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Visioni d'Estate 2018

VISIONI D'ESTATE


Nel tintinnio dell’Estate, con soffi di vento,la luce rossa del tramonto ci avvolgeva e ci accoglieva in quella terra dolce e gentile.
I nostri passi illuminati dal sole che se ne andava e dalla luna che arrivava, svegliandosi dal piccolo sonno. I nostri occhi vedevano grandi nuvole cadenti, poggiarsi sopra antiche case. I nostri respiri si avvicinavano sempre di più al calore e al tepore di stanze e luoghi magici. L’aria sul viso,il profumo della natura e dell’uva. Gli ultimi raggi di sole su mattoni rossi come fuoco vivo. Raggi di luna sui nostri capelli. Occhi di gatto tra cespugli e bacche color arancio. I nostri passi oltre le porte,oltre le scale e gli aromi,oltre i desideri e le passioni. Nella preziosa cantina
eravamo in un mondo a parte. L’aria era umida, intorno a noi aleggiava un intenso aroma di vino,misto a odori di legno e spezie. Tra le maestose botti,mettemmo un tavolino rotondo,marrone scuro,con tre sgabelli. Ognuno di noi scelse una bottiglia di vino. Le aprimmo e versammo nei bicchieri di vetro. Che splendore osservare quelle cascate dorate e quei rubini liquidi,cadenti,tra onde fluttuanti e rocce invisibili. Colori...mosaici di meraviglia. Lì nascevano visioni di cavalli marini,sirene,galeoni ricchi di tesori presi tra i vortici del sogno. Eravamo seduti,con i nostri bicchieri sul tavolo. Piccole e grandi bolle,emergevano da questo minuscolo mare raccolto in una mano ed esplodevano in un suono sordo e impercettibile. Assaporare il vino e sentire gli odori fruttati,dolci,più intensi,di fragole,di mandorle,dava gioia al cuore. Il sapore morbido,forte,lieve,di piante e frutti cresciuti nelle terre del sole. Tutto inebriava le nostre menti e i nostri pensieri. La luce nella piccola cantina incominciò a tremare,a dare segni di debolezza,a spegnersi ed accendersi più volte,come lucciole volanti nei ruscelli. Stanca,la luce elettrica si spense del tutto.Già altre volte era successa una cosa simile ed eravamo così pronti con candele e fiammiferi. Accendemmo due candele rosse. Le mettemmo in un candelabro di metallo scuro,sul tavolino. I nostri occhi vedevano l’incontro tra le fiamme,i vini magnetici e gli Spiriti della natura. Amore,erotismo,colori che accarezzavano i nostri volti,i nostri capelli,i nostri occhi di smeraldo ed ebano. I nostri respiri in mezzo a fantasmi di polvere. Gocce di cera fusa cadevano nelle clessidre del tempo. Il vino come un piccolo fiume impetuoso,scendeva da cristalli di luce e baciava,sfiorava le labbra,la lingua calda,il palato e cadeva lungo la gola,giù nel pozzo buio dei sensi. Ondeggiavano le fiamme nell’oscuro labirinto di Arianna. Nel vino vedevo corpi nudi di giovani fanciulle e di vecchi satiri (spiriti dei boschi),accoppiarsi in amplessi bestiali. Giovani dame prese e possedute. Guardavo seni eccitati,tonde meraviglie,corna erette,zampe pelose,zoccoli taglienti. Orge di sperma e vino. Visi tesi e visi in estasi,come angeli nel paradiso del piacere. Cavalli di fuoco correvano liberi verso sorgenti di vino, tra fiamme danzanti e tenebre immobili come muri di granito. Uno dei miei amici incominciò a raccontare una vecchia storia di amanti e di morte. Teneva tra le mani un bicchiere di vino rosso tenue,un rosso stemperato nel pallore lunare. La morte a volte e il sonno,il dormire,sono così vicini,quasi si fondono. Il tocco di una mano invisibile,mi aveva sfiorato e tutto venne annullato. La luce venne coperta da nuvole nere. Gli odori svanirono,i pochi rumori furono schiacciati da pietre del silenzio.Venni calato in un paesaggio oscuro.Non vedevo più cavalli di fuoco,ma cavalli di neve nera e non più vini splendenti e riflessi sognanti,ma fonti di pece colante. Ero abbracciato dalle tenebre.
In fondo al buio una figura prendeva corpo. Una figura femminile. Una Dama Rossa. Mi invitava,con un cenno della mano, a seguirla lungo un sentiero di petali di rosa e sabbia di corallo. Volevo prenderla,entrare nel suo bosco,bere vino tra le colline ventose. La inseguivo,tra boschi di alberi bianchi, girasoli di creta. Oltre cancelli d’acqua e passaggi di ghiaccio. Mi portò esattamente dove voleva Lei. Davanti a me si ergeva un grande dipinto antico,incastonato in una cornice di legno chiaro. La bellezza di un letto color avorio. Il letto adagiato,sopra un piccolo fiume di foglie dai mille colori. Sulle lenzuola,un mantello color sangue e una spada dal manico d’oro e dalla lama scintillante. Sopra i cuscini dei succosi grappoli d’uva scura e piume gialle. Poi c’era Lei,distesa,nuda,sopra lenzuola di neve. Mi sorrise e mi chiamò. Entrai nelle sue braccia e le sue mani protese in avanti,presero le mie mani. Mi portò verso di lei,mi accolse tra il suo seno e il suo ventre. Che splendido viso aveva. Mi sfiorò con una piuma e mi imboccò con un chicco d’uva. Mi accarezzò il viso ed io chiusi gli occhi. Mi coprì con il suo mantello di porpora, sentii una spada cadere a terra. Gli Spiriti del vento mi portarono visioni d’Estate e tutto fu calma e silenzio..sotto occhi di stelle lontane.




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Racconto scritto il 11/08/2018 - 18:31
Da Luca Fiazza
Letta n.82 volte.
Voto:
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Commenti


Bellissimo racconto scritto molto bene, complimenti Luca

Paolo Perrone 13/08/2018 - 09:58

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una bellezza onirica, frutto di una mente brillante. Sei riuscito a fondere il desiderio con qualcosa simile alla depressione in un "sistema " di colori e profumi.
Direi, stupendo

laisa azzurra 12/08/2018 - 18:39

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Visioni d'Estate. Stupenda opera
a te Luca felice Domenica

Salvatore Rastelli 12/08/2018 - 18:09

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