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Conclusione inevitabile

Fu per me un epilogo di fine estate, sicuro di rimandare la mia decisone, ma era alquanto inutile. Così senza mezze parole la liquidai di soppiatto, perché non avevo nessuna voglia di lottare neanche contro me stesso, desideravo la solitudine. E’ finita! Non importa se l’ho lasciata all’improvviso e con una crudeltà di cui non so spiegare le ragioni o se invece l’ho ferita in modo cosi profondo da costringerla ad andarsene. Nonostante fui io a prendere con determinazione e fermezza, la volontà di interrompere la relazione, a livello razionale, sapendo che è l’unica cosa che potevo fare, ma non riuscii a mettermi il cuore in pace. La fine di una storia con la mia ex partner ha lasciato strascichi e determinato delle profonde ferite che possono necessitare di un tempo molto lungo per rimarginarsi. Gli stessi nostri amici empaticamente coinvolti e devastati dalla fine della relazione, non riuscendo ad accettare come, quello che un tempo sembrava essere un grande amore potesse finire così malamente senza una ragione e senza un motivo. E pensare, che fino al giorno prima la amavo alla follia, diventa inspiegabile il risentimento e comincia il distacco emotivo, sostenendo di non essere più innamorato e di voler porre fine alla relazione; un perché ci deve pur essere? Nel mio rapporto con lei, che soffriva della sindrome di personalità borderline, queste dinamiche dolorose sono estremamente comuni, eppure rinunciare a questo rapporto così complicato e sofferto è stato molto difficile. Razionalmente, mi rendevo conto con chiarezza che andarmene sarebbe stata la soluzione migliore ma il mio attaccamento emotivo rimaneva fortissimo. Ero intrappolato senza speranza nel mio desiderio di rimettere insieme una relazione che sapevo perfettamente che non era sana e che non ero in grado di gestire. Non riuscivo ad accettare la fine di quella che all’inizio era una meravigliosa storia d’amore; sono ossessionato da lei e penso a che cosa può fare in questo momento e mi chiedo in continuazione come si sente e con chi si stia vedendo. Mi domando se l’ha abbia mai realmente amata e come abbia potuto abbandonarla cosi facilmente dopo tutto quello che c’è stato fra di noi. Nonostante i tanti alti e bassi e i mille problemi della relazione, non riesco a farmene una ragione e passo dall’incredulità, alla rabbia, al desiderio di tornare insieme. Perché non riesco a dimenticare? E perché lei era così speciale? Sicuramente la fine di questa relazione rappresenta una perdita significativa per me , ma il dolore straziante che provo ha molto più a vedere con il tipo di rapporto che si era creato tra di noi piuttosto che con la persona in carne e ossa con cui stavo; per molti versi questa relazione ha avuto un effetto riparatore , curando delle mie vecchie e profonde tracce dolorose del passato, con i suoi riscontri psicologici. Il modo in cui lei pendeva dalle mie labbra, ascoltando ogni mia parola, l’adorazione con cui mi guardava e l’intensità con cui mi desiderava, in altre parole, la completa devozione che mi dimostrava all’inizio, mi hanno fatto sentire unico, importante, speciale. Nelle prime fasi della relazione, l’idealizzazione è stata una droga potente che ha elevato la mia autostima, che non mi ero mai sentito così importante per qualcuno prima. La sua insicurezza e piena di problemi, tra i più variegati, mi hanno indotto al ruolo del salvatore, gratificandomi e facendomi sentire indispensabile; quindi sono stato disposto a tollerare comportamenti che avrei ritenuto inaccettabili in altre relazioni. Tutto questo ha fatto si che tra noi si creasse un legame particolarmente forte e che io fossi disposto a qualsiasi sacrificio pur di continuare questa relazione così problematica, nella speranza che lei potesse guarire e tutto ricominciare come un rapporto normale. All’inizio mi amava alla follia ma era innamorata solo della mia immagine idealizzata, non di quello che ero veramente; infatti, ai suoi occhi io ero il suo cavaliere nell’armatura