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Irene

Guadagnavo poco, ma non spendevo quasi nulla. Pagavo l’affitto di quel monolocale in centro, seminterrato, buio, maleodorante.
Mangiavo sempre alla mensa aziendale. Pranzo e cena…facevo un orario terribile per 6 giorni su 7. Attaccavo alle 08:00 e staccavo alle 21:00. Il sindacato avrebbe detto “incostituzionale, illegale, illegittimo”…oppure, dietro qualche mazzetta, avrebbe constatato che per la penuria di personale, fosse assolutamente necessario, ma solo per un breve periodo….ahahah
Sappiamo bene quanto il breve periodo possa divenire illimitato….
Ma non mi sono mai lamentato, aspettavo il sabato sera per vedere gli amici…una birra, due chiacchiere, un giro in moto e, poi...stracotto, a casa.
Non avevo una donna e neppure la cercavo. C’erano quelle quattro galline alla segreteria generale che tra risatine e merce in bellamostra, avrebbero sicuramente capitolato, ma appunto, erano galline e qualora fossero pure state strafighe, non mi interessava una storia, non in quell’ambiente, almeno.
Mi ero laureato l’anno prima ed avevo immediatamente inviato i curriculum…non ero stato a guardare quanto e come ed avevo accettato il primo incarico che mi era stato offerto.
Volevo andar via di casa
Perché? Vi chiederete….
Beh, ecco la storia è lunga, ma ci proverò:
mia madre è venuta a mancare quando avevo 8 anni. La mia famiglia era così composta: mio padre, attore, mia sorella, all’epoca liceale, ed io..
ah, non mi sono presentato, mi chiamo Andrea, vivo a Milano solo dal martedì al giovedì, ed ho 37 anni.
Mia madre soffriva di depressione, probabilmente la gelosia per mio padre ha aggravato la sua patologia ed un giorno….: Veronica, Andrea, la mamma ci ha lasciati…. ricordo questo, solo questo e non volli sapere null’altro fino a 15 anni fa.
Mio padre, Lorenzo, faceva e fa ancora l’attore, mai grandi parti, ma lavora abbastanza per potersi permettere una vita dignitosa. Mia sorella, Veronica, è avvocato. E’ in gamba! Davvero!
Torniamo a quel periodo. Dunque, la nostra vita cambiò radicalmente, non più la mamma ad occuparsi di noi, ma le varie colf, più o meno motivate, più o meno valide. E poi c’era la zia Lidia…a Natale e capodanno da lei, le feste di compleanno sempre organizzate da lei e la domenica a casa nostra dove lei portava ogni ben di Dio per prepararci dei pranzetti succulenti.
Dopo un periodo che potrei quantificare in 10-12 anni, entrò nella nostra casa, Irene. Papà ce la presentò come una collega ed in effetti, all’epoca, giravano un film insieme.
Quando la vidi la prima volta, per un attimo, mi si bloccò il cuore…era bellissima. Occhi verdi e capelli neri sulle spalle, un corpo mediterraneo, scolpito nei particolari, labbra che sembravano fatte solo per baciare, solo per amare…ma quello che mi catturò irrimediabilmente, furono le sue mani…quelle che lei posava con delicatezza e determinazione su quei tasti del pianoforte, quasi a sussurrare: ho tanto amore da dare e tanta disperazione nel cuore….
….Quel pianoforte che suonava la mamma e che mai più nessuno ebbe il coraggio di sfiorare finchè lei, Irene, non entrò nella nostra vita. Veronica era disgustata, presagiva un’invadenza non senza delle finalità già prestabilite, io invece ne ero profondamente ed assolutamente attratto.
Anche dopo la registrazione del film, Irene continuò a frequentare la nostra casa, pur constatando l’insofferenza di Veronica e Lidia. Ragionevole era ormai supporre che mio padre ed Irene avessero una storia e mi duole riconoscere che mio padre non faceva nulla per nascondercelo, anzi.
Veronica notò più di una volta, a tavola, la mano di mio padre sulle gambe di Irene….me ne parlò disgustata, ma non riuscivo, davvero, a volerle male…
Una mattina, come tante, mentre mi stavo preparando per una lezione all’università, bussarono alla porta. Quel giorno ero solo, aprii e per la seconda volta mi si bloccò il cuore. Era lei, Irene….
• Pa- papà non c’è
• Lo so
• Non c’è neppure Veronica
• So anche questo…non mi fai entrare?
credo di aver lasciato qui le mie chiavi di casa. Per fortuna, la portiera ha una copia, ma.....
• ah, si, scusa…vieni, accomodati…cerca pure, se vuoi ti aiuto
• no, non preoccuparti, torna a studiare


