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Le scintille t'avvolgono in ghiacciate
vesti e smussano l'aria soffocante.
Tutto resta in silenzio: sta un pennacchio,
spicchio, scaglia di spazio, di misteri
irrisolti e lontani, sul celeste.
Per te riposa un perenne agitarsi
di bufere, di vortici sabbiosi.
Come Clizia e il suo Apollo,
gli occhi miei seguono l'unica luce,
in una valle di buio opprimente.
Ma l'attimo divora più vorace
questa fugace pace e mi rilancia
nella pioggia che erode la mia faccia.
Sei stata tra le nubi il raggio, lancia
sbalestrata dal sole, che segna me,
uno spiffero sordo all'universo.



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Opera scritta il 22/06/2015 - 00:59
Da Gianluca Geraci
Letta n.1522 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Non ti sento proprio sordo

Paola P 22/06/2015 - 18:40

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