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LA SECONDA GIOVINEZZA (Hai mai visto l'Alba, questa mattina?) - seconda parte

SECONDA PARTE -
Passarono insieme le serate per le strade di Besnate, così come quelle in musica in un noto locale di concertini live, nella quale Pietro ebbe modo – dopo i penosi live su base – di esibirsi dal vivo con tanto di accompagnamento da parte di Tom e i suoi fidati compagni musicisti. Ebbe inoltre l'occasione di conoscere altri coetanei del chitarrista che però già ricordavano questo “eclettico folletto”: “Ma tu non eri quello che si esibiva al Vergiate Music?” - “Chi, io? Macché!” scusandosi con molta ironia. Fu invitato poi alla grigliata del lunedì di Pasquetta, prima coi suoi nuovi Amici di Besnate, poi la sera da Francesco, il suo compagno di (dis-)avventure, nonché informatore e scambiatore di vita di sempre, a Busto Garolfo, nella quale ebbe occasione di aggiornarlo di tutte le bellezze – seppur apparenti – che gli stavano succedendo o meglio, spettando, di volta in volta, forse come ricompensa dopo oltre 10 anni di solitudine. In una successiva grigliata, il piccolo Pietro fissò la sua immagine nel rosso tramonto del sabato – quello del 21 maggio 2018 – in una scuderia fuori-mano in piena campagna varesina, nel giardino della dependance di un Amico di Tom, proprio dietro la casa di Matteo – il primo chitarrista – che, vedendolo all'andata uscire da casa sua in strada, frenò di colpo salutandolo e prendendosi la libertà di invitarlo a unirsi a loro – e di nuovo festa! Così riuniti in una 20ina di ragazzi, nell'aria fresca del sabato sera – forse offuscata dal troppo fumo che si stavano “godendo”, col sottofondo dei grilli notturni e il panorama mozzafiato delle prealpi in controluce, dove il giorno lasciava spazio a dove non esistono segreti – la notte – ma solo Promesse annegate poi nel sonno. Durante il pranzo, una voce fuori-campo esclamò: “Pietro – uno di noi, uno di noi!” per poi essere soffocata in un coro dis-armonico che echeggiò per tutta la scuderia. Pietro fu ben accettato da tutti, nonostante il suo pensiero apparentemente aperto, il carattere “bipolare” tipico dei grandi artisti, le raffinate libertà a cui era andato incontro e che si era sempre sognato e la grande differenza di età: 10 lunghi anni li separava da tutto il gruppo ma Pietro si scusò dicendo che “suo padre era ancora convito che l'età fosse un problema che riguardasse solo – gli altri” alzando del buon vino che aveva portato, oltre ai soliti pasticcini, le – dolcezze, come le chiamava – per questa vita non più amara...
E la vita di Pietro cambiò radicalmente, le giornate ormai volavano leggere, il lavoro era sempre meno pesante – fisicamente parlando – e i pensieri volavano alti, tenendogli quindi alta la vita. Anche i suoi se ne accorsero, e per certi versi furono pure contenti di lui – seppur sempre preoccupati dei rischi che poteva andare incontro... Nel locale dove si esibivano, al “Ginger-Music” di Vergiate, Pietro ebbe modo di conoscere Gerard Sellner, che Tom gli confessò essere un “eccentrico finocchio”. Questo mentre la spia del microfono era ben accesa, facendosi lanciare uno sguardo indemoniato da questo – Cesser – così denominato istintivamente e ironicamente da Pietro. Di rara bellezza però era, questo promettente musicista di tromba – in Sibemolle – che dal Liceo Musicale si era trasferito subito al Verdi di Milano. Profilo anche lui marcato, più tirato, capelli paglierino, occhi di ghiaccio, altissimo, smilzo e piuttosto albino – insomma un crucco! “No, un egocentrico finocchio!” precisò Tommaso mentre accordava la sua chitarra. “Tu che hai la macchina, fai un favore a tutti: tiralo sotto!” ma finì con riaccompagnarlo a casa, con Tom che guardavano oltre il finestrino – incazzato nero.
