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21 aprile

21 aprile 2018
Sembrava piovesse
E invece erano i suoi occhi, il suo cuore….
Elena era disperata, la sua vita “quieta” era stata stravolta…per sempre
*****
Il suo rituale di un tempo neppure troppo lontano, era quello:
Aspettava che l’uomo si svegliasse, preparava il caffè, glielo serviva con qualcosa di dolce, lo attendeva mentre lui, tranquillamente, si faceva la doccia e poi…un bacio, a rendere meno biasimevole il momento. Lui tirava fuori dalla tasca dallo zaino o dei pantaloni, un cofanetto, piuttosto che un libro o semplicemente nulla e glielo porgeva…..
I suoi uomini li definiva amanti. Li selezionava, dovevano avere alcune caratteristiche base. Non dovevano essere né sposati, né accompagnati, dovevano avere una cultura medio-alta, piacevoli, ma soprattutto, cortesi.
C’era Mauro, il chirurgo, poi Giancarlo, l’avvocato, Luigi il titolare di un negozio di abbigliamento sportivo e Giovanni, l’ufficiale in carriera. Ognuno di loro sapeva dell’esistenza degli altri. Fondamentale era che nessuno si sarebbe mai dovuto innamorare e semmai fosse accaduto, il vincolo si sarebbe sciolto, così…tranquillamente.
Elena era una donna estremamente intelligente, colta, bella, sensuale…avrebbe potuto condurre una vita agiata e sposarsi con chiunque, tanto era ammirata e conosciuta nell’alta borghesia, ma aveva fatto una scelta. Non aveva bisogno di denaro, viveva di rendita….e i suoi amanti erano parte della sua storia…ognuno le sapeva donare qualcosa, ognuno riempiva un piccolo vuoto, ma nessuno era indispensabile, nessuno.
11 marzo
Era un sera lenta, Elena era stata in piscina poi era passata da Giorgia per acquistare il suo profumo, due cose al supermercato ed era tornata a casa….lentamente. Non aveva cene, né incontri…avrebbe letto il libro che Giancarlo le aveva donato e sarebbe andata a dormire.
Erano circa le 19:30, quando suonarono al citofono. La videocamera era guasta, ma una voce maschile, appena riconducibile a qualcuno di conosciuto, le chiese se poteva salire. Era urgente. Elena aprì, un po’ infastidita, un po’ preoccupata. Alla porta sbirciò dallo spioncino e vide l’istruttore della piscina, Marco. Aprì sorpresa:
 ciao Marco, cos’è successo?
 Elena, posso entrare?
 Ma certo, prego, accomodati…
Lo fece sedere nel salottino “vintage - belle epoque” di cui si sarebbe sbarazzata a breve, stufa di tutta quella chincaglieria.
 Vuoi qualcosa da bere? Ho qualcosa di fresco…succo d’arancia o estratto di aloe.
 Nulla, grazie. Senti Elena, avrei una cosa importante da chiederti.
 Dimmi
 Sai che sono sposato, vero?
 Si, Manuela, se non sbaglio….
 Non sbagli. Ascolta, le cose tra noi non vanno bene. Manuela vorrebbe un figlio, da cinque anni ormai, ma abbiamo scoperto che non ne può avere. Ecco, avrebbe bisogno di una donatrice di ovuli ed io avrei pensato a te.…ovviamente, ti pagh….
 no, aspetta un momento. Oddio, cosa mi stai chiedendo? In fondo, neppure ti conosco e in Italia non so neppure se è legale e poi, scusa, Manuela cosa ne pensa?
 Non lo sa, non ancora
 Ho bisogno di capire, di sapere…ma innanzitutto, semmai accettassi, desidero che lei mi conosca, che sappia.
 Si, certo che si. Posso invitarti a cena stasera? Parliamo un po’…
 Marco, tu ed io? E Manuela?
 Sa che ho da fare, che tornerò tardi. Ho bisogno di chiederti e tu hai diritto a tutte le risposte che io possa darti
 Ma non so se è il caso.
 Ti prego…
 …va bene, dammi un attimo.
Elena era una persona perbene, altruista. Cercava di vedere il buono e l’onesto in ogni cosa, in ogni persona. Entrò nel suo guardaroba e indossò un abitino nero semplice al ginocchio, un filo di perle e quei sandali nudo con tacchetto a spillo. Si ravvivò i capelli e tornò nel salottino da Marco che, nel frattempo, si era alzato, impacciato, visibilmente imbarazzato.
Uscirono a piedi e si fermarono nel primo ristorantino sotto casa di Elena. Claudio, il proprietario, elegantemente gli mostrò un tavolo appartato, sobrio, pulito, raffinato.
…parlarono, parlarono e risero, bevvero un buon vino e mangiarono di gusto e, ancora, parlarono…..
Erano le 23:00 circa quando Elena guardò l’orologio e disse
 Marco, non abbiamo parlato di quel che avremmo dovuto
 Elena, aspettami un attimo
Si diresse verso Claudio, pagò e tornò al tavolo…
 Elena, facciamo una passeggiata? Prometto che ora parleremo di quanto…
