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L'uomo bambino

E l’uomo bambino
colpito a morte
saliva penosamente la china.
Passo dopo passo
pietra dopo pietra
si avvicinava alla caverna.


Lì sarebbe morto in pace
senza lasciare il corpo
a cani e uccelli.
Ma la notte avanzava
e il suo sangue sgorgava
sempre più forte,
sempre più scuro.


Quando capì
che non ce l’avrebbe fatta
alzo le mani al cielo
e urlò tutta
la sua rabbia sconfitta.
L’urlo attraversò la valle,
divenne arma
e trafisse il nemico.
Così morì l’uomo bambino,
così morì il nemico.



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Poesia scritta il 17/12/2014 - 18:15
Da Valerio Poggi
Letta n.588 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Sì, Ugo, hai letto la mia poesia con il senso che io volevo imprimervi. Le aspettative di una vita se vengono a mancare, magari in maniera "violenta" e quindi ancor più dolorosa, lasciano un urgente bisogno di espressione. La più umana, o meglio, la più terrena. Ma io penso che chi causa di tanto dolore, prima o poi rimanga impigliato in esso. Più poi che presto, anche se
l'astrazione poetica ha fatto avvenire tutto subito. Ma il dolore procurato ad altri, in particolare a chi ti ama, torna indietro. Deve tornare indietro, non può non tornare indietro, altrimenti non avrebbe senso urlarlo. E il poeta non avrebbe voce.

Valerio Poggi 19/12/2014 - 14:12

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Grazie Valerio, ma non mi hai detto se la mia interpretazione è stata giusta.

Ugo Mastrogiovanni 19/12/2014 - 10:20

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Intenso poetar,tanti sogni e speranze infranti,piaciuta

genoveffa 2 frau 18/12/2014 - 22:00

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Caro Ugo, non c'è assolutamente una interpretazione "autentica". Penso che ognuno di noi abbia la libertà di interpretare come sente un qualsiasi componimento. E' già un onore che qualcuno ti legga e abbia la cortesia di commentarti e di esprimerti il suo pensiero. Se poi chi scrive desidera che agli altri arrivi "esattamente" il suo pensiero, si dovrà dar da fare per ottenere questo risultato. Ma non è il mio caso. Se poi un lettore coglie il senso con cui si è scritto un componimento, bene, si è felici.

Valerio Poggi 18/12/2014 - 17:21

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Un canto-rimpianto di attese disattese; la voglia di ribellarsi finalmente, anche se alla fine, in quei momenti in cui ti ritrovi te stesso e spirando puoi rivendicare tutto, senza delusioni, senza qualcuno che intralci il tuo passo. (Un’interpretazione del tutto personale; se errata vorrete scusarmi.)

Ugo Mastrogiovanni 18/12/2014 - 15:19

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Grazie amici. Salvatore hai centrato nella seconda lettura, il senso del mio componimento (Grazie per la ò).

Valerio Poggi 18/12/2014 - 14:20

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Forse un mito della caverna, al contrario o, molto più semplicemente, le aspettative mancate dell'uomo, di fronte alla realtà. In ogni caso molto bella e significativa.

P.s.: Ti è scappato l'accento sulla "o" di alzò.


Salvatore Linguanti 18/12/2014 - 13:57

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Un toccante verseggio Valerio... Intenso il distico di chiusa... UN POETAR SUBLIME - FELICE GIORNATA

Rocco Michele LETTINI 18/12/2014 - 10:57

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