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About poetry, by C.H.Ellinghton

Recensione (con toni talvolta semiseri).


Mi avventuro in un campo assai difficile sul piano del consenso se solo si immagini che della propria poesia (se siamo qualche miliardo e più sulla terra), almeno il 90% ha un'idea personale ed è disposto a difenderla a denti stretti o a spada tratta, a seconda di cosa ha a disposizione.
Perciò, ho deciso di avvertirvi che ciò che scrivo non è farina del mio sacco ma sintesi del pensiero, da me condiviso, espresso in un antico libricino dell'ottocento, scritto in inglese, ma leggibile oggi dalla maggior parte di noi che sappiano un poco di Inglese, credo però, in biblioteca.
Cominciamo dal primo punto che recita così:
"Difesa ad oltranza dell'opera poetica di cui si è autori e difesa allo spasmo del proprio commento critico da parte di chi si presenta quale critico letterario senza cultura internazionale" (traduzione letterale).
Si legge nel menzionato antico libricino che, intanto il poeta ed il critico difficilmente possono essere la medesima persona. Il poeta ha già filtrato, attraverso il suo senso critico, ciò che ha scritto. Non gli va a genio di farlo un'altra volta dopo la pubblicazione e, perciò, è inutile chiedergli: ma tu che volevi dire con questi versi?
Egli non lo sa. Come Leopardi non sapeva di aver scritto un capolavoro universale con L'infinito. Glielo ha detto poi il Giordani. All'autore piace far dire agli altri. I quali si spremono per tirare fuori qualcosa attinente al testo, senza riuscirvi sempre; si rifugiano, allora, i commentatori, ma non tutti, in “bel lavoro”, “sonoro”, “scivola bene quando si legge”... e sintesi varie e generiche; tutte cose inutili per l'autore perchè, se è un poeta, queste cose le sa già in quanto ha volutamente resa bella, sonora, ben scritta la sua poesia e via dicendo.
Ora qui, non aggiungo che ogni autore rende bella la sua poesia finchè può, perchè. al di sotto di certi standard, un testo poetico non diventa mai poesia soprattutto se viene infiocchettato con vocaboli da trovare sul vocabolario; il quale deve essere di buona qualità se no certi termini non li si trova neanche lì e, quindi, il commentatore, per evitare la brutta figura di non sapere, scrive un commento neutro, poco impegnativo con una botta al cerchio ed una alla botte. Ed il furbo autore tace!
Ciò perchè la poesia, se poesia è, viene riconosciuta dai critici come tale in quanto dal poeta allineata. A cosa direte voi. Alla cultura, risponde, l'autore del nostro libricino antico. Ma non la cultura del tempo bensì le culture di tutti i tempi. E di tutti i luoghi. Un critico colto ed un poeta comprendono, per esempio, cosa voglia dire haiku perchè sanno che la divisione in sillabe in Oriente non è come la nostra: i giapponesi non dividono il verso contando le sillabe come facciamo noi (da cui lo schema 5-7-5), ma contano le sillabe per lunghezza di suono. Una lunghezza di suono può contenere più sillabe. Per cui, quando traduciamo in italiano spesso notiamo che l'haiku giapponese non rispetta lo schema 5-7-5. Ma in Giappone invece è perfetto. Il critico letterario quindi si deve obbligare a scrivere solo su cose che sa. Sapere la lingua giapponese? No, ma astenersi dal commentare oppure informarsi è d'obbligo. Il poeta, altrettanto: imparare il giapponese? No. Non scriverli proprio gli haiku se non gli vengono bene, oppure chiarire che si tratta di nostre brevi poesie, credetemi, talvolta più belle di quelle giapponesi.
Ma soprattutto, per i poeti ed i critici tutto-scienza, il libricino antico inglese, riserva un consiglio: non date bacchettate! Mai. Perchè vi ritornano indietro le bacchettate. Ma allora che? Studiate!!!
Credo di avere scritto troppo, soprattutto per i lettori che hanno poco tempo per leggere e, magari, hanno appena finito di scrivere il loro pregiato pezzo e pubblicato. Quelli per intenderci che fanno come alcuni critici che, non capendo appieno e pur volendo commentare, lasciano un bel “bello”, magari “bellissimo” se l'autore è caro, tanto non fanno male a nessuno! Ma poi non si sa se il riferimento è al testo o all'immagine allegata. Non si può negare che il poeta è bellissimo comunque: non c'è paragone tra uomo e donna in poesia in merito alla bellezza. E non si può negare che, parafrasando il critico letterario De Sanctis, o il filosofo Benedetto Croce, o, se me lo concedete il nostro inglesino citato, ognuno è poeta di se stesso quando pensa.
Allora, del secondo ed ultimo punto, parlerò prossimamente qui. Ma solo se riceverà buon gradimento questo primo. A Napoli si dice in taluni casi: ma ammè chi mò ffa' fà a parlà si nisciuno me sente!!!!!
Con affetto, ragà.