scintillante, ero la sua speranza e la risposta a tutte le delusioni ed ai dispiaceri contro cui aveva dovuto lottare tutta la vita. Il suo entusiasmo nei miei confronti era più legato alla sua voglia di ricevere e alle sue speranze di un amore che potesse riparare ogni ferita del suo passato che ad un reale interesse per me, ma dal momento che nessun essere umano può rivelarsi all’ altezza di aspettative così grandiose, poco alla volta lei ha cominciato a sentirsi molto delusa da me e a provare un profondo risentimento miei confronti , per le sue aspettative disattese e la frustrazione provata per il mancato soddisfacimento delle stesse, le ha risvegliato le vecchie ferite, facendola sentire sempre più arrabbiata e abbandonata. Aveva una marcata capacità di distorcere i fatti, modificare i dettagli, e usare le insicurezze dell’altro fino al punto da farmi credere che le cose siano andate veramente in un certo modo, a tale ragione da considerare i rimproveri e le accuse di lei come parzialmente credibili e sensati che finivo per scusarla e per giustificare tradimenti, mancanze di rispetto e altri comportamenti poco corretti. Finiva sempre per colpevolizzarmi, sentendomi inadeguato e arrivare a credere di aver commesso dei gravi errori che l’hanno fatta disinnamorare e provocato la fine della relazione. Questa è la motivazione principale per la quale ho accettato da parte di lei dei comportamenti punitivi ed il motivo per cui cercavo di accontentarla, anche quando aveva delle pretese irragionevoli. Contrariamente a quello che credevo, la sua infelicità non dipendeva da me e anche se avessi potuto dare tutto l’amore, il rispetto e la considerazione del mondo e trasformarmi nel fidanzato ideale, non sarebbe stato ancora abbastanza e risultava solo a confondermi ulteriormente le idee e rendere più difficile capire cosa stava realmente avvenendo. L’assenza può (forse) fortificare il sentimento quando una relazione è sana ma può indebolire ulteriormente il legame con una persona con questo disturbo di personalità; lei non riusciva a stabilire un senso di permanenza rispetto alle situazioni e alle persone. Per lei vale letteralmente il detto ” lontano dagli occhi, lontano dal cuore”; una settimana di lontananza equivale ad un assenza di anni per una persona che non ha questo tipo di problematica. Questa notte mi sono ritrovato seduto sul capezzale del mio letto a fissare dalla finestra le foglie degli alberi che il vento spazzava via lontano, non riuscivo a dormire, erano da poco passate le due. Mentre quell'oscurità non voleva lasciare posto alla prima luce dell'alba, mi trascinai in cucina distaccato e senza particolari emozioni, per più di dieci minuti dovetti aspettare che l'acqua bolliva per prepararmi una calda tazza di camomilla. Le luci di casa erano tutte spente, tranne quella dell'angolo cottura in cucina, dov'ero seduto al tavolo aggrappato con tutte e due le mani alla tazza di camomilla calda e fumante. La sensazione era come un sabato sera noioso, ero stanco ed indolenzito come se fossi rotolato giù da una montagna. Giravo pensieroso per il salotto di casa, avviandomi verso il camino, speravo che fosse acceso, ma si era spento da parecchio tempo e di conseguenza anch'egli dormiva, come tutte le cose che mi circondavano in quella notte lunga e molto più buia del solito. Avevo bisogno di riversare tutta la rabbia che mi portavo dentro. Alla fine mi sono arreso, ero davvero stanco. Sollevandomi a fatica dal divano, mi sono introdotto nella direzione per andare in camera mia, vedendo con la mente il suo corpo già sotto le coperte, forse insonnolito come un macigno. Conosco l'amore ed il suo entusiasmo, tocco quell'affetto che tutti, almeno una volta nella vita dovrebbero provare. Conosco, inoltre, il senso di inadeguatezza, quasi di mancanza, come se si fosse inutili di fronte a certe scelte. Ascolto la sua musica che impasta magistralmente ricordi e sofferenza. Nota dopo nota, passo dopo passo. Continuo a dare idee ed impulsi. Mi rallegro esultando senza fine. Una seduzione elaborata a