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Seduto su una panchina ti vedo ergere davanti a me albero del mare...ho reagito con un senso di tristezza nel vederti schiavo di quell'angolino di terra che ti hanno lasciato attorno, ma poi osservo meno distratto quelle curve del tronco che fanno spirale nel cielo in un'atto volto a liberarti e ai tuoi aghi sospinti nel vento, dite tremule aggrappate allo stesso cielo,...sono ammirato a come affronti la tua condizione lottando con orgoglio per il tuo spazio...per la tua aria! Noi di contro, che abbiamo tutta la terra disponibile, tutto l'immenso spazio attorno, non siamo in grado di fare onore alla nostra condizione...Come la ginestra sei cosciente della vacuità della tua vita in un mondo che come il Vulcano prima o poi ti vuole soffocare, distruggere e per questo ti batti...Noi non siamo coscienti di niente e fermi nel niente, in un mondo che ci dimostra ogni momento che lo occupiamo per sbaglio e con sbadiglio ci sopporta...


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Poesia scritta il 13/10/2012 - 19:10
Da Antonio Fappiano
Letta n.261 volte.
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