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Monophonic.

Dopo anni ascolto la stessa canzone, triste, malinconica ma con una sfumatura di speranza alla fine. Mi sento strana, coinvolta in qualcosa che non è mio. Mi sento indispensabile per me stessa, non mi era mai successo. Vorrei essere indispensabile anche per gli altri, in verità.
Con questa musica attraverso la mia vita che pian piano scorre e penso … penso davvero molto. Mi sono lasciata trascurare da questi immensi ricordi, dettagli di un'esistenza così piccola. Ascolto ancora questa musica perché mi fa riflettere e nella mia mente ancora rivedo il tuo volto. Un amico, un ragazzo, un tesoro nascosto. Mi sembra di vederla ancora quell'insoddisfazione nei miei occhi, nel tuo tono sarcastico e in quell'ironia pungente, che a me piaceva tanto. La sento ancora salire la tristezza e sai, a volte, piango. Pensavo che non sarei mai più riuscita a farlo. E dimmi se qualcun altro scrive poesie su di te, sul tuo caratteraccio e sulle tue illusioni. Sei stato dimenticato da un cuore gelato e adesso, diversamente da me, sei amato. Ma si! Io lo vedo ancora quello specchio in frantumi che ruppi lanciando una sedia dalla mia folle ira. È sfumata ma c'è. È evidente che c'è. Ballo ancora sul quel ritmo incalzante e sconclusionato. Come faccio? Beh è solo questione di orecchio. Credo di farcela a non crollare, anche ascoltando questa musica. Ma che si deve fare? È un banale e prezioso ricordo che non la smette di fluttuare nella mia testa e, spesso, mi chiedo se sia giusto dedicargli un pensiero come questo. Tali parole, così meditate, andrebbero sprecate per un ricordo sincero e importante … ma che ne so, forse lo sei. Forse lo sei stato. Mi ci sono sentita dentro quella che si dice “L'età dell'oro” … solo un'illusione, a quanto ho visto. Ma questo non c'era scritto sul libretto delle indicazioni. Ero così vicina a … ma lasciamo perdere, ormai cosa importa? Non importa più nulla.
Sto bene qui, adesso. Con tutte queste nuove porte aperte e, senza ombra di dubbio, migliori. Perché saranno migliori, vero?
A volte mi viene da pensare che l'esperienza non è poi così la gran cosa che si dice. Ti rovina, ti condiziona e, solo se vuole, ti lascia libera.
Fidarsi, non fidarsi … ma che ne vogliamo sapere? Vivere, morire, abbandonarsi a se stessi, riprendere in mano la vita come una pagina nuova, non guardare il passato, rimanere intrappolati in quelle memorie dolorosamente felici … ma che ne vogliamo sapere noi? Che siamo qui a trastullarci sul senso dell'esistenza stessa senza mai arrivare ad una conclusione. E su cosa ci basiamo per risponderci? Sul nulla. Il vuoto. L'esistenza è fatta di assenza. La mia assenza di un' essenza profumata solo se non la si respira.
Lo specchio rotto è sfumato, ora. Sfumato ma non aggiustato. E chi mai potrebbe rimettere assieme tutti quei piccoli pezzettini? Ritrovare l'incastro corretto? Ma soprattutto … chi avrebbe mai il coraggio di riguardarvi dentro? Io no.
E che la vita gioca con noi ma è davvero troppo forte … scacchi, corsa … un gioco di forza … non siamo allenati a questo genere di fatiche, peccato!
E il peccato lo facciamo noi, oggetti così deboli in una voragine così potente.



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Opera scritta il 28/10/2015 - 22:04
Da FraAaron 759
Letta n.1669 volte.
Voto:
su 6 votanti


Commenti


Io l'ho trovato scritto bene ed affascinante...brava...

Sabry L. 29/10/2015 - 14:13

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Un monologo, scritto molto bene. La presenza di osservazioni personali, alcune delle quali vagamente ermetiche, lo rendono (almeno per me) non del tutto coinvolgente.

Giuseppe Novellino 29/10/2015 - 12:06

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