaggia e l’hotel alle sue spalle si sarebbe svuotato entro pochi giorni.


«Quando parti?» domandò il Signor 48.
«Domani mattina.» rispose la Signorina 29.


Mario alzò gli occhi su quella strana coppia e notò che l’avvocato, così lo chiamavano i clienti sulla spiaggia, aveva le spalle più curve del solito e visto di dietro, con quel passo trascinato e la testa piegata in avanti, sembrava improvvisamente invecchiato. Eppure era ancora un bell’uomo e la signorina dell’ombrellone in prima fila, con l’aria un po’ triste e un libro sempre tra le mani, non sembrava indifferente alle attenzioni di quel turista con l’accento del nord. Se ne intendeva Mario, faceva il bagnino da una vita e gli bastava una sola un’occhiata per capire certe cose. Eh sì… andavano proprio d’accordo quei due. Lui aveva impiegato un paio di giorni ad avvicinarla. Poi li aveva visti prendere il pattino per fare il bagno al largo, e quando erano tornati a riva, l’avvocato gli aveva rifilato una bella mancia.


«Resta ancora qualche giorno. Almeno fino a domenica, poi...»


«No, non posso…» rispose la signorina con la treccia lunga e nera, una delle poche persone che passando davanti alla sua barca gli regalava un sorriso. Di solito i turisti sembravano ignorarlo, mentre rammendava le sue vecchie reti. Lei invece lo salutava come se lo conoscesse da sempre. Era la prima volta che Gabriele la vedeva insieme a quel tipo. Un signore di mezz’età che le stava appiccicato come un francobollo. Troppo giovane per essere il padre, forse soltanto un amico, chissà… ma quanto parlava.


«C’è qualcuno che ti aspetta a casa? Dimmi la verità.»
«Nessuno, tranne Bubu.»
«Chi?»
«Bubu, il mio cagnolone…».
«Non scherzare, dai…»


«Buonaseeera…» fece il barista, con aria d’intesa e il sorriso che riservava ai clienti abituali, «Accomodatevi, prego, vi porto il solito?» Senza aspettare risposta, Giorgio si infilò dietro il bancone del bar e alzò il volume dello stereo. Non poteva sbagliare, quei due prendevano da almeno una settimana sempre i soliti aperitivi: lui un Negroni di quelli tosti, ci capiva l’avvocato, e lei, insegnante di francese, una ciofeca multicolore alla frutta senza alcol che inventava al momento. Due clienti puntuali come un orologio svizzero. Arrivavano alle diciotto e trenta in punto, stesso tavolo, stesso CD dei Pooh, Marlboro lui Muratti lei, e alle sette spaccate alzavano gli zoccoletti e se ne andavano col sorriso sulle labbra. Una volta li aveva sorpresi al tavolo mano nella mano, un’altra lui aveva detto qualcosa e lei aveva risposto no! Ma non era il solito no delle donne che vuol dire sì, era proprio un no deciso, tanto che lui, l’avvocato, era diventato serio serio. Strano, perché di solito rideva sempre, e aveva motivo di essere contento, perché alla sua età, quando gli capitava ancora una bella ragazza così?


«Buonasera signorina» disse il portiere in maniche di camicia e la cravatta blu di traverso, porgendo la chiave della stanza, la numero 29: singola con servizi, secondo piano, balconcino vista mare, TV, aria condizionata supplemento cinque Euro al giorno.


«’sera» rispose Anna con il cuore in gola a corto di fiato «Il conto per favore… parto domani mattina presto, preferirei pagare questa sera.»
Eh vai…Un’altra che se va!, pensò il giovane portiere. Ci lascia Signorina? Che peccato… disse invece con malcelata tristezza. Poi si girò verso il casellario e con la stessa faccia tosta porse la chiave 48 all’avvocato che, scuro in volto e non solo per la tintarella recente, era entrato nella Hall nello stesso istante in cui l’ascensore si chiudeva.


«Parte anche lei, avvocato?»
«No, io resto fino a Natale!»


Uh… che bello, disse Luciano, mentre pensava brutto polentone scherza pure, ma non te la prendere con me se la tua amica ti ha mollato e stasera ti manda in bianco!
Poverino, bisbigliò invece la figlia del titolare che aveva assistito alla scena e sapeva della tresca: le donne delle pulizie non parlavano d’altro. E poverina disse anche Antonietta, la cameriera in sala da pranzo. Stasera la 29 era triste, parte, un po’ mi dispiace. Anche al 48 giravano stasera, aveva una faccia… disse Luigi mentre sparecchiava i tavoli, non gli andava mai bene niente, a ‘sto morto di fa...


Morto di fame un corno! Sbottò il maître, mettendo fine alle chiacchiere, il 48 è uno pieno di grana, la Maserati qui fuori è la sua, e di quelle smortine lì, ne trova quante ne vuole. Zitto tu che di donne non capisci niente, ribadì il cuoco, la 29 è la meglio di tutte, ve lo dico io che la conosco. Non è la prima volta che la signorina viene in questo albergo, ma prima stava con un altro. Non mi è mai piaciuto quel tipo, un antipatico che non vi dico, ha fatto bene a mollarlo.


Eccolo lì, ha parlato Casanova, esordì Maria, la titolare dell’albergo che si era affacciata in quell’istante in cucina e sembrava la più informata di tutti:
«Spreparate pure il tavolo della Signorina 29 e anche quello del Signor 48, niente colazione domani mattina, hanno deciso di partire questa sera stessa e a quanto pare… insieme!».




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Scrittura creativa scritta il 22/09/2014 - 22:43
Da Franco Melzi
Letta n.557 volte.
Voto:
su 8 votanti


Commenti


Mi sembri un narratore nato, Franco, per come descrivi -dipingi con la parola!- tutto ciò che racconti. Molto attento ai problemi -soprattutto alle sofferenze- dei lavoratori (ho appena finito di leggere l'altro tuo racconto, da questo punto di vista veramente coinvolgente). Auguri per la tua presenza fra noi. Ti seguirò certamente, m'interessi davvero.
Buona giornata.

Vera


Vera Lezzi 03/10/2014 - 09:59

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Una narrazione diversa dal solito, con un finale inatteso. I personaggi vivono attraverso il racconto e le impressioni degli altri. Ciò rende il racconto particolarmente ampio, interessante e direttamente coinvolgente. Molto bello!

Salvatore Linguanti 24/09/2014 - 21:05

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Grazie Dario per la lettura e il parere, il tuo commento mi lusinga, spero di non montarmi troppo la testa.
Grazie anche a Genoveffa, mi fa piacere che tu abbia trovato il mio raccontino interessante

Franco Melzi 24/09/2014 - 00:18

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SCRITTURA interessante,l'ho letta con piacere,mi hai sviato con le chiacchiere dei camerieri,finale piacevole

genoveffa 2 frau 23/09/2014 - 15:47

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Storia ben narrata, da terzi: questo rende il tutto molto più interessante. Mi viene il mente il Verga, ed i suoi narratori coristi.

Dario Senalio 23/09/2014 - 14:33

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