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Parimenti ad anguille

Sul palmo della mia mano
rivedo te,stretta in quel divano,
che osservavi le cicatrici del mio cuore,
invisibili anche al bisturi
ma penetrabili dai tuoi mistici
sguardi al mio petto.
E se osservo allo specchio la mia figura
mi sovviene senza ragione una strana premura.
Ho desiderio di essere il tuo contenitore.
Voglio darti un passaggio,
voglio essere della tua felicità un quotidiano assaggio.
Voglio che nelle mie labbra tu possa trovare l incanto
come un mendicante nella fede,
e possa credere in me
come un beduino nei miraggi.
Voglio che tu possa comprendere
quanto le mie pupille
si muovano parimenti ad anguille
al sol pensiero di venirti presto a prendere.
E non è raziocinante
come un corpo cosi distante
possa provocarmi un amore cosi tracotante.
Eppure avviene,
e ti sento
viva
in ciascuna,
in ognuna,
delle
mie vene.



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Opera scritta il 08/08/2015 - 14:48
Da Marco Arcidiacono
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