Elena era piacevolmente rilassata, non aveva voglia di tornare a casa, acconsentì con un sorriso…
Uscirono e la sera era brillante, luci, suoni, ragazzi che ridevano ed anche loro si sentivano leggeri, sereni…proprio come due adolescenti.
Ops, qualche gocciolone….e poi, una pioggia insistente, scrosciante. Elena disse a Marco che la serata era finita, che sarebbe rientrata a casa. Marco l’accompagnò al portone, erano fradici, ridevano, si ripararono sotto la tettoia…lei era bellissima, gli occhi illuminavano la notte, il vestito bagnato esaltava le sue forme, lui la guardava, la desiderava immensamente, la baciò. Lei si lasciò baciare. La mente era completamente sgombra di ogni pensiero…si sfiorarono, il portone si aprì, uscì uno sconosciuto, entrarono, salirono le scale, non smisero di baciarsi, Elena provò ad aprire, rideva, non riusciva…
Entrarono, lei lo prese per mano e lo condusse in camera, non si staccarono gli occhi di dosso, si amarono, si amarono per tutta la notte e si addormentarono alle 5, esausti, felici.
Al mattino, un risveglio immaginabile. Il telefono di Marco vibrava insistentemente. Marco aprì gli occhi infastidito, guardò il display, era Manuela…..
Si vestì velocemente…poi, guardò Elena, splendida, avvolta nel lenzuolo umido e stropicciato, si avvicinò dolcemente, la baciò e…si rispogliò…ancora
Il telefono vibrava, vibrava ancora, ma lui era con lei, lui voleva lei, lui era perdutamente innamorato di lei. Ora lo sapeva, ora sapeva che era lei che aveva scelto e perché.
Era pomeriggio quando Elena si svegliò e, tremolante, svegliò Marco…..
 Marco, cosa abbiamo fatto?
Marco si stropicciò gli occhi. La guardò come fosse la cosa più bella che avesse mai visto.
 Ci siamo amati Elena, ci siamo amati perdutamente.
 Marco, noi non possiamo, tu sei sposato, io ho la mia vita, Marco noi..
 Shhhh
Il suo indice sulle labbra di lei….
 Elena, ho fame….vado in cucina e preparo qualcosa
 Marco, no…aspetta, dobbiamo parlare. Non avremmo dovuto…
Ma Marco era già andato…in cerca della cucina, in cerca di tutto in una casa che non conosceva ma che gli era comunque familiare. Lo sentì aprire i pensili, i cassetti, sentì l’acqua del rubinetto, lo sentì fischiettare….si riaddormentò, serena.
Si svegliò con un bacio dolcissimo sul collo e le dita di lui che le sfioravano la schiena….un brivido
 Elena, vieni….è pronto
Si alzò e indossò una t-shirt, poi si diresse in cucina ed un profumo intenso le arrivò impetuoso…era solo un piatto di pasta con pomodoro e basilico, ma le sembrò di non aver mai mangiato nulla di più buono.
Provò a parlare ma Marco la fissava negli occhi e quegli occhi sembravano supplicarla “non rovinare tutto”….
Ed anche quel pomeriggio lo vissero intensamente, chiusi lì, in quella casa, su quel letto, tra quelle lenzuola….
Quella sera, poi, Elena avrebbe dovuto incontrare Giancarlo. Gli inviò un whatsapp e rimandò l’appuntamento. Marco, invece, si convinse a tornare a casa ed a parlare con Manuela. Era terribilmente faticoso, sapeva che avrebbe vissuto la drammaticità di quella parola…”fine”…in quel matrimonio che ormai era, da tempo, solo una farsa. Ma Manuela lo amava e lui lo sapeva.
****
Poi la storia divenne una storia comune…
Accadde, come spesso accade, che Marco tornò a casa e che tra pianti e urla strazianti e supplichevoli, si ritrovò ad abbracciarla…lei, che in fondo aveva sempre saputo…lei, che aveva sempre accettato, lei che lo aveva già perdonato.
Accadde, come spesso accade, che Elena non sapeva, che restò lì, ad aspettarlo….infinitamente sola, infinitamente vuota, fino a quando lui la incontrò per dirle, piangendo, che non ce l’aveva fatta, no, non ce l’aveva fatta. Elena comprese, in fondo non se lo sarebbe mai perdonato.
E accadde che quel 21 aprile, Elena scoprì di essere incinta.
Accadde, poi, che ebbe quel bambino, la sua ragione di vita.
E accadde che Marco non seppe di quella gravidanza perché Elena cambiò casa e città
Accadde ancora che Marco un giorno lasciò Manuela per sempre, cercò Elena, la trovò, ma Elena non gli raccontò mai di Samuel e, divinamente, come solo lei sapeva, gli chiese di non cercarla più
Elena è ancora una donna splendida. Ha scelto di vivere il suo privato "nel privato" del suo piccolo mondo
Elena è una Donna che ha fatto i propri errori e ne porta le cicatrici con eleganza e dignità….
…è una Donna, tutto qui!



