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la domenica

come un rito propiziatorio
arriva puntuale
nel celere esistere
di un uomo qualunque
...
lui guarda l'orologio
e calcia
quell'ultimo pallone
le ore di libertà
svaniscono nei tratti
di un volto
pallido e smarrito
...
il cancello
vestito
di quelle cento rose gialle
cela al mondo offeso
un universo
privo di stelle
e vola inesorabile
disagio di quel figlio
che non riconosce
più
la propria madre assente
...
lei, minuta e fragile,
come respiro in dolce
affanno,
nella sua vestaglia rosa
confetto
mira un punto oscuro
nell'orizzonte
ormai perduto
per due lire
di nostalgia canaglia
...
il suo sguardo è
lontano
in prati
verdi e sconfinati
dove cieli azzurri
vestono
il dolore
...
la sua maternità
un sbiadito ricordo
di carta velina
seppellito
in un labirinto
di una mente malinconica
caduta
senza colpa
in un sonno eterno
...
lui le prende
la mano tremante
sperando
in un amorevole cenno
di placido consenso
mentre lei
tradita
da quell'oblio
arrossisce
rivivendo
l'estasi
del primo amore
...
un tenero valzer
dal sapore antico
di lacrime innocenti
li accompagna
mesti e vinti
in quella fredda sera
tanto complice quanto assassina
...
e la domenica
la maledetta domenica
si consuma
in una triste melodia
di giocosi ricordi
viziati
da quel profumo
di zenzero e vaniglia!


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Poesia scritta il 12/07/2018 - 02:30
Da jacob von bergstein
Letta n.45 volte.
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