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Incantevole percezione

Venezia: il mare gorgoglia sinuosamente tra le gondole parcheggiate, levigate dal sole. Il chiacchiericcio della folla amplifica il ticchettio dei passi che calpestano i ciottoli dei vicoli, i quali lastricano tutte le strade della città. Il frinire rigoglioso dei grilli prodotto da monti lontani, ritempra con una bellezza trascendentale l’intera piazza San Marco. L’eco di un antico canto di chiesa mi piomba nell’anima con delicata veemenza, provocandomi un’emozione intrica e aggraziata, che sgorga imprescindibilmente dal mio cuore scosso. Poi d’improvviso, lo sguardo intenso di una ragazza costellata da una bellezza leggiadria e radiosa, mi intorpidisce i sensi, aggrovigliandoli dentro uno spiraglio vertiginoso di stupore e meraviglia. Precipitosamente, cerco di seguire i suoi occhi, ma sono inghiotti da una leggera foschia autunnale enunciata da un crepuscolo un po’ invadente. Allora, corro, languito da una struggente voglia di scoprire, motivato da un’energia vitale che pulsa nel mio sangue, mobilitando i miei passi. Mi ritrovo in una stradina assediata dai mercatini tipici della città. Mi ritrovo a rimuginare sull’asfalto sotto i miei piedi: quanti passi, quante vite, quante storie saranno passate di qui. Una sensazione mai provata prima mi stringe lo stomaco, continua inavvertitamente a smorzare i miei sensi. Una pace convulsa prorompe dalla mia mente: sento che anche lei, anche i suoi passi, la sua vita, la sua storia, è passata qui, nel preciso ciottolino su cui sono ora io. Sento che è ancora qui, intorno a me. Mi sembra quasi di sentire il suo profumo addolcito dagli aranci, dai cocomeri, dai limoni presenti nei mercatini. Mi sembra di intravederla tra la folla, con lo sguardo disorientato su sé stessa. Riesco quasi a catturarla col pensiero, ad esplorarla minuziosamente, a cogliere quel pizzo prezioso, quell’aura magica intorno a lei. Ma la folla avvolge ogni cosa e i miei occhi diventano ciechi. A volte tutto accade in un attimo di indelebile eternità. Ciò che resta è l’ispirazione verso una felicità remota, è l’atmosfera di qualcosa di insolito che addobba con meravigliosi colori i miei sogni, mai raccontati.



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Racconto scritto il 21/01/2018 - 15:59
Da Sergio Forfora
Letta n.434 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Il tuo racconto mi ha affascinata..


Una tela pitturata con la profondità
del tuo cuore...
prole le tue molte dolci e delicate.

Complimenti Sergio e ben venuto
tra noi. Ciao


Maria Cimino 24/01/2018 - 22:21

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Ha ragione Adriano, c'è tanta poesia fra queste tue righe. Suggestive le immagini (che ben conosco) e molto particolari le sensazioni descritte.
Molto bravo. Ciao e benvenuto.

Loris Marcato 21/01/2018 - 18:40

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un quadro disegnato con le parole immerso in una atmosfera di sogno ...
Uno scritto il tuo che mi auguro venga letto attentamente anche dagli autori poeti che ritroveranno nella composizione della vera e propria poesia. Complimenti

Adriano Martini 21/01/2018 - 18:14

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