Si avvicinava l'estate e Pietro ebbe modo di intensificare la propria Amicizia con tutti i ragazzini della zona: da quelli di Vergiate agli altri di Mornago, oltre tutti quelli di Besnate, conoscendone tanti altri ogni giorno che passava, anche se Pietro rimase un po' perplesso riguardo al fatto che tutte queste compagnia erano legate anche loro da un nemico che lo stesso Pietro aveva già avuto modo di conoscere e di affrontare, invano – la droga. Ma non voleva tirarsi ancora indietro, non questa volta che era arrivato così lontano, oh no – Pietro dopo tutte le “condanne” subite e puntualmente scontate, volle andare avanti lo stesso percorrendo a testa alta – ma con dolcezza – la Strada che il destino gli aveva spianato, con tanto di tappeto rosso, rimanendo sempre fedele alle proprie ideologie, alla propria storia e ancora a Lui – il Signore. Li andava a prendere davanti al cimitero di Besnate per poi dirigersi a Mornago per caricarne altri e arrivare fino a Vergiate. Ne faceva salire più che ne poteva, ma in un Pandino – seppur nuovo – del 2005, da un massimo di 5 passeggeri ce ne metteva ben 8 più uno nel bagagliaio, mentre quelli che non riuscivano a salire o si facevano accompagnare dai genitori – o se la facevano in bici! Era abitudine di Pietro – strada facendo – accostare in un qualsiasi campetto e vestirsi per la serata. Poi i ragazzi di Vergiate aspettavano loro dalla piazzetta del paese per poi dirigersi tutti quanti a piedi nel locale. Pietro fu attaccato in particolar modo, oltre a Marco, anche da Alessandro, lui con ben 12 anni di differenza. Alto, slanciato, con quel sorriso – retruso – da “bambino”, ma con un gran bel mento sotto, che gli ricordava quello di Frankie Valli, tanto da chiedergli ogni volta perchè non la cantasse lui – la famosissima “Can't Take My Eyes Off of You”, invece di perdersi nella droga e in quello sport così tanto detestato da Piero – il calcio! “Altro che angelo, questo è un diavolo!” anche se poi si ricercavano sempre – come fan spesso i bambini – poco dopo una litigata. Tutto questo ringraziando infinitamente e senza mai dimenticarsi di Tom, perchè del resto era solo grazie a lui ad essere arrivato fino a qui. Ma non era ancora finita!
Il padre di Tommaso, Gianluca, medico di grande rilevanza presso l'Ospedale San Carlo di Milano, propose anche a Pietro, grazie ai suoi grandi giri, di andare a suonare su una nave da crociera esibendosi nel canto e nell'intrattenimento – accompagnato non solo da suo figlio, alla chitarra, ma da un'intera orchestra – tutto dal vivo – tutto incluso! Un sogno – ma doveva fare i conti con la realtà: Pietro lavorava con e per suo padre, che certamente non gli avrebbe concesso 2 mesi di vacanza – luglio e agosto – per divertirsi in musica. Così glielo chiese solo alla madre, pregandola di riferirglielo al padre solo il giorno della partenza, che sarebbe avvenuta da lì ad un paio di settimane. La notte del 30 giugno 2018 furono in 5 a partire: Pietro, Tom, Alessandro, Marco e anche “Cesser”, non prima di averlo beccato in giro a Varese mentre era con Tom, inseguendolo e nascondendosi di colonna in colonna nel porticato del centro, con l'esclamazione ironica da parte di Pietro: “Oddio, c'è la signora Sellner!” riferendosi certamente all'assistente sociale di Mrs. Doubtfire, per poi seguirlo fino ai Giardini Estensi facendosi inevitabilmente notare per la loro stupida limitata distanza e il casino che stavano facendo dietro di lui. Dopo avergli offerto la proposta di salpare con loro, Pietro, vedendolo incerto, lo rassegnò: “Visto che noi ci andiamo e gli orchestrali hanno bisogno di un bravo – trombaiolo – allora tu verrai con noi!”. E così, per la gioia di Tommaso, si ritrovarono tutti e 5 – sconosciuti fino a qualche mese prima – su una nave di lusso, pronti per una meravigliosa crociera sul mediterraneo, fra lavoro e spasso! Da Trieste alla Grecia, per poi fare meta in Egitto, Libia, Gibilterra, Barcellona – tutto incluso – esibendosi solo la sera nelle 2 ore di cena, dalle 20 alle 22, con repertorio classico che Pietro e Tom curarono personalmente, dagli “evergreen” di Sinatra e Nat King Cole alle prime malinconiche di Battiato, per poi passare ad un repertorio più disco-pop per la chiusura, il tutto – per orchestra – e con alcuni sketch di cabaret tra un brano e l'altro, come intrattenimento, gestito ed esibito direttamente da Pietro – che si preannunciavano, insieme a Tom, i nuovi “Cochi & Renato”, “DeAndrè e Villaggio” o “Battiato e Gilori” – voce e chitarra! Futuri e promettenti artisti, destinati sicuramente al successo. E la loro notorietà aumentava di giorno in giorno, facendosi fermare ovunque si trovassero dai turisti, perlopiù di terza età, così da fargli montare la testa, aumentando l'ansia, l'esuberanza – il voler strafare – e la volgarità. Furono infatti molte le discussioni di Pietro con Tom e “Cesser”, il primo sentimentalista e altruista, il secondo capitalista in tutto e per tutto, mentre l'ultimo sempre più eccentrico della serie “Gli Intoccabili”, lasciando stare quelle con Alessandro e Marco – gli impertinenti della musica – così definiti da Tommaso, che Pietro però voleva sempre con sé più per “Amore” che per collaborazione, dato che non c'entravano proprio niente col varietà, facendosi la crociera “a scrocco”, chiedendogli perfino di dormirci insieme...