Fu un attimo, la guardai, mi guardo' con aria interrogativa, mi avvicinai, la baciai con tutta l'emozione di quel che avevo da sempre desiderato. Reagì, ma poi si lasciò baciare, appassionatamente. Con quell’aria da bambina maliziosa, si slacciò la camicetta e cominciò a slacciarmi i pantaloni….
Fu “il mondo, un tuffo negli abissi inesplorati, eppure così bramati”….fu sussulti e ricercatezza, miele liquido, caldo e sale, graffi e accoglienza... la porta aperta, la più bella e travolgente di tutta la mia vita, fu l’inenarrabile….
Ed ogni volta che mio padre era fuori per lavoro e Veronica per commissioni varie, Irene veniva da me e passavamo istanti, ore, giornate a fare l’amore, ininterrottamente, appassionatamente….l’amavo, Dio solo sa quanto l’amassi e quanto odiassi mio padre che puntualmente, al rientro, la cercava, la desiderava e l’amava. Lei era sempre più triste, i suoi occhi, pozzi di malinconia. Arrivai al punto di supplicarla:
• Irene, ti prego…lascialo
• Non posso Andrea, non posso
• Perché? Perché Irene, ti ricatta? Io, io lo ammazzo
• No, Andrea. Tu non ammazzi nessuno…Andrea, se tuo padre sapesse, ne morirebbe. Tu ed io non dobbiamo vederci più, mai più Andrea
• No Irene, non dirmi così, ti prego
Irene mi lasciò quel sabato pomeriggio, dopo una giornata intera d’amore…il letto sfatto, il suo profumo ovunque, l’odore del nostro amore ad impregnare le pareti, le tende, i miei giorni. Mi son chiesto più volte come fece mio padre a non dubitare mai di noi.
La cercai, si rese irreperibile finanche a mio padre. L’avrei rapita, l’avrei portata ovunque, lontana da lui…lei ed io, soli, lei ed io, per sempre.
Qualche mese dopo, seppi che si erano rivisti. Provai a cercarla ancora, odiavo quella casa, odiavo mio padre, odiavo mia sorella che intanto si era laureata ed, ignara, conduceva una vita normale, senza scossoni, senza particolari e struggenti emozioni.
Mi ripromisi di laurearmi in fretta e di andare a vivere da solo. E questo feci…
Per anni mi usarono. L’azienda per la quale lavoravo mi aveva in pugno. Io avevo bisogno di quei maledetti quattro soldi e loro lo sapevano.
Poi, un giorno, un caffè, quattro chiacchiere con il barman ed il tizio vicino mi chiede:
• Andrea Volpi?
• Si, lei chi è?
Sono Luciano Arquati, amministratore delegato della monde-technology. Lei quattro anni fa mi inviò il suo curriculum vitae. Non le abbiamo risposto, ma da allora abbiamo monitorato il suo impegno nell’azienda in cui opera e nella quale sono socio. Bene, alla luce dell’esperienza acquisita e dei risultati ottenuti, vorrei proporle di far parte del nostro team.


Beh, non voglio farla troppo lunga, ho accettato e da allora, ho fatto carriera. Oggi, sono un uomo professionalmente realizzato, ma …dovete credermi, da allora, non c’è mai più stata nessun’altra donna.


Irene vive a Parigi. Ha lasciato mio padre immediatamente dopo il nostro ultimo incontro, fa la mamma. E’ sempre bellissima….
Mio padre continua il suo lavoro ed è perennemente attorniato da splendide donne, sempre più giovani, sempre più sciocche….
Ah, dimenticavo,
il pianoforte a coda in salone e le sue mani….belle, sensuali, emozionanti, sui tasti e sul mio corpo…
quanto l’ho cercata, quante preghiere, quante lettere d’amore….quanto amore
...già, Irene è mia moglie ed abbiamo 3 bambini, belli come lei. Lidia fa la nonna, cara la zia Lidia.


