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E TU PER ME

Ma quando mai
ti dissi che t'amavo.
Forse quel giorno
che la tenzon ci prese.
O, forse, l'altro
che mi sorprese il bianco
del tuo sensibil seno.
O l'altro ancora,
non ricordo dove,
mi par d'averti
posseduto alquanto.
Ma quando mai
t'ho detto che t'amavo.
E tu intanto
avevi imparato
ad amare per me
fiori bianchi di siepe,
crudi cocomeri rosa
e, poi, ogni tanto,
dolci momenti di pianto;
e lunghi silenzi
e tempi pazienti d’attesa
su spiazzi assolati
di supermercati.


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Poesia scritta il 17/02/2019 - 17:54
Da Ernesto D'Onise
Letta n.162 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Direi diretto... grazie per il tuo commento

MastroPoeta 75 20/02/2019 - 11:35

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MIRELLA...Mettiamo le cose in fila:quello che ha scritto sono io; ma ciò che ho scritto è frutto di fantasia; le parole usate in prima persona non appartengono al mio privato ma so che esistono; la donna che ha imparato tante cose per tenersi caro il legame affettivo, rappresenta tutte le donne che fanno così. Roba che si traduce spesso in cronaca nera.
Ho provato a dirlo in una forma che non fosse cronaca nè nera, nè rosa. mCronaca nera sarebbe stata se la donna , stanca di adeguarsi, m'avesse tirato in faccia tutti i cocomeri rossi acquistati poco prima al supermercato. Cronaca rosa, se io narratore avessi apprezzato i sacrifici della donna e le fossi corso incontro abbracciandola forte che staremo ancora lì avvinghiati. Certe volte è difficile scegliere la chiusa.

Ernesto D'Onise 18/02/2019 - 17:50

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ERNESTO... Cosa vuoi dire che quello che hai scritto non sei tu!? Non aspettava te nella piazza assolata....Hai tenuto a precisare che chi scrive del proprio privato non è un poeta, eppure molti uomini si riconosceranno nelle tue rime ed è questo quello che conta e fa di te un grande comunicatore.
Questa è la mia personale impressione.

mirella narducci 18/02/2019 - 13:08

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penso

Ernesto D'Onise 18/02/2019 - 12:44

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E’ cruda si; come cruda e’ la realtà di maltrattare psicologicamente una donna innamorata. E ce ne son tante! Forse non è il caso di trattare di questo perché la poesia non ce la fa a rappresentarlo nella sua nudità? O forse l’autore non ne scrive per tema che i lettori lo imputino della malefatta? Il poeta che scrive del proprio privato non è un poeta. Ma nessuno direi può scrivere del proprio privato se non per cronaca. O per creare qualcosa che nella realtà non c’è ma che serve per rappresentare un mondo d’affetti: perso a Beatrice, a Laura, a Lucia e via dicendo...

Ernesto D'Onise 18/02/2019 - 12:40

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un pò cruda
hai fatto bene a chiarire

laisa azzurra 17/02/2019 - 19:41

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Vorrebbe essere un inno alla donna che è capace d'amare anche con sacrificio. E, forse, anche per sempre...beh...forse.

Ernesto D'Onise 17/02/2019 - 18:57

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