E le discussioni e le ansie aumentarono poi col rientro a casa, perchè l'agenzia artistica propose a loro – la televisione – sotto Natale, ma Pietro doveva fare i conti con la vita: il lavoro che suo padre, incazzato, gli aveva inevitabilmente aumentato, le amicizie che aveva perso per la solita indifferenza della gente e lo spino – acre e freddo dell'invidia – degli amici di Tommaso che incominciarono a guardarlo con altri occhi, più ciechi. Per non parlare degli sconosciuti che chiedevano continuamente di lui, facendolo vittima del proprio trucco – il prezzo del successo. Seppur di mentalità molto aperta, più in gamba degli altri della sua età che già sull'orlo dei 30 anni si consolavano con quello che avevano avuto senza inventarsi più nulla, Pietro era in realtà una persona riservatissima e rigorosa – battezzato Solo. Invece iniziava a ricevere parecchie telefonate, fra sconosciuti e le agenzie musicali e di pubblicità, ma nessuna degli amici che aveva un tempo – i propri coetanei – e quelli che si era fatto nell'ultimo periodo della sua vita. Era rimasto solo con Tom e quei 4 cannaioli del suo paese. Ogni tanto si ritrovava ancora con Marco – il più sano – e, iniziati gli allenamenti, anche con Alessandro, andandolo a trovare – tante volte di nascosto – sul campo, “sperando di arrivare a Natale”, dicendosi continuamente per finire l'anno avendo costruito un qualcosa – la prima – nella sua vita.
Ai primi di settembre, per mantenersi stabili i rapporti col chitarrista, si offrì per farlo guidare con la propria macchina, ormai prossimo alla patente, ritrovandosi sempre a scusarsi poi col padre per una fantomatica – sbornia – quando la domenica si ritrovava la macchina del proprio figlio tutta rigata e o segnata. Le grigliate, seppur limitate anche nel numero di presenze, continuarono per tutto settembre, facendo sì che Pietro potesse, con la propria stra-ordinaria bontà, a portare le sue “dolcezze”, il cabaret di pasticcini, sulle tavole della compagnia che ormai stava facendo la fine dei 10 Piccoli Indiani...
A fine estate, dopo l'ennesima festa in paese per chiudere la stagione, Alessandro, Marco e un altro della compagnia, Riccardo, a cui Pietro stava tanto a cuore sapendo che aveva perso la madre – come il suo Amico d'infanzia, Marco – convivendo solo con un padre troppo severo, proposero a Pietro di dormire insieme e perlopiù nella sua macchina, dato che per i primi freddi non poterono farlo in tenda. Dopo tante esitazioni, si rassegnò e dormirono tutti quanti ammassati nella sua macchina, senza mai chiudere occhio, fermandosi nel bel mezzo della campagna varesina, a Daverio, non troppo distante dal Belvedere di Azzate, godendosi poi l'alba delle 6 del mattino, dopo aver dormito sì o no 2 ore. La notte era stellata e piuttosto fresca, Riccardo stava davanti abbracciato a Pietro che era completamente imbarazzato, sdraiati in qualche maniera lungo i due sedili anteriori, mentre Marco e Alessandro se ne stavano dietro, ciascuno appoggiato al proprio finestrino laterale. Durante il dormi-veglia Riccardo confessò a Pietro di quanto gli mancasse la madre prematuramente scomparsa, complimentandosi poi dicendogli candidamente “fossero tutti come te, i maschi”, venendo a sapere istintivamente delle aggressioni del padre – classico uomo da bar. Le lacrime scesero a Pietro – stelle suicide di poesie – dopo tanti anni di solitudine, di offese, prese in giro e poi la confessione di un ragazzo conosciuto pochi mesi prima – per ultimo – che si complimentò per la sua immensa generosità, facendolo emozionare così che Pietro lo rassicurò, “addormentato stanco – braccia che mi stringono.”