tavolino, ponderata, come solo il cinema riesce a infondere. Ma con coerenza e rara nobiltà d'animo. Rivelatrice di una realtà considerevole. E dopo aver dato dimostrazione di me stesso, non perché non soddisfatto, ma perché preso dall'angoscia, mi sento solo, e annaspando gocciolo giù con le mie lacrime. Come un pagliaccio del circo, come un giullare al cospetto dei sudditi del suo re. Apparente solitudine, fredda compagna in un giorno come un altro, per me che non cerco passioni ubriache nella notte. I segnali sono confusi, il cuore si accende nell'onda magnetica di un sorriso, che si riflette astuto nel battito elettrico di un telefono che non squilla. Spacca il buio inutile di un silenzio immobile, nell'inutile presente, incapace di conservare attimi distratti che fuggono veloci, dentro lenzuola che non riconosco. Amo la speranza sottile come polvere di stelle, illuso come me dal caldo richiamo del prossimo incontro di sospiri e baci, in soffici carezze. È una pazza illusione di una fuga dal profumo aspro della passione, che vola disperata nell'inquietudine condita di piacere del mio umido e trascinante desiderio che si nutre di segreti ansiosi e seducenti. Mi assilla un gran senso di vuoto, che torna maledetto con archi di dolore sordo. È il mare a vincere, sempre, scavando le coste, logorandole. Sarebbe meglio essere barca che scogliera, alla deriva, ma perlomeno libero di vivere assieme ai venti! Ma così non è, sono solo uno scoglio, che non può arginare il mare di dolore, che mi strazia. È come un sussurro della realtà, la solitudine, come quando si ha da chinare l'orecchio per scoprire la parola che batte sull'uscio, e quando la si è intesa per quello che realmente è, ecco che uno spicchio di realtà, o anche tutta intera, si allarga improvvisamente e diventa leggibile. I fili che la intrecciano si manifestano nella loro semplicità e rendono accessibili all'uomo i meccanismi che regolano la vita. Mi risvegliai in un altro posto, come in un'altra persona. Ero nel mio letto, erano le sette e la voce di mia madre cercava invano di riportarmi alla realtà. Mi lavai la faccia, feci colazione con latte e fette biscottate e assonnato, uscii di casa e andai incontro alle mie attività di giornata. I sogni sono l'aria che respiriamo e riempie i nostri polmoni e senza di essa non si vive, come senza acqua, fuoco o terra. Dei quattro è il bene meno comprensibile, quello che non si vede. Troppo spesso si dà per scontato vi sia. E quando una cosa è invisibile bisogna comprenderla a fondo per vederla. Quando in passato mi sono ritrovato a terra, arrancando per rialzarmi, nudo di fronte ad una lacerante sofferenza, ho pensato che meritavo vivere così, per imparare e poter poi sognare. Non c'è svago o vita di successo che resista quando la notte avvolge il luogo in cui si dorme. Lì, in quell'oscurità, dove ci sei soltanto tu, se non ci sono i sogni, se non c'è la forza di fronteggiare il presente e di combatterlo, se la lotta diviene soltanto un affrontare le difficoltà o nascondere le brutture con i sottili teli delle gioie effimere. Se non ci sono i sogni, prima o poi si affoga in un oceano di solitudine interiore. In una notte oscura, ecco dove si trova la mia fantasia, con ansie di un legame infiammato, fatto di noti dolenti a rimembrare di un amore perduto, tu notte che guidasti nell'amara decisione, dammi la forza di placare il rimorso del mio spirito sofferente.



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Racconto scritto il 22/03/2018 - 15:48
Da Savino Spina
Letta n.562 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Mi sono trovata a cospetto con persone, che avevano questa problematica e la cosa che maggiormente colpisce ne sono molte. Deduco, che per te il racconto fine a se stesso, non ha nessuna importanza e lo usi come veicolo per informare e far riflettere i tuoi lettori sui problemi sociali, affinché ne prendono coscienza. Ciò lo fai magnificamente e aggiungo anche che scrivi divinamente!

Pica Giulia 23/03/2018 - 11:25

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