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A Marta

Ho trovato l’ Amore in un carillon
abbandonato tra erbe selvatiche.
Da allora
io t'ho attesa come una Penelope scalza
in cima ad un rivolo innevato,
senza il conforto di nessuna tela da filare;
t'ho osservata oscillare a perdita d'occhio
come una lancetta spaurita,
preda di nebulose di mosche
che m' interrogavano con voce roca:
-Abbiamo fame! Abbiamo fame!-
Getterei queste vene
in fiamme d'ossidiana pur
di soddisfarle, ma la mia carne
è sazia e il mio mausoleo infranto.
Ora tacciono persino i giunchi,
solo il rimpianto
di un tenero fanciullo
stropiccia confini di cieli
mai esistiti.


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Poesia scritta il 10/12/2017 - 02:45
Da Anthony Malatesta
Letta n.242 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Mi piace questa poesia, ci sono alcuni versi che mi hanno colpito in modo particolare, originale e intensa con una chiusa straordinaria!

margherita pisano 10/12/2017 - 14:47

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