Il buio si dissolveva nel celeste e da dietro le montagne un sole ancora pallido si alzava in un cielo sempre più chiaro. Venuto a saperlo, Tom andò su tutte le furie: iniziò a screditarlo durante le serate in musica, perchè effettivamente Pietro non è che era figlio di nessuno – amava sua madre e onorava il padre – ma da lui, così come da tutti loro, era venuto dal nulla e, nonostante il suo grande cuore, tutti i suoi sacrifici e poi il successo, sapeva di non valere niente dal punto di vista sociale, perchè non aveva radici – le basi solide – come il dentista gli ricordava sempre parlando della sua bocca, durante le visite e il suo desiderio ossessivo di avere una bocca perfettamente squadrata, come lo avevano tutti i ragazzi... “normali”. Tutti i suoi sacrifici, per se stesso e tutti loro, li aveva fatti assecondando sempre i suoi genitori, perchè enormi erano le spese a cui era stato sempre soggetto, per non parlare del traffico di droga dei suoi “compagni”, finendo col farsi schedare l'auto per il via-vai degli acquisti da un paesino all'altro. Era diventato scomodo – troppo esposto – per se stesso e per tutti, senza contare della sua personalità eclettica, le ideologie troppo “libertine”, il suo romanticismo, gli amori troppo ambigui e spensierati, che mandarono in bestia tutta la compagnia. E il primo fu proprio Tommaso, che incominciò a sputtanarlo così deliberatamente tanto che Pietro decise, al limite della sopportazione, di staccarsi da lui come da tutti gli altri, perchè gli balenò in mente che se avesse continuato le discussioni e le inevitabili litigate, avrebbe fatto la fine come con quel gruppetto di tossicodipendenti di Legnano...
Da lì a poco, tutti i rapporti artistici e sociali con Tom troncarono. Addio alla musica, alle serate, alle festicciole. Così anche ai rapporti con la clientela, perchè al lavoro dei clienti residenti a Vergiate – ebbero da ridire sulle abitudini e frequentazioni di Pietro con ragazzi ancora minorenni, avendo anche loro figli di 15-16 e 17 anni che già lo conoscevano per le male-lingue, giudicandolo esageratamente un – pedofilo – così anche dallo stesso chitarrista che lo invitò espressamente ad allontanarsi da Tutti minacciandolo di segnalarlo ai carabinieri. Così lo stress, le preoccupazioni e tutte le – accuse – contro di lui lo fecero distrarre e non poco dagli impegni lavorativi e pure in famiglia, che lo videro certamente cambiato – in peggio! Adesso era lui il più drogato di tutti: senza inviti, senza serata, senza più Amici. Dalle prime discussioni, ne sentiva già il bisogno – non poteva ritornare quello che era prima: un “Invisibile”. Continuava ossessivamente a ripetersi se sarebbe riuscito ad arrivare o meno a Natale, perchè già sapeva che quelli sarebbero stati i 3 mesi più lunghi e atroci della sua vita. Per “disintossicarsi” dalla situazione, ripulendo sì la propria coscienza quanto quella dei suoi “amici”, soprattutto il loro stato di saluto psico-fisica, tenendoci in qualche modo, incominciò a segnalare tutti i familiari sul traffico di droga dei propri figli, segnalando al 112 della zona di Gallarate tutti i movimenti della Cannabis, partendo dallo spacciatore n°1 – “Fonzie”, da dove partivano tutti gli acquisti e quindi le vendite dell'erba che i ragazzi, ormai accecati quanto affamati, si procuravano – fino all'ultimo centesimo a disposizione. Nonostante avesse tutte le dita puntate contro di lui, riuscì a mantenere i rapporti con Marco, Riccardo e soprattutto con Alessandro.


FINE SECONDA PARTE




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Racconto scritto il 11/11/2018 - 14:08
Da Andrea Buggin
Letta n.64 volte.
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