NOTA: la prima parte è stata ispirata dalla storia di Sofiya Melnyka, 43 anni, ucraina.




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Racconto scritto il 07/08/2018 - 18:24
Da laisa azzurra
Letta n.231 volte.
Voto:
su 0 votanti


Commenti


Franca,
Sei dolcissima
Grazie di cuore

laisa azzurra 14/08/2018 - 13:08

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L'ho riletto questo racconto...lo proporrei come racconto del mese...ciao.

Franca M. 14/08/2018 - 10:27

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...Elena, Manuela, Marco...
li senti veri, vicini, nei loro tormenti più o meno meschini...
esseri umani, e come tu dici da non giudicare...
sei bravissima, il racconto avvince e lascia un po' di sale e di miele...
Un abbraccio, nella notte delle stelle!

Grazia Giuliani 10/08/2018 - 23:12

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Dolcezza, sei bravissima a scrivere e a emozionare con i tuoi versi
buona serata, kiss

Mary L 09/08/2018 - 21:22

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Grazie ragazze
Commossa

laisa azzurra 09/08/2018 - 18:09

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Devo essere sincera...non me l'aspettavo una narrazione così potente e fluida allo stesso modo, accattivante e scorrevole, con una giusta tensione narrativa e una cadenza perfetta. pure la punteggiatura è assai buona...poi c'è anche la storia, molto bella, piena di pathos...ma io credo che dovresti scrivere racconti con maggior frequenza. Sei brava...ciao.

Franca M. 09/08/2018 - 17:27

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Scusami Laisa per il ritardo con cui ti leggo...mi ha incantata questa storia ed emozionata non poco...stupendamente bella, come quella donna che sa fare la differenza e custodisce le ferite in fondo al cuore con eleganza e sobrietà...Storie di tante o forse di poche, chi lo sa! Solo Viva le donne che sanno e sono oltre, davvero oltre!!! Bravissima un cielo di stelle!!!

Margherita Pisano 08/08/2018 - 22:34

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Insegnato

laisa azzurra 08/08/2018 - 10:44

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Grazie Amici.

Mi hanno insegnata a nn giudicare. Ognuno di noi ha un proprio vissuto, ognuno, una propria storia. Fondamentale è nn far del male, almeno volutamente...per il resto, chi può giudicare chi?
Un bacio a sereno mercoledì


laisa azzurra 08/08/2018 - 09:51

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LAISA....Queste donne come Elena, ce ne sono poche, dotate di consapevolezza, non si piangono addosso, non si sentono mai usate, affrontano una esistenza difficile da ragazze madri assumendosi tutte le responsabilità di questa situazione. Hanno coraggio crescono il figlio come se lo avessero desiderato per anni. L'eroina del tuo racconto è una privilegiata può contare sulla sua cultura e tranquillità economica. Possiede una apertura mentale che le permette di vivere senza il padre del piccolo.Bellissimo racconto scritto divinamente e sempre W le donne!

mirella narducci 07/08/2018 - 22:31

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Un bel racconto, emozionante come lo sono i tuoi versi...
Con quello stile particolare hai reso i personaggi tremendamente veri, leggendo mi sembrava di essere lì con loro, ho percepito l'amore disperato, impossibile.
Una storia sofferta, nella sua "purtroppo" normalità...5 * davvero meritate e brava!!

PAOLA SALZANO 07/08/2018 - 21:24

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Storia bellissima e sconvolgente. Complimenti Laisa per la tua versatilità nella scrittura.

Paolo Ciraolo 07/08/2018 - 19:43

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Una bellissima e struggente storia racconttata in maniera eccellente. Veramente brava, ciao

Francesco Scolaro 07/08/2018 - 18:56

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