Irene....l'ossigeno, Irene il mare, il vento, la pioggia.. Irene, la neve che scende lieve, lei, l'unico e grande amore della mia vita...




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Racconto scritto il 24/09/2018 - 20:28
Da laisa azzurra
Letta n.187 volte.
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Commenti


Grazie amici cari.
Una storia inverosimile, ma neppure più così tanto.
Moralmente discutibile, lo so...ma è un racconto e almeno li, ci possiamo sbizzarrire

Un caro abbraccio

laisa azzurra 26/09/2018 - 19:34

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Ciao Laisa... non sono solita leggere i racconti.. questo tuo mi ha incuriosita e incollata alla trama da capo a fine!

E' un vero romanzo... da fiction o soap opera quasi.... intrigante, delicato, avventuroso.... bellissimo nel suo evolversi e terminare felicemente...
Una storia non facile da vivere in pirma persona , essendo implicati affetti dello stesso sangue ma che alla fine, dietro immaginabili peripezie dell'animo, trova la sua più bella compiutezza. Un felice finale, che fa sognare indubbiamente passo dopo dopo passo nella lettura di questa tua romanticissima e sognante storia !

P.S. E mi spiace non essere per ora tanto presente a causa dei miei impegni... ma quando posso ci sono e col cuore!


Alessia Torres 26/09/2018 - 18:52

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Bellissimo racconto, ben scritto, complimenti Laisa.

Paolo Perrone 26/09/2018 - 10:17

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Irene è la vera protagonista, ma tu la riveli tra le righe, quasi sospesa...
questo tratteggiare mi è piaciuto molto, rende il tuo racconto affascinante...
Brava, bravissima nel finale...
Spero che questa volta Laisa sia soddisfatta??!!!

Ti abbraccio Stupenda Laisa

Grazia Giuliani 25/09/2018 - 21:54

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Oltre che brava poetessa ti riscopro eccellente scrittrice.Mi hai stupito e meravigliato con questo bel racconto scritto molto bene ed anche per la trama contenuta.Solo un appunto:sei stata troppo frettolosa secondo me ad intrecciare il rapporto amoroso tra il protagonista ed Irene.Questo però non inficia la bontà del racconto.Brava amica Laisa.É sempre un piacere leggerti.

Antonio Girardi 25/09/2018 - 20:43

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Leggere le tue opere è sempre un emozione, sono carezze che addolciscono la mente che dirti! è un racconto che mi piace

donato mineccia 25/09/2018 - 19:45

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Brava Laisa piaciuto molto, romantico e ben scritto. Ciao

giovanni benvenuto vavassori 25/09/2018 - 17:46

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Romanticissima, sofferta e dolce Vallo stesso tempo Una storia accattivante, di quelle che lasciano spazio al sogno.Brava, Laisa.

Teresa Peluso 25/09/2018 - 14:56

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Una storia bella e incalzante, illumina e riempie di gioia come tutte le storie a lieto fine con il cuore in rima con amore che fa da padrone. Ciao Laisa

GIOVANNI PIGNALOSA 25/09/2018 - 14:35

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Una bellissima storia a lieto fine, con il tuo solito stile inconfondibile. Bravissima Laisa, complimenti sentiti e un abbraccio.

Paolo Ciraolo 25/09/2018 - 13:45

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Bellissima, splendida, emozionante! Che dire bravissima!!!! colpita ed affondata

Rossella P 25/09/2018 - 12:36

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Wow...finalmente una storia d'amore e di passione dal finale non sofferto e drammatico.
Mi è piaciuta proprio per questo, anche per il trasporto con cui l'hai scritta, facendoci sperare che non sempre la passione è destinata a svanire, tutto al più si trasforma.
È solo una storia?
Chissà!
Ciao Laisa

PAOLA SALZANO 25/09/2018 - 11:48

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