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Racconto scritto il 22/05/2019 - 18:21
Da Ernesto D'Onise
Letta n.337 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Hai detto bene ...pace e serenità. Hai ragione su molte cose perché non va assolutamente bene che qualcuno ti insulti. Questo non dovrebbe mai succedere. Tu però, quando vai a commentare un'altra opera non andare mai sul personale. Uno usa un nickname...affar uso...se non ti garba non commentare. Abbiamo dato delle regole che sono essenzialmente quelle del rispetto e del buon senso. Applichiamole per mantenere sereno l'ambiente. Serena giornata a te e agli autori

Adriano Martini 24/05/2019 - 09:07

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Lo spazio temporale è finito. Andiamo in pace e serenità. Buona poesia a tutti.

Ernesto D'Onise 23/05/2019 - 22:49

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Graziella, figurati se mi innervosisco per un cognome scritto male. Lo scrivo male anche io. In realtà il mio cognome si dovrebbe scrivere così: d'Onise. Ma è troppo difficile renderlo nei documenti ufficiali : ci casca sempre la D maiuscola.

Ernesto D'Onise 23/05/2019 - 22:46

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Figurati, non devi scusarti. Permettimi solo di dirti che sei un po’ contorto...!

Mimmi Due 23/05/2019 - 22:41

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Mirella la critica non la faccio solo io in questo sito. Ma mettiamoci d'accordo: la critica è o non è nobile arte? Vedi spesso a Napoli si usa criticone, capera e via dicendo per individuare persone pettegole. Quello mi ha criticato, dice qualcuno; come se la colpa fosse del critico e non di quel qualcuno che NON HA CONSAPEVOLEZZA DI VALERE CIO' CHE VALE E CREDE DI PIU'...TROPPO DI PIU'...
La critica non è censura ma aiuto a capire. E' indispensabile però che il criticato lo comprenda. Rispettare uno non significa leggere, decidere che non ti piace ed uscire senza lasciare traccia.

Ernesto D'Onise 23/05/2019 - 22:40

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Adriano, tutto bene ciò che scrivi. Un punto però vorrei precisarlo: per aiutare la serenità del tuo sito ci vorrebbe che non si scambiasse la "consapevolezza" con l'arroganza. E viceversa. Io uso la prima. E do fastidio solo a chi volontariamente vuole mancare di rispetto. Ed in termini numerici: ad uno solo! Anzi uno e trino avendo precedente nome, nickname qui ed altrove. Se pensi che egli sia degno di rispetto sei libero di rispettarlo. Mi dispiace di non poterti fare compagnia in questo. Cordialmente.

Ernesto D'Onise 23/05/2019 - 22:32

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Mimmi, appunto ricordavo bene. hai detto molte delle cose qui riassunte. Te ne do atto e mi scuso se qualcuna l'ho fatta mia.

Ernesto D'Onise 23/05/2019 - 22:22

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Il resto l'ho messo io.

Ernesto D'Onise 23/05/2019 - 22:20

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Non è strano che capiti che ognuno dei commentatori abbia ragione. Io sono felice che in OS ci sia serenità. Sono sorridente per natura e non avrei potuto accettare un ambiente che portasse tristezza. Io penso che essa ci sia sempre stata. La serenità intendo. Personalmente però io gradisco assai la libertà di poter esprimere le proprie opinioni se sono suffragate da fatti dimostrabili. Le mie lo sono sempre state per un fatto molto semplice: ho sempre risposto a provocazioni. Mai create per sfrocoliare. Non ho mai detto ad alcuno "sei un cretino". Ma me lo hanno detto. Non ho mai detto "la tua poesia non vale nulla" ma a me lo hanno detto. Sono quindi sereno e felice. Sereno perchè l'ambiente lo è. Felice perchè se vorremmo potremmo esserlo. Il mio autore inglese? Un educatore di principini e principesse che lavorava a Corte mai divenuto famoso, un pò vecchio di idee certo ma il resto lo messo io adeguandolo al nostro tempo. Nessuno lo nega. C'é una H in più per tale motivo. Evviva OS

Ernesto D'Onise 23/05/2019 - 22:12

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In effetti questo Ellinghton credo abbia un “h” di troppo...e comunque mi trova assolutamente d’accordo. Cose che avevo detto in precedenza...

Mimmi Due 23/05/2019 - 20:28

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Ad essere sincero mi era sorto il dubbio che il famoso libricino fosse una tua abile finzione per dire quello che pensi. Ma la cosa è irrilevante. La tua composizione è nata, credo, per focalizzare l'attenzione su spiacevoli episodi avvenuti nell'area commenti di altro autore sui quali sono dovuto intervenire a livello di censura. Grazia e Laisa hanno già toccato qualche punto fondamentale ed ora aggiungo alcune considerazioni in questo poco spazio. "Difesa ad oltranza" di opera e commenti, che non mi sa tanto di libricino, non significa aprire discussioni e polemiche. Ognuno deve esprimere senza arroganza il proprio parere che deve essere sempre rispettato dall'autore in quanto derivante da un diverso punto di vista. Insisto su "senza arroganza" ed aggiungo "con rispetto"
Scrivere opere col vocabolario davanti sottintende una certa tendenza ma non ho spazio per discuterne.
Per quanto riguarda gli haiku sono già intervenuto per moderare la cosa.
Concludo: stiamo sereni...spazio finito

Adriano Martini 23/05/2019 - 19:12

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ERNESTO....tu accendi sempre la miccia del mirabile colloquiare ma ci sono molte contraddizioni nel libricino dell'800. Il poeta non può essere critico di se stesso, perchè ciò che scrive è il suo pensare che parte dalle sue viscere. Non saprà mai se è un capolavoro se non glielo conferiscono gli altri. Un commentatore serio lascia la sua riflessione, meglio la sua interpretazione se riesce a decifrare il contenuto dell'opera e gli dobbiamo dire grazie perche ha speso del tempo per noi! Il libricino dimentica che c'è Vickipedia e sui modi di poetare ci si può informare. I commenti facili è meglio non farli se non si sa cosa scrivere... perche poi si finisce con l'essere criticati da te... Vedi qualcuno ti ha letto e ha lasciato anche il suo pensiero, il libricino dell'800 che dice in proposito?! Lasciaci divertire questo c'è da dire...non prendiamoci sul serio!?

mirella narducci 23/05/2019 - 18:47

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Caro Ernesto,ho letto con molto interesse il tuo real filosofare su ciò che significhi ma soprattutto sul comportamento sia di chi scrive che di chi legge! Ma penso anche che 500 caratteri non bastino per un argomento così vasto e profondo. Ti dico bravo perché sei arguto nello stimolare le nostre riflessioni e non lo dico solo per cortesia o perché mi sei simpatico ma perché è esattamente ciò che penso! Sono curiosa ed interessata a leggere il seguito! Ciaooooooop!

santa scardino 23/05/2019 - 14:56

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Scusa per l' errore....D'Onise .Rilassati e' Primavera!!ricorda io non mi chiamo Gabriella..ciao

Graziella Silvestri 23/05/2019 - 12:30

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Per Grazia

Ernesto D'Onise 23/05/2019 - 11:09

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Complimenti, è un bel confronto!

Grazia Giuliani 23/05/2019 - 10:57

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Ernesto, ho letto con attenzione, si parla dello scrivere nell'espressione di se stessi e nel commentare;
si può fingere nel commentare per compiacere e si può fingere nello scrivere, mentendo e bleffando sul contenuto di se stessi. Quindi credo, che chi vuole migliorarsi possa attingere dagli altri, leggendo ciò che scrivono e ascoltare i commenti, quelli fatti senza supponenza e che non vadano a toccare la sfera personale. Si può tacere di fronte a uno scritto bello o che si ritiene meno bello, sempre seguendo il proprio modo di essere...importante è raccontare agli altri ma soprattutto non raccontarla a se stessi!
Apprendere...sempre, ma anche con un sorriso e perché no...con un bacino
Un abbraccio

Grazia Giuliani 23/05/2019 - 10:55

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Graziella, scherzosamente, concedimi un pensiero poetico:
? Sempre caro ti fu il dolce suono di D’Onise?!?!

Guarda la O.


Ernesto D'Onise 23/05/2019 - 10:34

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Grazie a tutti che avete commentato.

Ernesto D'Onise 23/05/2019 - 10:31

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Loris, mi puoi dare il tu, se ti fa piacere. Ti ringrazio di aver toccato l’argomento del bacchettare. È un argomento da approfondire. Grazie intanto. Con stima.

Ernesto D'Onise 23/05/2019 - 10:20

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Già sono stato "bacchettato" sui punti da lei esposti. Sia sugli haiku che sui commenti, per non parlare degli emoticons che a mio pare poco hanno a che vedere con un sito letterario.
Non mi dilungo ma condivido.
Un saluto

Loris Marcato 23/05/2019 - 07:50

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Caro Ernesto ho letto con cura il tuo scritto e fa riflettere ma non ho l'energia per commentare. Volevo solo che sapessi che l'ho letto, è interessante e ci sarebbe tanto da dire ma adesso, buona notte!!!

Maria Isabel Mendez 23/05/2019 - 00:08

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Condivido.
Soprattutto il punto inerente le bacchettate, perché un conto è essere cordialnente propositivi, altro è essere presuntuosi ed arroganti.
E poi, questo dovrebbe essere semplicemente un salottino di sereni scambi d'emozioni.
Buonanotte Ernesto

laisa azzurra 22/05/2019 - 23:21

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Grazie per farci riflettere..con il pe
nsiero condiviso..

Graziella Silvestri 22/05/2019 - 22:40

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E chi poteva essere? Il caro D'onise
con simpatia lo dico.Bello!!no nel senso che se si dice bello tanto per dire hai ragione cosi non vale..credo che può anche esserlo davvero e poi l' autore capisce se è detto tanto per dire o il contrario. .E poi è vero ognuno interpreta a modo suo e dover dare spegazioni non è sempre il caso.Condivido sugli Haihu.

Graziella Silvestri 22/05/2019 - 22:36

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